La cessione di Bonucci: segnali di crisi per la Juventus ?

Pubblicato il autore: teros

allegri-bonucci


La notizia del trasferimento di Leonardo Bonucci dalla Juventus al Milan si è diffusa tra gli operatori di mercato con gli stessi effetti della deflagrazione di una bomba inattesa. Anche se qualche malumore era già trapelato , in considerazione del rapporto non certo idilliaco tra il forte centrale viterbese ed il tecnico bianconero, l’attrito tra i due protagonisti sembrava comunque ricomposto e nulla lasciava presagire un’interruzione del rapporto cosi’ repentina e traumatica.

E’ evidente che il clamoroso alterco scoppiato nel corso della passata stagione, durante la gara  Juve-Palermo,              ha determinato strascichi insanabili, che hanno reso di fatto incompatibile la convivenza tra Bonucci ed Allegri, aprendo uno scenario inimmaginabile fino a poche settimane fa, culminato con il recente allontanamento del difensore.

Al di là delle considerazioni sulla valutazione economica attribuita al giocatore ( 40 mln , oltre a 2 di bonus), comunque sensibilmente inferiore all’offerta formulata dal Manchester City appena un anno fa ( circa 60 milioni ) e rifiutata dalla Juve e, al netto dell’ingaggio faraonico che verrà percepito dal calciatore ( 8 mln netti più bonus fino al 2022), affiora l’impressione che la società abbia voluto disfarsi rapidamente di un problema, anche a costo di rinunciare ad una maggiore plusvalenza. In ogni caso, l’operazione si presta necessariamente ad una serie di riflessioni di più ampio respiro, non necessariamente riconducibili alle sole dinamiche di mercato.

Innanzitutto,viene scalfita l’irreprensibile immagine dello “stile Juventus“, che ha sempre contraddistinto, come indiscutibile marchio di fabbrica, la prolungata gestione della famiglia Agnelli. Questa volta è volato più di qualche straccio, che ha oltrepassato la tradizionale cortina di impenetrabilità dello spogliatoio, avvalorando la veridicità del burrascoso intervallo della finale di Cardiff, dove lo stesso Bonucci sarebbe stato il protagonista di uno scambio di battute, tutt’altro che amichevole, con alcuni compagni di squadra.

Ma la cessione dell’ex difensore bianconero, oltre a scuotere il consueto riserbo e la proverbiale serenità dell’ambiente juventino , potrebbe rappresentare un significativo precedente ed anche il segnale di un’imprevedibile inversione di tendenza del mercato, con la “vecchia signora”, da sempre abituata a cogliere senza sforzo i frutti migliori del campionato italiano ( e, qualche volta, del panorama continentale ), per l’indubbio fascino del suo blasone, questa volta addirittura ripudiata in casa da uno dei suoi figli prediletti. Fino alla passata stagione, è sempre stata la Juve a dettare i tempi delle trattative ed a cannibalizzare i migliori talenti, sottraendoli nel caso anche alle rivali più accreditate per la conquista del titolo ( vedi le operazioni che hanno portato Higuain e Pjanic alla corte di Allegri).

Ma, questa volta, la partenza di Bonucci, unita al precedente polemico addio di Dani Alves ( oltre che al travagliato rinnovo di Allegri ed alle voci di un possibile abbandono di Paratici), lasciano intravedere più di una crepa nella compatta struttura societaria e rappresentano gli inequivocabili indizi di un’armonia interna parzialmente compromessa.

Ma, oltre alle valutazioni di ordine extracalcistico, emerge con evidenza che la partenza di Bonucci determina un indiscutibile impoverimento tecnico della rosa.
La mitica BBC, su cui la Juve ha finora fondato la solidità e l’ermeticità del suo reparto arretrato ed a cui va ascritto buona parte del merito dei suoi successi,  perde il suo perno fondamentale, uno dei centrali più forti del mondo che, con la costanza delle sue eccellenti prestazioni, ha mascherato, in più di qualche occasione, gli scricchiolii provocati dagli acciacchi e dall’incedere degli anni, (ma anche da qualche limite tecnico), dei suoi compagni di linea.

Nè è pensabile che il vuoto lasciato da Bonucci possa essere adeguatamente compensato dalla promozione in prima squadra di Benatia o di Rugani, o dal prelevamento anticipato del giovane Caldara dall’Atalanta, questi ultimi due, peraltro, ancora privi della necessaria esperienza e personalità internazionale per poter affrontare i massimi attaccanti del calcio continentale, anche se il mercato è ancora lungo e non si possono escludere ulteriori colpi di scena. I segnali che filtrano all’esterno sembrano quindi minare alla base l’immagine di una Juve invincibile, di una corazzata non più indistruttibile ed incoraggiano le aspettative delle più acerrime rivali dei bianconeri ad accreditarsi quali autorevoli candidate alla conquista del tricolore.

Il Napoli , la Roma e le milanesi, dopo sei stagioni di totale dominio della squadra di Agnelli, intravedono forse, per la prima volta, un flebile spiraglio di luce, la concreta speranza di scalzare dal trono l’armata bianconera.
Ma i sogni sono difficili da realizzare. La “vecchia signora”farà di tutto per infrangerli ancora una volta.

 

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