Il calcio di Silvio Baldini: “Il gol è emozione, e io voglio che il mio pubblico si emozioni”.

Pubblicato il autore: Claudia Cella Segui

Cercheremo sempre il gol, perché il gol è emozione”. Silvio Baldini, al termine della gara Carrarese-Albissola, terminata per 3-0 in favore dei suoi, torna ad esprimersi riguardo alla sua idea di calcio. Quella dell’ex tecnico di Empoli, Palermo e Catania è una concezione condivisa e al tempo stesso criticata da molti, spesso accostata da esperti e non alla filosofia zemaniana. Ma parliamo davvero di due modi identici di vivere e interpretare lo sport più seguito nel mondo?

Zdenek Zeman è noto per avere elaborato una propria e originale idea di gioco che tutt’oggi costituisce oggetto di discussione in quanto associata a un eccessivo offensivismo, che, come sostengono in molti, alla fine non porta a grandi risultati, in quanto nel calcio serve anche e soprattutto equilibrio e concretezza. Al contrario, l’allenatore ceco sosteneva che “soltanto con il bel gioco si vincono le partite” perché “il risultato è casuale, la prestazione non lo è”. L’applicazione sul campo di gioco di quest’idea ha evidenziato un aspetto oggi noto noto a praticamente tutti gli appassionati di calcio: un atteggiamento particolarmente offensivo da parte della squadra che porta ad attribuire, probabilmente, meno importanza al ruolo della difesa e del suo compito di difendere il risultato, perché ciò che conta è fare un gol più dell’avversario.

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Baldini, invece, al contrario di quel che si può pensare analizzando i risultati delle sue squadre, ha una visione più ampia e riconosce l’importanza del non subire reti: “Io vorrei sempre fare gol e non subirne mai per vincere le partite, e credo che i miei ragazzi sappiano gestire la fase di non possesso: tutti sanno quello che devono fare quando non hanno la palla”. L’allenatore della Carrarese riconosce tuttavia qual è il rischio a cui va incontro quando decide di schierare ben quattro giocatori offensivi (il 4-2-4 è, di solito, lo schema utilizzato):  “Il nostro gioco è dispendioso, la nostra fase offensiva prevede l’azione di cinque giocatori, ossia i quattro attaccanti e un quinto che accompagna, di solito un terzino o un centrocampista. Quando perdiamo palla, quindi, lo spazio da coprire è sempre maggiore”.

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Il tecnico, infine, sintetizza un concetto che potenzialmente potrebbe porre fine al dibattito riguardo al suo modo di vivere il calcio: “Potrei schierare una sola punta. Ma se oggi lo avessi fatto, forse non avremmo vinto 3-0. Magari avremmo vinto 1-0. Magari non avremmo neanche vinto. Comunque, potrei farlo, ma non lo faccio, perché per me il calcio è fatto di gol, e il gol regala emozioni. Io è questo che voglio: che la gente venga allo stadio per emozionarsi”. 

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