Rai, Francesco Pancani: al Tour Nibali può battere Froome e Contador

Pubblicato il autore: Francesco Mattei Segui

francesco pancani

Roma – Come ogni lunedì tornane le Super Interviste, tradizionale e seguitissimo appuntamento di news.superscommesse che vi racconta retroscena, avvenimenti e curiosità sul mondo delle scommesse e dello sport attraverso la voce di esperti e giornalisti.

Vi proponiamo oggi un’intervista a Francesco Pancani, noto giornalista Rai. Francesco è stato per anni la voce della pallavolo, oggi è inviato dei principali eventi ciclistici per Rai Sport.

Buongiorno Francesco, come è iniziata la sua carriera di inviato di gara degli eventi ciclistici per la Rai?
La mia avventura con il ciclismo comincia nel lontano 1993 come inviato dalla moto per Radio Rai . Lo seguo per pochi anni e solo per il giro d’Italia perché all’epoca mi occupavo di altre cose (lavoravo nella sede regionale della Toscana e seguivo, tra l’altro, la pallavolo femminile e il calcio) e quindi gli impegni non erano conciliabili. Poi, quando nel 2007 Alessandro Fabretti scese dalla motocronaca della Tv, Auro Bulbarelli si ricordò di quella mia esperienza radiofonica e mi contattò. Sono cosi rimontato in moto, stavolta per la tv, raccogliendo poi l’eredità dello stesso Bulbarelli come primo telecronista.

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Tra l’altro, lei è stato per vari anni la voce Rai della pallavolo. Considera definitivamente conclusa quell’esperienza o ne sente la mancanza?
Ho seguito per 13 anni la pallavolo, lo sport che mi ha permesso di togliermi le soddisfazioni più grandi a cominciare dall’Olimpiade. Ne ho fatte 4, tre con il volley, una con il ciclismo. Certo che mi manca, ma soprattutto mi mancano le amicizie pallavolistiche, maturate in tanti anni di frequentazioni. E poi il primo amore non si scorda mai, ma il ciclismo mi ha totalmente conquistato.

Nel corso della sua carriera ha commentato tante gare ciclistiche. Quale tappa o corsa le è rimasta nel cuore e ricorda con più emozione?
Ci sono due episodi, totalmente diversi, che mi sono rimasti dentro. Il giorno della tragedia di Wouter Weylands è il primo. Quel giorno è stato il più difficile della mia carriera, perché in quei momenti ti rendi conto di quanto sia pesante il nostro microfono. E poi la vittoria di Nibali alle Tre Cime. Emozione allo stato puro.

Viviamo in un paese calciocentrico. Lei ha scelto di seguire professionalmente il ciclismo. Cosa distingue la telecronaca ciclistica da quella calcistica?
Tanti elementi distinguono una telecronaca di calcio da una di ciclismo. Il ciclismo ha tanti momenti morti, cronache anche di cinque o sei ore, quindi serve avere una grande preparazione su tutti gli aspetti possibili e immaginabili: la tecnica, le storie dei corridori, la storia, gli elementi turistici che trovi per strada. La cosa più difficile è studiare e trovare sempre degli argomenti, alternando il ritmo, il tono della voce e l’intonazione. Insomma ogni tanto qualche battuta e qualche risata ci sta anche bene.

Lei è succeduto a mostri sacri del giornalismo ciclistico, come Adriano De Zan e Auro Bulbarelli. Il confronto, inizialmente, ha rappresentato motivo di orgoglio o si è sentito intimorito?
Quando ho accettato la proposta di Bulbarelli nel 2010 è stata anche una scommessa personale. Potevo benissimo stare con la mia pallavolo, un ambiente che conoscevo alla perfezione, invece ho deciso di rimettermi in gioco, con uno sport così importante per la cultura italiana e per la storia della Rai. Ho cominciato a studiare, come mai avevo fatto neppure ai tempi della scuola, cercando di mantenere la mia umiltà e la continua voglia di imparare. Se penso di aver ereditato il microfono che era stato di Nando Martellini, di Sergio Zavoli, di Adriano De Zan non posso che essere orgoglioso.

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A breve terminerà il Giro d’Italia: Francesco Pancani a chi darebbe la palma del migliore? Chi, invece, l’ha delusa di più?
Difficile dare valutazioni ora, quando manca ancora la settimana delle grandi salite. Al momento, ma ripeto al momento, mi ha entusiasmato Fabio Aru per i risultati e per la personalità; mi ha un pò deluso Ivan Basso di cui, non mi vergogno a dirlo, sono sempre stato un pò tifoso.

Nibali ha deciso di saltare il Giro d’Italia per dedicarsi al Tour de France. Quante possibilità ha lo squalo dello Stretto di vincere?
Vincenzo secondo me ha fatto bene, visto il percorso di quest’anno del Tour de France, a dedicarsi alla corsa francese. Ha raggiunto la completa maturità; ha gambe, ma soprattutto mi piace perché ha testa. Secondo me con Froome e Contador se la può giocare, anche se finora non ha ottenuto risultati. Ma deve restare tranquillo e pensare a qualche invenzione delle sue per mettere in crisi i due grandi favoriti del Tour.

Il suo grande amico Davide Cassani è da poco diventato il tecnico della Nazionale di ciclismo. Chi, secondo lei, tra gli azzurri può vincere il mondiale di settembre a Ponferrada?
Per come sta andando in questa prima parte della stagione, direi Diego Ulissi che è cresciuto tantissimo. Ma ancora non abbiamo ben capito le caratteristiche del percorso di Ponferrada. Difficile, ma non difficilissimo, per uomini che sanno scattare, sanno tenere sugli strappi e hanno uno spunto veloce. Ulissi può essere il nome giusto.

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