Serie A, maxi blitz contro la pirateria e le IPTV illegali: denunciati 223 clienti. Cosa rischiano i trasgressori?

Pubblicato il autore: Giuseppe Biscotti Segui


La lotta contro la pirateria, il pugno di ferro delle Fiamme Gialle. In Italia sono sempre di più i consumatori che disdicono l’abbonamento alle pay tv per sottoscrivere Iptv illegali che offrono la visione dei canali di Sky, DAZN e Netflix ad una cifra compresa tra i 10 e i 15 euro mensili. Il fenomeno è sempre più crescente, 4,6 milioni di abbonamenti fraudolenti, e sta causando conseguenze economiche negative in tutto il settore. I ricavi sottratti dalla pirateria sono stimati sopra il miliardo di euro, con 5.700 posti di lavoro a rischio e una perdita di PIL pari a 369 milioni di euro. La Lega Serie A ha lanciato la campagna “La pirateria uccide il calcio” iniziando così una guerra contro il sistema truffaldino che sta andando avanti da qualche mese. Nella giornata odierna la Guardia di Finanza ha reso noto di aver rintracciato e denunciato circa 223 clienti delle Iptv illegali che ora rischiano grosso penalmente. L’operazione è stata svolta sulla base degli accertamenti svolti dal Nucleo Speciale Beni e Servizi.

La pirateria è illegale, l’entità del reato. Si rischiano fino a 5 anni di carcere e un’ammenda amministrativa fino a 15.000 € per chi distribuisce il servizio illegalmente. Invece gli utenti finali, qualora scoperti dalla Polizia Postale e dalla Guardia di Finanza, sono accusati di violazione di diritto d’autore stabilito dall’articolo 171 e rischiano fino a 3 anni di carcere più un’ammenda amministrativa che varia dai 2.500€ ai 26.000€. Nello specifico la legge sul diritto d’autore del 1941 – art. 171 octies l.633/1941 sanziona “chiunque a fini fraudolenti produce, pone in vendita, importa, promuove, installa, modifica, utilizza per uso pubblico e privato apparati o parti di apparati atti alla decodificazione di trasmissioni audiovisive ad accesso condizionato effettuate via etere, via satellite, via cavo, in forma sia analogica sia digitale“. Tale reato è stato reintrodotto nel codice penale italiano, tramite un intervento legislativo, nel 2003.

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