Roma, a tutto Dzeko: “Ho ancora due anni per vincere lo scudetto ma potevo andare via…”

Pubblicato il autore: Carlo Edoardo Canepone Segui


Sfruttando la pause per le nazionali, l’attaccante giallorosso Edin Dzeko ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano tedesco Kicker, dove ha ripercorso la sua carriera e fissato gli obiettivi futuri. Andiamo a riassumere i passaggi principali.

IL PRIMO ANNO A ROMA – Arrivato nella Capitale osannato dai tifosi, l’attaccante bosniaco aveva deluso le attese nella sua prima stagione in giallorosso: Edin Cieco? Tutti possono dire qualcosa con i nuovi mezzi di comunicazione. Io accetto le critiche dagli addetti ai lavori, ma spesso queste arrivano da chi ci capisce poco. Nel mio primo anno a Roma ho fatto male perché al Manchester City, sapendo che sarei andato, non mi avevano fatto giocare durante la preparazione e quindi ero fiacco. Poi, il non segnare pesava psicologicamente… Posso dire che la prima stagione è stata d’insegnamento, mi sono dovuto abituare alla Serie A, è un campionato difficile“.

RISCHIO ADDIO – Dzeko ammette che avrebbe potuto lasciare la squadra dopo quella brutta annata: “Avrei potuto lasciare la Roma, ma non sono uno che molla. Ho passato l’estate liberando la mente dai brutti pensieri e a fare una preparazione come si deve. Nel calcio è tutto o bianco o nero, non siamo robot. Possiamo far bene e a volte meno bene”.

DIFFERENZA TRA I VARI CAMPIONATI – Dzeko è uno dei pochi attaccanti che può vantare di aver giocato in tre dei maggiori campionati europei: “In Germania, al Wolfsburg, gli allenamenti erano più faticosi. In Premier il calcio è totale. In Serie A si parla di tattica e per molti è noioso. Io, invece, ho imparato molte cose qui che in vita mia non aveva mai fatto. In Italia dal 2011 domina la Juventus, ma quest’anno c’è più equilibrio, anche se i bianconeri restano i favoriti per la vittoria finale. Ho ancora due anni per provare a vincere lo scudetto a Roma e ripetere quanto fatto con Wolfsburg e Manchester City”.

TIFOSI – A Roma, Dzeko ha trovato la sua dimensione, anche per quanto riguarda il tifo: “In Italia il calcio ha un’importanza esagerata e a Roma i tifosi sono fantastici. Quello che è successo per l’addio di Totti è stato emozionante, stavo per piangere. Certo è che è difficile passare inosservati e se qualcuno mi vede a cena parte il caos e tutti mi chiedono gli autografi. Se posso, evito di andare in città, ma qui vivo bene io e la mia famiglia. Poi, a metà novembre fa ancora calduccio, in Germania non credo sia così…”

DERBY – Immancabile una domanda sul derby, che Dzeko e tutta la squadra affronteranno il prossimo sabato: “Per chi non lo vive è impossibile capire. Sono finite le proteste delle curve e vivrò il derby più caldo. Queste partite con lo stadio semi-vuoto erano tristi”.

MERCATO – Una battuta sul mercato: “Nessuno dovrebbe valere 222 milioni. Pochi anni fa compravi un attaccante per 30 milioni, ora con 50 prende un difensore. Il calcio è troppo legato al business ormai”

VAR – Chiusura sulla nuova tecnologia, appena introdotta nel calcio: “Ci dobbiamo ancora abituare, quando segni non sai se esultare o aspettare che l’arbitro ricontrolli l’azione. Attenzione, però… Non bisogna abusarne“.

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