VAR, il bilancio del girone d’andata

Pubblicato il autore: Giovanni Smaldone Segui


Tutto il girone d’andata è andato in archivio ed è già possibile tirare qualche somma della più grande e controversa innovazione del calcio italiano degli ultimi 50 anni, la moviola in campo. La Video Assistant Referee (VAR) è stata introdotta come sperimentazione dalla FIFA in diversi campionati europei (la Serie A appunto, la Bundesliga per citare i due più importanti) lasciando alle singole nazioni la possibilità di variare leggermente il protocollo di applicazione. Dopo 19 giornate  i numeri parlano sicuramente di una forte riduzione degli errori da parte dei fischietti di casa nostra ma nonostante ciò le polemiche restano.

Tiziano Pieri intervenuto alla trasmissione Rai “La giostra del Goal” ha parlato di 45 episodi che sono stati sottoposti al giudizio del VAR. Tra questi 18 rigori sono stati concessi grazie all’intervento della moviola e 7 sono stati al contrario tolti. 9 sono stati i goal annullati per fuorigioco individuato grazie all’intervento della tecnologia mentre in per 3 goal si è dovuto ricorrere al VAR per correggere un fuorigioco segnalato dagli assistenti di linea in cui però l’azione era regolare. Infine sono state 10 le espulsioni decise a seguito della consultazione video mentre in generale sono stati molti di meno i cartellini gialli per proteste (in questo sicuramente c’è stato un grosso passo avanti dal momento che il calciatore pensa più di una volta prima di protestare visto l’ausilio della tecnologia). Un altro aspetto interessante riguarda gli arbitri più aiutati dal VAR e quelli meno. Mariani (5 interventi del VAR) e Valeri (4 interventi del VAR) sono stati i più “aiutati” mentre al contrario Calvarese e Irrati non hanno mai consultato il video a bordo campo. Addirittura Calvarese non ha fatto mai cambiare la decisione all’arbitro nemmeno quando era dietro gli schermi televisivi, mentre al contrario Fabbri è stato il più incisivo con 5 decisioni fatte cambiare a chi era in campo.

E’ chiaro che i numeri sugli arbitri non danno nessuna informazione sulla bravura di un arbitro; non è infatti detto che chi sia stato aiutato di più sia un arbitro peggiore di chi sia stato aiutato di meno. Se si vuole parlare di numeri una cosa è sicura, l’avvento del VAR ha ridotto oggettivamente gli errori. E allora perché le polemiche non si placano, anzi nelle ultime settimane si sta alzando sempre più a gran voce un grido ANTI-VAR?

Diciamoci la verità, a chi rimangiarsi l’esultanza dopo un goal, o al contrario esultare in differita magari 2 minuti dopo aver segnato? A prescindere da questo aspetto filosofico, il motivo per cui il VAR non piace proprio a tutti è probabilmente legato alla scarsa chiarezza con cui viene applicato. Il regolamento prevede che il VAR deve intervenire solamente in caso di chiaro errore dell’arbitro. Ma quali sono i criteri oggettivi per valutare se un errore sia chiaro oppure no?

Per semplificare le cose basterebbe dire che l’arbitro di VAR ha più poteri di quello in campo e che se si verificano situazioni dubbie chi è dietro gli schermi televisivi prende la decisione, la comunica all’arbitro in campo e lo obbliga ad andare a rivedere l’azione per fargli comprendere l’errore. In qualsiasi situazione di gioco che possa essere legata ad un goal (fuorigioco, falli di mano in area, falli in area che impediscono un goal come le trattenute). Non è concepibile che il mano di Iago Falque non venga punito da calcio di rigore con tutte le telecamere a disposizione, oppure che le trattenute in area non vengano considerate gravi solamente perchè l’arbitro in campo non poteva vedere. Ormai sono le telecamere il nostro vero arbitro, chi è in campo deve sfruttare questa tecnologia e non temerla come se volesse usurpare il potere.
Il problema più grande, però, resterà culturale. Fin quando non ci si renderà conto che l’errore è una componente del gioco (come lo sono gli errori a porta vuota degli attaccanti) non si riuscirà ad accettare fino in fondo nessun tipo di tecnologia. Il VAR è sicuramente un ottimo strumento per garantire giustizia e riduzione dell’errore umano, ma se si continua con questa spirale di polemiche  si rischierà di far brutta figura agli occhi della FIFA che potrà decidere di riporlo in soffitta con il rischio di non poterne più usufruire.

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