Aru al Tour de France? Vinokourov dice si, Fabio ‘Ni’: i pro e i contro

Pubblicato il autore: Carmine Errico Segui

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Fabio Aru andrà al Tour de France? La speranza di molti italiani è proprio questa, ma a decidere l’immediato futuro del ciclista sardo saranno tre persone: Aru stesso, il direttore sportivo Astana Beppe Martinelli e il boss del team Alexander Vinokourov. Tutti  e tre si sono già espressi a riguardo e le posizioni dei due dirigenti sono agli antipodi, mentre quella di Aru è inevitabilmente nel mezzo. Il boss Astana, ai microfoni RAI, è stato chiaro il giorno della vittoria del ‘Cavaliere dei quattro Mori’ sul Sestriére, il 29 maggio: “Nel 2016 Fabio Aru farà sicuramente il Tour de France. Ma io vorrei che ci andasse già quest’anno per fare esperienza, per aiutare Vincenzo Nibali a vincere e per provare a portare a casa la maglia bianca”. Il diesse Astana, invece, non ha rilasciato dichiarazioni così chiari e ufficiali ma più di una volta ha sottolineato l’importanza di non forzare i processi di crescita di un corridore, in particolare di un corridore che ha appena terminato uno dei Giri d’Italia più duri della storia, consumando tantissime energie visti i problemi che lo stesso Aru ha avuto in più di una tappa a causa del virus intestinale che gli ha fatto perdere 5 Kg prima dell’inizio della corsa rosa. Aru si è ritrovato in mezzo, per sua sfortuna, ai due e da grande diplomatico qual è ha risposto con un “Vediamo, decideremo nei prossimi giorni, al momento la possibilità è del 50%”. In attesa di aspettare la decisione finale dell’Astana, proviamo ad analizzare i pro e i contro dell’eventuale partecipazione di Fabio Aru al Tour de France. Ricordiamo che i piani societari erano chiari: Giro e Vuelta da capitano, Tour solo nel 2016. Ma ora la domanda diventa: Tour da gregario o Vuelta da capitano?

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ARU al Tour de France?

PERCHÈ SI

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  1. Al momento il giovane sardo ha corso tre grandi Giri da capitano: terzo al Giro d’Italia 2014; secondo a quello che si è appena concluso portando a casa tre tappe; quinto alla Vuelta (in cui partecipavano però tutti i Big da Contador a Froome), vincendo due tappe. È cresciuto tanto, anche nella gestione della gara, ma mai ha preso parte al Tour De France. E la Grande Bouclé è l’Università del ciclismo, perché porta via grandissime energie mentali e fisiche. Arrivare lì a 24 anni con il ruolo di gregario di lusso per Nibali, senza eccessive pressioni perché già ha fatto tanto in questa prima parte di stagione può solo aiutarlo a crescere e velocizzare la propria maturazione.
  2. Quest’anno il percorso del Tour si addice molto alle caratteristiche dello scalatore sardo con pochissimi Km a cronometro e tanta tantissima salita.
  3. Per Nibali sarebbe importantissimo avere come ultimo vagone del suo treno in montagna Fabio Aru e potrebbe usarlo come arma tattica, come mina vagante, per scardinare le difese dei vari Contador, Froome, Quintana. Aru è agli antipodi rispetto a Nibali: il sardo scatta a strappi, Nibali va di accelerazioni potenti. Se in montagna attaccasse Contador o Quintana sarebbero delle stilettate alle quali Nibali avrebbe difficoltà a rispondere immediatamente, ma potrebbe essere proprio Aru a portarlo sotto e coprire il buco in quei momenti. Poi spetterebbe al numero 1 attaccare a modo suo.
  4. A livello societario una sua partecipazione al Tour sarebbe molto utile: in quel caso non prenderebbe parte alla Vuelta, giro in cui Landa avrebbe i galloni del capitano, gradi meritati sul campo al Giro d’Italia. E l’Astana ha già dimostrato quanto sia importante il ‘gruppo’.
  5. Il suo fisico ha eccezionali doti di recupero, lo ha dimostrato dopo i problemi intestinali avuti prima della partenza. Un recupero così rapido, che gli ha permesso di essere protagonista nelle ultime due tappe del Giro, fa capire che non dovrebbe fare troppa fatica a ritrovare le forze consumate in queste estenuanti tre settimane rosa appena concluse.
  6. Sarebbe interessante e per lui molto stimolante lottare per la maglia bianca con Quintana che l’anno scorso gliela ha soffiata al Giro, portandosi con sé anche la maglia rosa.
  7. La condizione mentale di Aru è eccezionale. Galvanizzato da un Giro recuperato negli ultimi giorni, altrimenti sarebbe stato di poco sopra la sufficienza, il sardo ha sofferto le pene dell’inferno in tante tappe e ora anche psicologicamente ha fatto uno scatto in avanti importantissimo. Come lui stessi ha detto: “Il Mortirolo è stato un calvario, ma mi ha insegnato che, se riesci a non mollare, arrivano anche i momenti positivi nell’arco di tre settimane”.

PERCHÈ NO

  1. Dopo un Giro così difficile e dispendioso non è detto che riesca a recuperare appieno e ad essere vicino al 100%. Rischierebbe di bruciarsi e di perdere sicurezza nei propri mezzi.
  2. Perché potrebbe diventare una presenza ingombrante per Nibali, atteso quest’anno ad un Tour decisamente duro. Se Aru andasse forte in montagna potrebbe anche staccare il suo Capitano. Lo ha fatto intendere Contador non uno qualunque…
  3. Potrebbe andare a inficiare la compattezza del gruppo Astana. Come Aru ha avuto una squadra tutta per lui al Giro con la quale ha stabilito un rapporto non solo sportivo, ma soprattutto umano, lo stesso sta facendo Nibali con i suoi compagni di allenamento. Una “piccola spaccatura nello spogliatoio” potrebbe pesare, anche se Aru ha l’umiltà di mettersi al servizio di tutti.
  4. Se le cose, per un colpo di sfortuna (tutti i tifosi italiani “devono” fare gli scongiuri) andassero male per Nibali si ritroverebbe addosso la responsabilità di essere il capitano, un capitano che potrebbe non avere la condizione per esserlo.
  5. La sua presenza potrebbe apportare problemi anche tattici: se Nibali avesse un problema meccanico o una giornata-no (anche qui gli scongiuri per favore) cosa dovrebbe fare Aru? Fermarsi e aspettarlo o continuare la corsa per se stesso? In pratica Aru dovrebbe fare il ‘Landa’ della situazione o andare avanti?
  6. Se “non ha la gamba rotonda”, Nibali potrebbe incorrere in un rischio grandissimo: perdere l’uomo più importante per lui nelle salite. E questo Tour, con così tante tappe insidiose, si vince prima di tutto di squadra.
  7. Infine, non sarebbe meglio per lui giocarsi le proprie carte da capitano negli appuntamenti designati, cioè la Vuelta?

Vediamo quali saranno le decisione societarie, quel che è certo è che non si tratta di una scelta facile e priva di rischi. C’è ancora un po’ di tempo (il Tour partirà il 4 luglio) per dare la risposta definitiva a questa domanda. In queste settimane molto probabilmente lo staff Astana valuterà le condizioni di Aru, il suo recupero e poi deciderà.

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