Eliminazione Italia, Ventura il colpevole: perplessità, modulo e ambiente

Pubblicato il autore: Carlo Edoardo Canepone Segui


L’Italia ha toccato il fondo più basso della sua storia: l’Italia non andrà ai prossimi Mondiali in Russia. L’eliminazione contro la Svezia, arrivata davanti alla spinta dei 70mila di San Siro, fa ancora più male perché la maggior parte di noi non sa cosa significhi un Mondiale senza Italia. Per la cronaca, l’ultima (e l’unica) volta che era accaduto era nel lontano 1958, 59 anni fa… Quanti di voi erano nati o abbastanza grandi da ricordarlo? La disfatta azzurra porta un solo nome, quello del ct Giampiero Ventura, proviamo a spiegarne il perché.

LE PERPLESSITA’ – L’amore tra Ventura e la Nazionale non è mai sbocciato. Quando Tavecchio mise sotto contratto l’ex tecnico del Torino, in tanti si chiesero perché proprio lui. Se fosse davvero adatto per la panchina azzurra. Se fosse il degno erede di Antonio Conte, un allenatore che era riuscito, con una squadra ancora acerba, a raggiungere i quarti di finale degli Europei del 2016 per essere eliminato solo ai rigori dalla favoritissima Germania. Il nome di Ventura non scaldò i cuori degli italiani appassionati di calcio, ma il ct sembrava pronto a farli ricredere. Le prestazioni della Nazionale hanno però dato ragione ai tifosi, colpa dell’ostinata convinzione di mettere in campo delle formazioni sperimentali con moduli inadatti.

IL MODULO – Nell’abbondante anno sulla panchina dell’Italia, Ventura ha provato qualsiasi tipo di modulo: dal 3-5-2 al 3-4-1-2, dal 3-4-3 al tanto amato 4-2-4, senza mai accontentare la maggior parte degli italiani che urlavano al 4-3-3. Perché mai proprio il 4-3-3? Premettendo che questa è solo una mia idea, credo che quando si parla di club i giocatori debbano adattarsi al modulo tattico imposto dall’allenatore, anche perché c’è un’intera preparazione per assimilarne movimenti e schemi. Se si parla di Nazionale, invece, credo che sia il ct a doversi adattare al tipo di giocatori che vengono chiamati e, se i tuoi giocatori hanno le caratteristiche del 4-3-3, allora tu devi giocare con il 4-3-3. Dopotutto, Juventus, Roma, Inter e Napoli in Serie A (le principali squadre da cui attinge il ct) usano o hanno usato il 4-3-3, sintomo che tutti gli elementi in rosa sono in grado di giocare con questo modulo. Perché quest’ostinazione al 3-5-2? O al 4-2-4? Perché il bisogno di giocare con due punte di peso che non sono in grado di supportarsi a vicenda e, di conseguenza, si annullano (in 180′ non siamo riusciti a segnare un gol alla Svezia, c’è da pensare)? Non puoi lasciare in panchina i tuoi due giocatori più in forma (Insigne ed El Shaarawy) solo perché non riescono ad assimilare il 3-5-2. La colpa principale di Ventura è proprio qui.

L’AMBIENTE – La sensazione, inoltre, è che il ct non sia mai riuscito veramente ad unire l’ambiente e a guadagnare il rispetto dei suoi giocatori. Partendo dalla fine, l’episodio dello sfogo di De Rossi è un chiaro esempio di come le scelte di Ventura non vengano accettate di buon grado (ovviamente, non si colpevolizza De Rossi che ha solo espresso le perplessità di tutti noi: perché far riscaldare un centrocampista centrale quando in panchina hai Insigne che può provare a cambiare la partita?). Sulla squadra c’è sempre stato del pessimismo, dopo la gara del “Bernabeu” tutti si aspettavano dei provvedimenti che, invece, non sono arrivati. E la Nazionale è stata mandata allo sbando.

MATCH SOTTOVALUTATO? – L’impressione è che questo spareggio sia stato anche in parte sottovalutato e, in questo caso, anche Ventura ha le sue colpe: la frase in conferenza “Andremo ai Mondiali!” è sembrata una specie di richiamo alla tranquillità, come un “ragazzi, state tranquilli, siamo l’Italia, in un modo o nell’altro andremo in Russia”. Il risultato, alla fine, è sotto gli occhi di tutti.

La frittata ormai è fatta, non si può tornare indietro. Ora si aspetta la decisione di Tavecchio, che dovrà essere l’allontanamento di Ventura e la scelta di un ct che riporti l’entusiasmo nell’ambiente azzurro. Poi si ripartirà. Oggi è il giorno 1 dell’anno 0, ripartiamo dai giovani con una consapevolezza, un Mondiale senza Italia non è un Mondiale.

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