Stefano Sorrentino, l’ultimo reduce (con Buffon) della classe dei ’70 in Serie A

Pubblicato il autore: Lorenzo Solombrino Segui


Non capita tutti i giorni che un portiere di Serie A prenda 8 in pagella dai più importanti quotidiani sportivi.
E’ il caso di Stefano Sorrentino, portiere del Chievo e autore di una prestazione ai limiti dell’incredibile contro la Roma. Una serie di parate che lo hanno portato alla ribalta. Salvo, infatti, è un ragazzo che ha perso la schedina proprio per quel match, decidendo di sfogare la sua frustrazione sui social. Il ragazzo si chiede cosa faccia il portierone per fargli perdere tutte le giocate.
Incredibilmente, sentitosi chiamato in causa risponde al giovane dicendogli. “Nessun superpotere. Solo tanto amore per il mio lavoro, passione e sudore. Per farmi perdonare, Salvo, ti invito a vedere una partita del Chievo dove vuoi tu e sarò felice di regalarti i miei guanti della Tigre. Accetti?”.

Un’istantanea di un carattere da “squilibrato“, come si autodefinisce, che ha contraddistinto uno dei calciatori più anziani del nostro campionato. A 38 anni suonati è uno degli ultimi reduci della classe degli anni settanta e riesce ancora a rendersi protagonista di prestazioni di livello, guidando il suo Chievo all’ennesima salvezza.
Stefano Sorrentino è un figlio d’arte. Suo padre Roberto ha ricoperto anche lui lo stesso ruolo, militando tra Cagliari e Catania a cavallo degli anni settanta e ottanta.

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Cresce nelle giovanili di Lazio e Juventus, quest’ultima poi decide di non puntare sul ragazzo e lo libera a parametro zero. Arriva, così, l’opportunità di vestire la maglia dell’altra squadra di Torino. In molte interviste ha confessato di dovere molto ai granata, che, dopo due prestiti al Varese e alla Juve Stabia, nel 2001 lo fa esordire in Serie A. Alla fine della quarta stagione sotto la Mole, nel 2005, a causa del fallimento del club rimane senza contratto ed è costretto a trovarsi un’altra sistemazione.

Ecco la seconda svolta della sua carriera che coincide con il trasferimento, stavolta in un’altra nazione. Si tratta di una scelta inusuale, visto che opta per la Grecia, accasandosi all’Aek Atene. Come ha più volte affermato, la destinazione, per quanto esotica, gli ha permesso di poter esordire in Coppa Uefa e soprattutto in Champions League, in occasione della quale, nella fase a gironi sfidò il Milan che poi conquisterà il trofeo proprio nello stadio dell’Aek. In terra greca si toglie anche la soddisfazione di tagliare il traguardo delle 200 presenze tra i professionisti.
Nell’estate del 2007, però, la voglia di intraprendere nuove sfide spinge l’estremo difensore campano a firmare con il Recreativo De Huelva, club più antico di Spagna. In quella stessa sessione di mercato non sarà l’unico ad emigrare in terra iberica. Christian Abbiati firmerà con l’Atletico Madrid, mentre Morgan De Sanctis andrà al Siviglia.

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A fine anno torna finalmente in Italia, con il neopromosso Chievo Verona che lo acquista in compartecipazione con l’Aek Atene, riscattandolo successivamente nel 2009. La prima stagione a Verona si conclude con uno score impressionante. Il reparto difensivo clivense, infatti, si registrò come il quinto migliore, solo dopo Sampdoria, Inter, Milan e Roma.
Due anni dopo il capolavoro difensivo gialloblu si ripete, con il Chievo che va a figurare come la quarta miglior difesa del campionato, coincidendo con uno storico undicesimo posto in classifica.
Nel 2013 si apre un altro importante capitolo della carriera del portiere campano. Approda alla corte del Palermo, dove retrocede e risale nella massima serie mostrando un grande attaccamento alla maglia ed all’ambiente che lo ha accolto nel migliore dei modi. In questi anni raggiunge uno standard molto alto di prestazioni, che lo rendono uno dei migliori nel ruolo di tutta la Serie A, tanto da ambire pubblicamente ad una convocazione ad Euro 2016 di scena in Francia.

Lo stesso anno, diventato ormai capitano dei rosanero da due stagioni, si rende protagonista di un alterco con l’allora tecnico Davide Ballardini. In quella stagione Zamparini aveva dato il meglio cambiando sei allenatori e lasciando la sua squadra invischiata pesantemente nella lotta per non retrocedere. Con queste premesse, secondo la versione di Sorrentino, l’allenatore ravennate aveva attaccato i giocatori, “mettendo in dubbio l’integrità morale e la professionalità della squadra“. Uno scontro duro, in cui ebbe la meglio il giocatore, che difese a spada tratta i compagni in un momento di grave difficoltà. Si caricò la squadra sulle spalle nella vittoriosa trasferta contro l’Hellas Verona, affermando nel post-partita. “La squadra ha giocato e vinto da sola, preparando nel migliore dei modi una partita che valeva sei punti“. Ballardini venne esonerato e poi richiamato a fine maggio raggiungendo la salvezza all’ultima giornata. I due poi avranno modo di chiarirsi in seguito.
Una grande dote del portiere 38enne è sempre stata quella di saper parare i calci di rigore. I record che è riuscito a raggiungere sono molteplici. Durante la stagione 2009-2010, mentre difendeva i pali del Chievo arriva a neutralizzare dal dischetto ben 4 giocatori: Pizarro, Donati, Floccari e Vargas. due stagioni dopo bissa il traguardo ai danni di Di Natale, Lodi, Mutu e Diego Milito.
Come Buffon, anche lui degli anni ’70, un esemplare raro ed in via d’estinzione, che il nostro campionato ha il dovere di preservare.

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