Mourinho, altro che stagione fallimentare

Pubblicato il autore: Ettore Culicetto

Mourinho


La stampa britannica generalmente è molto pressante, così nelle ultime settimane in Inghilterra sono stati rimarcati tutti i piazzamenti in campionato del Manchester United dal 1992 ad oggi: ciò che è emerso è che da quell’anno sino al ritiro di Sir Alex Ferguson i Red Devils non sono mai andati sotto il terzo posto, mentre dal 2014 in avanti non sono mai riusciti ad andare oltre il quarto, e sebbene con Van Gaal ci sia stato un piccolo miglioramento, il sesto posto sotto la guida di Mourinho ha determinato una sorta di passo indietro. La realtà è ben diversa, e valutare la stagione solamente sulla base del risultato ottenuto in Premier League sarebbe decisamente riduttivo: è vero, forse dopo aver speso 200 milioni di euro per rinforzare la rosa era lecito aspettarsi qualcosa in più, ma l’annata del Manchester United è stato tutto fuorché fallimentare. I Red Devils negli ultimi tre anni hanno conquistato due trofei, mentre solamente in questa stagione Mourinho ne ha sollevati ben tre, il ché vuol dire che dopo anni di oblio lo United è decisamente tornato nell’élite del calcio. Questo ovviamente non sarebbe potuto avvenire senza quell’uomo che ha vinto 12 finali su 14, quel portoghese che indubbiamente certe vole può apparire arrogante, ma che d’altro canto ha sempre dimostrato di essere un vincente, e poco importa se nel 2013 snobbò quell’Europa League che ieri ha baciato, dal momento che la storia non viene scritta da quel che si dice, ma bensì da quello che si vince. Venticinque trofei in diciassette anni da allenatore rappresentano un risultato straordinario, una media che ha permesso a José Mourinho di essere considerato uno tra i migliori tecnici degli ultimi tempi (e non solo), un media che non poteva che renderlo special: e chi se non lo special one avrebbe potuto risollevare il Manchester United?

  •  
  •   
  •  
  •  
  •   
  •