Gian Piero Ventura, da Italia-Svezia ad oggi: è il personaggio meno amato del calcio italiano?

Pubblicato il autore: Luca Piedepalumbo Segui

Possiamo affermare, senza dubbio alcuno, che il personaggio meno amato del calcio italiano è Gian Piero Ventura. Ma davvero vale la pena gettare fango e denigrare, ancora oggi, in maniera del tutto sistematica e incontrollata un “omone” di 70 anni? In certi casi, siamo sicuri, dovrebbe prevalere il buon senso. Il comune sentimento di disprezzo nei confronti di Ventura è ormai alle stelle. Spesso è del tutto immotivato e si tende, in maniera ingiustificata, a colpire la sfera intima e personale dell’allenatore ligure. Prescindendo, di conseguenza, da quelli che sono i demeriti e gli scarsi risultati a livello sportivo. In questa maniera, tuttavia, si perviene a ledere in maniera gratuita la dignità della persona. “Odiare” Ventura è diventata una moda pericolosa e al contempo orrenda. Una tendenza amplificata, inesorabilmente, dalla rete e dal mondo social.

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Gian Piero Ventura: Italia-Svezia: l’inizio dell’incubo

Torna alla mente, ovviamente, Italia-Svezia e il triplice fischio dell’arbitro Mateu Lahoz la sera del 13 novembre 2017 allo Stadio San Siro in Milano, che decreta lo 0-0 e gli azzurri fuori dal Mondiale in Russia. Per Gian Piero Ventura è soltanto il preludio di una pena, di un tormento ancora vivo, che non perde consistenza nè si affievolisce col passare del tempo. Anche a due anni di distanza da quella serata “maledetta”. Ventura ha sbagliato, certo. E non una sola volta ma in più di un’occasione. Ma da qui a considerarlo come unico colpevole di tutti i mali ce ne passa. È indubbio che gli errori sono stati palesi, grossolani e sotto gli occhi di tutti. Il suo atteggiamento scialbo, le sue scelte scellerate sono costate caro ed hanno inflitto sicuramente enorme dispiacere ad un popolo intero che fa del calcio una vera e propria ragione di vita. Ha perseverato, poi, nell’errore non avendo avuto, dopo il misfatto, la lucidità o comunque il coraggio di ammettere le proprie responsabilità e fare contestualmente un passo indietro, dimettendosi dall’incarico.

Ha subito una critica aspra e severa, a tratti, ovviamente, anche giusta. Ma possiamo tranquillamente affermare che in tale circostanza è stato trattato anche alla stregua di vero e proprio capro espiatorio. È stato individuato, infatti, come unico responsabile di un fallimento invece annunciato e che pone le sue radici in un sistema interamente marcio e da rifondare ex novo. Questa situazione a molti non è dispiaciuta ed è stata anche per questo motivo alimentata e sostenuta da media e autorità di ogni genere.

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Oggi Gian Piero Ventura allena la Salernitana, in Serie B, e probabilmente ha superato l’inquietudine di nuovi insulti, di rinnovate polemiche e del giudizio popolare che lo hanno reso il personaggio più odiato del calcio italiano. Ma, siamo sicuri, quella sera del 13 novembre 2017 ha segnato per sempre la sua vita. Così come quella di milioni di tifosi italiani e appassionati di calcio.

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