Riduzione degli stipendi o sospensione: decisioni in vista per i campionati europei

Pubblicato il autore: Agostino D'Angelo Segui

Il campionato di Serie A al momento è sospeso e con probabilità lo sarà ancora per molto. Si è discusso parecchio in questi giorni sulla questione, ipotizzando delle date che potrebbero variare in base all’andamento del COVID-19. La salute viene posta prima di ogni altra cosa, e su questo c’è intesa tra le società calcistiche ma bisognerebbe riordinare le idee per ripartire al meglio quando ci sarà la ripresa delle attività. Allo stato attuale tuttavia, si discute anche su un’altra questione calda per tutti i club: il taglio degli stipendi.

Partendo dalle decisioni prese da alcuni club esteri, la questione potrebbe risultare più chiara. In Spagna, il Barcellona per lo stop obbligato del campionato ha proposto ai giocatori, un taglio del 70% per il periodo di inattività, una proposta che non è stata accettata dai calciatori catalani ma pur sempre disposti a trattare alternative al taglio così esteso. Il club catalano non ha agito di sua iniziativa, prendendo tale decisione da un giorno all’altro ma secondo il quotidiano spagnolo As ha pensato di ricorrere all’ Erte (Expediente Temporal de Empleo) simile alla cassa integrazione, secondo cui i giocatori si vedrebbero ridurre del 70% lo stipendio quotidiano fino a quando non ricominceranno gli allenamenti. La misura è abbastanza lineare per tutti senza far differenze tra gli stipendi. Delle misure che rappresenterebbero il minimo per le conseguenze economiche che stanno portando in questo periodo d’emergenza totale per tutti i Paesi.
Ritornando alla Serie A, si potrebbe decidere di considerare seriamente il taglio degli stipendi. Il piano della Serie A è quello di coinvolgere le Leghe europee e sollecitare la Uefa al risparmio del 30%. Una scelta saggia che limiterebbe i danni per le società calcistiche, in attesa che ricomincino le attività ma l’impressione è quella che si andrà ancora per le lunghe. In una agenda presentata alla Federcalcio però, c’è un punto fondamentale per fronteggiare la crisi: defiscalizzazione sul costo degli ingaggi. Un punto che può essere tradotto in un concetto molto semplice, quale: da parte dei club non c’è una richiesta di soldi al governo e allo stesso modo il governo non deve chiederne al calcio.
Tale questione riguarderebbe tutto il calcio europeo, compreso i campionati francesi, tedeschi, spagnoli e inglesi.
In Premier League si sta decidendo se attuare il taglio degli stipendi e la risposta sarà affermativa, se non si riprenderà a giocare, con un taglio pari al 25%  dato che una buona parte di stagione è stata già giocata rispetto agli altri campionati. La decisione infatti della Lega di Serie A verterebbe proprio su questo modello, poichè le partite giocate in Serie A sono state ventisei e quindi due terzi della stagione.
Insomma,  ci sono scelte da fare in vista per il calcio ma la questione sembrerebbe abbastanza chiara, bisogna solo comprendere se optare per non pagare lo stipendio per l’inattività oppure incorrere ad una riduzione, via quest’ultima più plausibile. Il primo punto porterebbe ad una disoccupazione parziale mentre la seconda linea inevitabilmente necessita di un accordo tra gli interessati.

Ruota tutto intorno al quando ricomincerà il campionato, una questione non da sottovalutare perchè diverse società si ritroverebbero in rosso economico, chi più chi meno. Infatti se ci dovessero essere dei tagli agli stipendi con l’inattività prolungata, le società potrebbero perdere in egual misura, in quanto bisognerebbe sostenere lo stesso il costo della rosa, perdite per quanto riguarda i diritti Tv e ricavi provenienti dalle partite stesse giocate nel proprio stadio. Per alcune società invece, nessuna entrate per quanto riguardano le competizione prestigiose ed europee come la Champions League e l’Europa League. Uno scenario, non proprio roseo per le società nei maggiori club europei. Uno scenario che necessiterebbe decisioni adeguate, rispettabili e bilanciate per tutti.

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