Serie A: il flop della cultura anglosassone nel nostro calcio

Pubblicato il autore: Giuseppe Porro Segui


Che la nostra Serie A fosse in crisi ed indietro agli altri campionati europei è un dato di fatto, i tempi di Re Mida sono lontani dove ogni giocatore al mondo sognava l’Italia (anche se uno dei migliori, ovvero Cristiano Ronaldo milita nel nostro campionato) ora primeggiano (scusate il gioco di parole) l’Inghilterra con la Premier League e la Spagna con la Liga; poi la Germania con la Bundesliga e la Francia con la Ligue 1 che ci hanno superato (almeno in ingaggi e forse non solo) ma provare ad avere le “stesse abitudini” degli altri potrebbe essere in alcuni casi giusto, e in alcuni casi sbagliato. Ma andiamo per ordine

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Flop boxing day
L’eredità della sciagurata gestione Tavecchio, dopo averci lasciato guardare i mondiali dalla tv ci ha lasciato anche il “boxing day” che fa tanto anglosassone, e la sosta invernale (il campionato ricomincia il 19 gennaio, ed è fermo dal 26 dicembre) che può essere buono per alcuni casi (vedi il mercato di riparazione; il riposo dei calciatori oppure il richiamo della preparazione) ma nel caso stesso del calcio natalizio il risultato è stato un flop totale (almeno per le presenze negli stadi). Non vogliamo parlare e tornare su i brutti fatti del posticipo InterNapoli, (e già questo dovrebbe portare ad una riflessione) dove  gli scontri (purtroppo con una vittima) ed i cori contro Koulibaly sono stati un epilogo brutto e indecente sotto tutti i punti di vista, anche agli occhi di chi dall’Europa guardava in casa nostra, ma è stato un flop di spettatori e presenze negli stadi, mentre il successo è stato davanti alla tv. Da che mondo e mondo le tradizioni si rispettano oppure ci si prova, ma ormai il business (perché questo ormai è il calcio) la fa da padrone (vedi la Supercoppa Italiana che si giocherà in un paese dove le donne per entrare allo stadio dovranno essere accompagnate con uno strascico di polemiche inutili visto che ormai è ed era già deciso tutto da tempo), il boxing day e tradizionalmente una festa anglosassone come da noi e il S. Stefano. L’idea non era neppure brutta, vedere le famiglie riunite nelle case a festeggiare e guardare i propri beniamini, oppure andare allo stadio tutti insieme invece del classico cinema: no non siamo pronti, mentre le pay-tv hanno fatto incetta di ascolti (visto che  tradizionalmente da noi si mangia e si sta in famiglia) gli stadi non hanno avuto il riscontro giusto per mille motivi

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Riflessioni
Tra i molteplici motivi che hanno fatto sì che gli stadi non fossero pieni anzi, andando al di sotto delle medie stagionali. Oltre alla non abitudine; alle festività ci dobbiamo mettere comunque che la maggior parte degli stadi italiani sono obsoleti e per raggiungerli (almeno in alcune città) diventa sempre un impresa (figuriamoci sotto le festività); purtoppo anche in quello siamo fanalino di coda dell’Europa dove paesi calcisticamente al di sotto del nostro hanno impianti all’avanguardia. Forse (e potrebbe essere un piccolo passo) avere impianti adeguati (con leggi adeguate) potrebbe far si che gli episodi di InterNapoli non si ripetano mai più o perlomeno potrebbero essere ciscoscritti, ma qui ci vogliono molto di più che delle riflessioni, nel frattempo più di venti giorni senza calcio sono veramente troppi

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