Bidoni, vacche gravide e macchie d’oil sulle magliette: Jacobelli, Russo e Tropiano raccontano

Pubblicato il da Sergio Campofiorito

Al workshop “Calciomercato e Giornalismo”, con Xavier Jacobelli, Ugo Russo e Vincenzo Tropiano 

da sx: Vincenzo Tropiano, Xavier Jacobelli e Ugo Russo

Succede, ma neanche troppo spesso, che un’azienda promuova un workshop e che risulti addirittura interessante, tanto da scatenare sentimenti compassionevoli verso chi non ha potuto partecipare: “Choosy” li ha definiti il nostro direttore irresponsabile Francesco Mattei, subito riportato a ragione dal compagno di merende, Alessandro Bianchi: “Fighette, si dice fighette“. Va da se che qualcuno era presente soltanto perchè ha capito “Pornshop”, altri perchè si mangiava aggratis, il sottoscritto perchè si beveva. Ovviamente aggratis. Se poi al workshop di SuperNews “Calciomercato e Giornalismo” capita di attovagliare insieme Xavier Jacobelli, Ugo Russo e Vincenzo Tropiano, si è ai limiti del Puskas Award. Quindi, tanto di cappella all’editore che, a scanso di ruffianeria, confido felicemente essere anche il padre dei miei figli.

Rompe il ghiaccio Ugo Russo, appassionato cantore, scrigno cucito nel cuoio di nostalgie mai sopite, ultima stilla di sangue della fiera, ormai sterile, che ha generato Carosio, Martellini, Ciotti, Ameri e Provenzali. I suoi aneddoti sembrano una prosa per allocchi o frizzi per i discoli, sono invece inchiostro nell’estesa enciclopedia del calcio in cui i tomi più polverosi sconfinano nel mito e si fanno storia. Così, in un’epoca in cui pare normale che nella trattativa per un calciatore venga concesso il visagista personale, un massaggiatore metrosessuale, un segretario, una segretaria particolare, un segretario un pò più particolare e come scendiletto il terzino della primavera, i racconti del Russo ti impallinano con la loro genuina nornalità: “C’era questo terzino anteguerra, tale Renzo De Vecchi soprannominato il figlio di Dio. Giocava nel Milan e quando passò al Genoa riuscì a strappare una promessa di carriera come fattorino”. Tempi di vacche magre che, decadi dopo, diverranno ben più grassocce grazie alla furbizia di un figlio di allevatori: “Presidente, preferisco queste due mucche. Sono gravide“. L’ex radiocronista racconta così la saggezza contadina di Giampiero Boniperti al quale l’Avvocato, come premio per ogni gol, permise di scegliersi un bovino dalle proprie fattorie.

Il microfono passa a Xavier Jacobelli e sono frustate a nove code per la categoria di giornalisti: “Tutto è cambiato dall’avvento del web, c’è stato bisogno di ripensare la nostra professione. Oggi la sfida, in un’epoca in cui l’esclusiva è effimera, verte sull’autorevolezza e la credibilità dei giornalisti e quindi della testata. Il copia/incolla è una piaga, dai miei pretendo originalità, precisione e contenuti di qualità”. Infine, il discorso di Xacobelli s’allarga a macchia d’oil rammentando un periodo da guerra fredda di quando, da direttore di TuttoSport, arrivò al muro contro muro con la Juventus: “Ricordo che un nostro giornalista scoprì che la campagna abbonamenti dei bianconeri stava subendo un grosso calo rispetto agli anni precedenti. Verificata la notizia, la pubblicammo. In tutta risposta, la società vietò al nostro inviato l’accesso al campo di allenamento. Chiesi allora ai nostri tecnici di ritoccare le immagini dei calciatori da impaginare affinché il loro sponsor (una nota azienda petrolifera, ndr) risultasse poco leggibile. Dopo qualche giorno mi telefonò Giraudo per chiedere spiegazioni, riuscii così a risolverla e per il nostro giornalista si riaprirono i cancelli del centro sportivo“.

Chiude Vincenzo Tropiano, procuratore, che trafigge il cuore aquilotto della Megadirettrice Galattica Duchessa Contessa pezz’ ‘i sticchiu Sara Mechelli in Balabam: “Non credo che Simeone (figlio, ndr) arrivi alla Lazio, squadra già coperta in quel settore da Immobile che sta facendo tanto bene“. Poi apre il libro cuore: “Per i miei assistiti, specialmente quelli più giovani e delle categorie inferiori, siamo fratelli maggiori o genitori. E’ capitato che qualcuno mi abbia chiesto un paio di scarpini per giocare”. Infine, lascia un consiglio aureo per i giornalisti che si occupano di calciomercato: “Quando un affare è in dirittura d’arrivo non se ne parla con la stampa per paura che possa saltare“. Corollario: in genere più se ne parla e meno è probabile.
Al prestigiosissimo premio “Blog dell’Anno 2016” istituito da SuperNews, trionfa calciobidoni.it. Ritira il trofeo Cristian Vitali: “Il bidone 2016? Facile, Kondogbia“. Qui, dunque, al suo primo riconoscimento da calciatore.

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