Ricky Buscaglia, narratore di Mediaset Premium, a SN: “Emozionarsi nel raccontare emozioni”

Pubblicato il autore: Matteo Deklan Cecchetti Segui

E da quel giorno, in qualunque posto andassi, io ci andavo correndo! (Forrest Gump)

Una vita di corsa, un moto perpetuo, mai fermo in nessuna casella del Monopoli della vita.
Stile unico, voce inconfondibile, opinioni graffianti, Ricky Buscaglia non passa certo inosservato nei corridoi Mediaset.

A che età hai pensato di fare il giornalista?
È il sogno che avevo fin da bambino. Con il passare del tempo da sogno è diventato un obiettivo. Credo di avere realizzato che volessi fare realmente il giornalista alle scuole medie.

Qual è la tua formazione scolastica?
Sono laureato in Scienze Politiche

I tuoi esordi della professione
Nella città in cui sono nato, cresciuto e dove vivo ancora oggi: Lecco. La radio il mio primo amore, il quotidiano “La Provincia di Lecco” il primo lavoro serio. Ma non mi occupavo solo di sport.

Che differenza vedi tra Ricky Buscaglia appena assunto di ieri e un tuo collega neoassunto oggi?
La fame è la stessa, ma lavoro e opportunità sono cambiate, non necessariamente in meglio. Ad esempio, i social network sono una vetrina per fare auto promozione, internet è una giungla che può offrire tutto e il contrario di tutto, ma per arrivare a campare di sto mestiere ce ne vuole. Insomma, a mio avviso per chi è agli esordi è più dura oggi. E “assunto” resta un parolone…

Pratichi uno sport in particolare?
Non a livello agonistico, non più dopo la rottura del legamento crociato anteriore (ebbene sì, capita anche ai calciatori scarsi come me). Non riesco a rinunciare a correre e alla partitella a calcio del lunedì sera con gli amici di una vita.

Segui oltre il calcio anche altri sport da addetto ai lavori?
Seguo un po’ tutti gli sport, specialmente quelli di squadra,  ma non sempre con lo sguardo da addetto ai lavori. Ed è una fortuna, perché corrobora la passione che mi ha portato a fare ciò che sto facendo.

“Narratore Premium” a chi l’idea?
È un’espressione di Massimo Callegari. E la trovo gustosa.

Cosa non ti piace?
Del mio lavoro in sé, mi piace tutto.

Ti piace leggere o scrivere, o entrambi allo stesso modo?
Leggo per approfondire o per staccare la spina. Scrivo prevalentemente per lavoro. Ma in entrambi i casi mi isolo dal resto del mondo. Ed è bello, ogni tanto, concedersi un momento per sé e basta.

Attualità: l’incresciosa vicenda di Anna Frank, quale riflessione ti ha portato?
Mi tengo l’unico aspetto positivo di una vicenda che si commenta da sé: sono convinto che più di uno leggerà o rileggerà il Diario di Anna Frank.

Campionato: come vedi l’Inter? Può ricalcare le orme della prima Juventus di Conte? Colleghi e amici sanno che è da agosto che sto fracassando la loro pazienza nel dire che l’Inter può vincere il campionato. Ma l’unica analogia con la Juve di Conte che vedo è l’assenza delle coppe. Quella Juve aveva un solo avversario da battere, il Milan di Ibra. Oggi la concorrenza è maggiore. Quella Juve aveva inserito un paio di elementi di assoluto valore, penso a Pirlo. Questa Inter è una scommessa su tante zone del campo: l’esplosione di Skriniar non so in quanti l’avevano prevista. Se i nerazzurri restano attaccati a marzo, avere una decina di gare in meno nelle gambe dei rivali può fare la differenza.

L’isteria di Allegri: il mister toscano non sente più la fiducia della società? È pronto per emigrare in Inghilterra? Io non lo vedo isterico. Semmai spazientito, e non certo per il suo futuro. Non sta vedendo la Juve che ha in mente, almeno non con la sufficiente continuità. Allegri non alza mai la voce per caso. Ma è il presente il suo unico pensiero, non il futuro.

Ventura è l’uomo giusto per guidare la Nazionale? E Tavecchio, è la persona più equilibrata alla guida della FIGC?
Onestamente sono tante le scelte di Ventura che non capisco, ma spero che abbia ragione lui. Tavecchio aveva cominciato malissimo, ma gli vanno riconosciute un paio di mosse sorprendenti che pongono oggi il movimento calcistico italiano in fase di rilancio. Certo, non è “equilibrato” il primo aggettivo che mi viene in mente quando penso a lui…

La querelle Pellegrini-Paltrineri: è un modo per tenere accesi i riflettori a gare finite?
Non so quanta strategia ci sia dietro, ammesso che ci sia una strategia. Ma posso essere sincero? Non me ne frega nulla. Ho lo stesso approccio con il calcio: vivo per l’evento, mi interessa quello.

Come mai ancora si fanno gaffe telefoniche, stile Lotito?
E chi non le fa? Appena cali la concentrazione ti ritrovi a parlare come al bar, anche se non sei al bar.

Cosa pensi della riforma del campionato primavera?
Io faccio parte di quella minoranza che sogna le squadre B, come in Spagna, Portogallo, Germania, Francia ecc. La riforma attuale aggiunge lo stress del risultato a tutti i costi, ma se a 18-19 anni ancora non giochi contro dei 30enni, non importa in che categoria, significa che manca un anello alla filiera. Il salto con la prima squadra è ancora troppo evidente, si sta perdendo di vista il quadro generale. E non farmi parlare della regola dei giovani in campo a tutti i costi in Serie D perché sennò partono le parolacce…

Cosa pensi dell’attacco di Müller al calcio sammarinese e più in generale alle piccole realtà?
Penso che la Nations League sistemerà le cose. E a Muller ricordo che le Far Oer nell’ultimo girone di qualificazione hanno fatto 9 punti, e che l’Islanda 10-15 anni prendeva gol da tutti. A chiunque deve essere data l’opportunità di giocare e crescere. Però una risposta prima o poi deve esserci. La Nations League, in tal senso, mi sembra una buona direzione per fare crescere le piccole realtà.

E Sarri è il nuovo Sacchi?
Percorso simile, ma Sacchi è stato un rivoluzionario. Come Guardiola. Sarri è un Maestro, con la emme maiuscola: è pazzesco che chiunque alleni abbia una crescita esponenziale, se entra in sintonia con lui. Io vedo differenze tra Sarri e Sacchi.

Come mai certi allenatori giovani arrivano già subito nelle grandi squadre?
È il Guardiolismo. Pep, appena promosso dal Barcellona B (a proposito, tornando al discorso precedente, le squadre B formano anche i tecnici, non solo i giocatori… scusa la digressione), dicevo, Pep al primo colpo ha vinto il Triplete. Sono andati tutti in cerca del nuovo Guardiola. Io penso che chi fa gavetta abbia spessore superiore rispetto alla concorrenza. Guarda Pippo Inzaghi oggi: mica è lo stesso allenatore che si era seduto sulla panchina del Milan.

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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