Non è ancora la Juve di Sarri e Ronaldo non brilla, ma arriva la qualificazione

Pubblicato il autore: Mario Saccomanno Segui

Leggendo i nomi degli uomini in panchina della Juventus, si può facilmente immaginare come ogni partita si giochi sui novanta minuti e come i cambi possano modificare gli assetti in campo a favore dei bianconeri. Del resto, è quasi un’ovvietà dire che calciatori come Dybala, Douglas Costa, Cuadrado – giusto per citarne 3 – sarebbero titolari inamovibili in molte squadre che disputano questa Champions League. Si aggiunga che la Juventus può permettersi di spedire direttamente in tribuna Bernardeschi, di non inserire nella lista Champions Emre Can e di mettere fuori rosa giocatori del calibro di Mandzukic.

Infatti, la partita di ieri sera è stata decisa non tanto sulla differenza della qualità vista in campo, poiché una buona Lokomotiv ha tenuto testa alla Juventus, ma sull’importanza dei giocatori subentrati nel secondo tempo.

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La Lokomotiv è rimasta corta e stretta per molti tratti di partita per evitare i passaggi dentro le linee, le verticalizzazioni di Pjanic, che tanto hanno fatto male agli avversari in questa prima parte di stagione, ma che ieri sera sono mancati, complice una prova del bosniaco sottotono rispetto a quanto i tifosi della Juve sono abituati a vedere con continuità ormai, ma anche per evitare le imbucate di Khedira e di Ramsey. Complice il clamoroso errore di Guilherme, la Juventus si porta subito in vantaggio con Ramsey, che scippa il goal a Ronaldo, in ombra per tutto il resto della partita, escluso un tiro dalla distanza che ha impegnato l’estremo difensore del Lokomotiv, capace di riprendersi con ottimi interventi dopo il traumatico inizio.

Il goal del pareggio sottolinea l’imprecisione sulle marcature dei bianconeri, ma quello che tocca sottolineare è il concedere troppi spazi agli avversari. Tante volte, il Lokomotiv s’è trovato con facilità nei pressi dell’area di rigore. La Juventus non s’è fatta trovare pronta e coesa indietro e ogni ripartenza del Lokomotiv era una possibile occasione da rete, complici i numerosi appoggi sbagliati dagli uomini di Sarri. Ci sono molte attenuanti: la poca praticabilità del terreno da gioco, facilmente riscontrabili nei tiri effettuati dalla lunga distanza provati senza alcun risultato durante l’arco dei novanta minuti e le tante partite avute in questi ultimi giorni che hanno costretto i bianconeri a giocare ogni tre giorni.

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UEFA Champions League match ball of the match between Atletico de Madrid and Juventus at Wanda Metropolitano Stadium in Madrid, Spain. Final score: Atletico de Madrid 2 – Juventus 2. (Photo by Legan P. Mace / SOPA Images/Sipa USA)

Forse quello che più farà riflettere Sarri è la poca continuità e la lentezza vista nel palleggio. Sebbene i tiri in porta e la supremazia territoriale parlino di una Juventus padrona del campo, non s’è avuta la sensazione che la Juventus potesse far male in ogni momento. L’ingresso di Douglas Costa, che dimostra di essere uomo fondamentale per il calcio di Sarri, ha dato linfa vitale alla Juventus e le sue accelerazioni sono state sin da subito pericolose. Il suo svariare in ogni parte della zona offensiva del campo ha dato filo da torcere alla difesa del Lokomotiv. Il goal segnato allo scadere si candida a essere uno dei più belli di questa edizione della Champions League.

In fin dei conti, la Juventus ottiene la qualificazione con due turni d’anticipo e, sebbene i punti da rivedere siano ancora tanti, i risultati sperati e i margini di miglioramento fanno ben sperare in un prosieguo della stagione al vertice in ogni competizione da affrontare.

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