Tour 2017: Froome cala il poker grazie a un team fenomenale

Pubblicato il autore: Marco Perrone Segui


Il quarto Tour della carriera di Chris Froome
non rimarrà alla storia di certo per qualche azione fenomenale del britannico che, mai come quest’anno, ha dimostrato grandissima abilità nella gestione della corsa grazie all’aiuto di un team di livello assoluto. Più che il Tour di Chris Froome, quello di quest’anno è chiaramente la Grande Boucle del Team Sky, una squadra disegnata, plasmata, costruita attorno al proprio capitano che, va detto, non ha mai mostrato un segno di cedimento pesante nel corso di queste tre settimane.

Il Team Sky come la Us Postal di Armstrong: squadra costruita attorno al capitano e organizzazione perfetta

Una corsa dominata, come detto, dal Team Sky che, come è facile immaginare, ha vinto nettamente la classifica a squadre per tempo con 7 minuti di vantaggio sull’AG2R (eccellente la corsa della formazione francese quest’anno) e un’ora e 44 minuti sulla Trek Segafredo, giunta sul gradino più basso del podio. Sì, avete capito bene: un’ora e 44 minuti di ritardo dalla Sky nella classifica a squadre. Questo dato testimonia come Sky, e in parte anche AG2R, siano nettamente di un altro pianeta rispetto a tutti gli altri team che puntavano a vincere la generale con il proprio capitano.
Un vero e proprio rullo compressore, una locomotiva (quasi) perfetta, dove ognuno lavorava per il proprio capitano. Un Tour da 9,5 in pagella per la squadra guidata dal direttore sportivo Nicolas Portal. Se non fosse stato per il ritiro di Wiggins (stagione sfortunatissima la sua) e per un Sergio Henao decisamente sotto tono, il 10 in pagella sarebbe stato sacrosanto per la squadra britannica che ha dominato la corsa come faceva la Us Postal a inizio anni 2000. Con le dovute proporzioni e distanze da quella squadra dove una buona parte dei componenti faceva uso di sostanze dopanti, il Team Sky sembra avere la stessa solidità, la medesima forza e capacità organizzativa di quella che era la squadra di Armstrong. Se in quella US Postal c’erano i vari Hamilton, Hincapie, Landis, Vande Velde, Rubiera a controllare la corsa e fare un ritmo sfiancante per tutti gli avversari di Armstrong in salita, in questo Team Sky ecco che nei tratti in pianura ci pensano Rowe, Kiryienka e Knees a tirare il gruppo mentre in salita il trenino bianco era sempre formato da almeno quattro elementi più Froome con Kwiatkowski, Henao, Nieve e un immenso Landa e trainare il capitano su ognuna delle salite della Grande Boucle 2017.

La differenza, ad esempio, tra la Sky e l’Astana del nostro Fabio Aru è stata a tratti imbarazzante. Persi Cataldo e Fuglsang causa cadute, il Cavaliere dei 4 Mori è stato sempre solo, in ogni tappa di montagna, per 3/4 di corsa. Emblematica in questo senso, la 13esima frazione che ha portato la Grande Boucle da Saint-Girons a Foix. Una tappa di soli 101 km ma con 3 salite veramente difficili da affrontare. Era il primo giorno di Fabio Aru in giallo e il sardo ha dovuto affrontare la furia di tutti i big della generale da solo, soprattutto sull’ultima ascesa, il Mur de Péguère e nella successiva discesa verso Foix.

L’uomo chiave per Chris Froome

E il Tour de France 2017 è stato anche quello della consacrazione di Mikel Landa. Il ciclista basco ha letteralmente pilotato il suo capitano Froome su ogni salita e a tratti il basco ha dato la sensazione di averne di più in salita nel confronto con il britannico. Una situazione molto simile a quanto abbiamo visto nel Tour del 2012, quello vinto da Wiggins in cui Froome faceva da gregario di lusso. Un Landa straripante e che ha sfiorato il podio finale in questa Grande Boucle per un solo secondo (4° con 2′ 21″ di ritardo da Froome). Basta questo dato per capire la forza di una squadra come il Team Sky.

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