Luca Panichi come Pantani, anche Oropa si arrende allo scalatore in carrozzina

Pubblicato il autore: Andrea Biagini Segui
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Luca Panichi in azione durante la scalata verso il Santuario di Oropa. (© Andrea Biagini)

Al Favê ataca dür. “A Favaro attacca forte”, ma anche “A Favaro inizia a farsi dura”.
Sembra una sentenza, ed in effetti le pendenze del 13% seguite da un tratto in pavè lo confermano. Qui siamo ancora a metà salita ma le braccia iniziano già a fare male, la spinta a farsi affannosa. Si, le braccia, il mezzo locomotore con cui Luca Panichi, lo scalatore in carrozzina, si arrampica sulle vette del Giro per non smettere di inseguire i propri sogni. Gli stessi sogni che un drammatico incidente nel ’94 avrebbe potuto portargli via, ma che invece oggi si stanno realizzando uno dopo l’altro grazie ad una forza di volontà fuori dall’ordinario. E così dopo Stelvio, Gavia, Tre Cime di Lavaredo, Zoncolan e Colle delle Finestre, solo per citarne alcuni, ieri Luca ha potuto aggiungere al suo speciale palmarès anche la salita di Oropa, entrata nella memoria di tutti per la vittoria di Marco Pantani nel ’99, quando un salto di catena all’imbocco dell’ascesa segnò l’inizio della rimonta epica che lo vide scavalcare 49 corridori prima di tagliare il traguardo in solitaria, davanti a tutti. Panichi ieri si è ricordato dell’impresa del Pirata (suo avversario tra i dilettanti) e nelle difficoltà ha saputo trovare l’energia necessaria per non mollare, per continuare a spingere sulle ruote fino al rettilineo finale, nuovamente in sampietrini, all’ombra del Santuario che ospita la raffigurazione della Madonna Nera.
Quando passa il Giro un alone di magia ricopre l’Italia intera, paesini dimenticati da tutto e da tutti all’improvviso diventano il centro del mondo. Bastano pochi secondi per far sentire importanti tutti gli abitanti, e così capita che durante la salita Luca incroci due anziane signore che con la felicità di un bambino sistemano con cura i palloncini, rigorosamente rosa, sul balcone per accogliere i corridori al loro passaggio. Si sono innamorate del ciclismo da giovani, raccontano, e le tradizioni sono un po’ come i vizi, non si abbandonano mai. Un basco lo vede passare e gli urla “aupa”, che poi sarebbe potuto essere “vamos”, “come on”, “allez” o chicchessia, ma poco sarebbe cambiato: quando si parla di tifo nel ciclismo i confini scompaiono in sostegno dell’atleta, eroe romantico agli occhi della gente, ed in favore di una sportività che tanto fa bene a questo sport meraviglioso ingiustamente denigrato a causa di un passato chiacchierato.
Quando poi, in prossimità dell’arrivo, lo scalatore in carrozzina si ferma ad una fontana per rinfrescare mente e corpo prima dello stint finale, percorso sostenuto da una bolgia festante, un padre si rivolge alla propria bambina dicendole: “Amore, guarda che bravo”. La piccola annuisce con il capo ma sembra non comprendere ciò che il babbo gli sta indicando; lo farà forse tra qualche anno, quando sarà più matura per capire che certi messaggi vanno compresi ed appresi, perché in fondo come ci insegna Luca i nostri limiti sono imposti dalla mente, ma con la forza di volontà è possibile superarli raggiungendo mete prima sconosciute.
Alla fine dell’ascesa, una volta tagliato il traguardo di Oropa, Luca Panichi ha quindi voluto dedicare la scalata proprio al Pirata e a Michele Scarponi, simboli di un ciclismo capace di far innamorare gli spettatori grazie alla loro semplicità e alle loro gesta sportive:”Durante tutta la salita scritte inneggianti a Marco Pantani e Michele Scarponi sono state uno stimolo in più per continuare a trasmettere un messaggio fondamentale di amore per questo sport straordinario. Ci sono stati momenti di difficoltà ed altri di esaltazione sia nella prestazione tecnica ma anche nei momenti di condivisone con il popolo del Giro d’Italia, che è sempre eccezionale. Queste scalate vogliono essere un’apertura per vivere la vita di tutti i giorni al meglio e stimolare in modo bello a vivere lo sport non soltanto per perseguire un risultato ma anche per trasmettere qualcosa ai giovani”.

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