Bolt e Contador, l’ora dell’addio

Pubblicato il autore: Giovanni Anania

L’estate consegna alla storia dello sport due tra i più grandi campioni di sempre: Usain Bolt e Alberto Contador, che hanno annunciato il loro ritiro dall’attività agonistica.
Bolt lascia con la medaglia di bronzo conquistata nel 100 metri piani ai Campionati del Mondo di Londra,battuto non solo dal giovane Christian Coleman, e fin qui ci sta, ma anche dall’avversario di sempre, Justin Gatlin di 4 anni più vecchio di lui.
No, non è stata l’età a batterlo.
Dopo 8 medaglie d’oro olimpiche e 11 campionati mondiali vinti, il fulmine giamaicano non aveva più nulla da chiedere a questo sport, e quindi niente più da dare.
Gatlin sì invece, eccome….
Fischiato dal pubblico, giunto anche lui alla fine di una carriera tra luci e ombre, lo statunitense si è preso la sua rivincita.
Bolt poteva lasciare l’atletica da padrone incontrastato dello sprint dopo le Olimpiadi di Rio de Janeiro, come aveva annunciato anni fa.
Non ha resistito, come tanti prima di lui, alla tentazione di un ultimo urrà.
Uno di troppo, ma poco male.
Lo smacco di Londra non toglie nulla alla grandezza di un campione che, già da tempo, era salito sul podio dei più grandi velocisti di tutti i tempi, con Jesse Owens e Carl Lewis.
Anzi, lo restituisce ad una dimensione più umana.
L’Usain Bolt super atleta è stato troppo spesso inseguito dai sospetti di doping.
Inseguito, ma mai raggiunto.
Il giamaicano, mai trovato “positivo” in carriera, era troppo veloce anche per loro.
L’altletica leggera ha perso la sua “star” indiscussa.
Anche Alberto Contador – che invece per doping ha subito una pesante squalifica che gli è costata il Tour de France 2011 e il Giro d’Italia 2010 “vinti sul campo” direbbe qualcuno o, meglio “sulla strada” – lascerà il ciclismo dopo un’ultima Vuelta, nella sua Spagna.
Nella sua bacheca restano 2 Giri di Francia (2007 e 2009), 2 Giri d’Italia (2008 e 2015) e 3 Giri di Spagna (2008, 2012 e 2014), nonché alcuni piazzamenti nelle più prestigiose gare in linea, dove però non è mai riuscito a prevalere, unica lacuna di una carriera comunque straordinaria.
Campione meno “epocale di Usain Bolt, anche il corridore spagnolo ha purtuttavia segnato un’epoca, quella del dopo Armstrong.
Contandor è stato un campione quasi all’antica. In gara, dove non faceva troppi calcoli, e nel corso della stagione restando in sella da febbraio a settembre.
Lascia il ciclismo dopo aver capito durante l’ultimo Tour – vinto da un corridore come Froome “programmato” , al pari dell'”amerikano” per vincere solo la corsa francese – di non essere più competitivo ai massimi livelli, e allora ha detto basta.
Quando gli organizzatori del Tour de France finalmente negheranno l’iscrizione alla corsa di quei corridori, e di quelle squadre, che disertano sistematicamente le classiche monumento e gli altri grandi giri, sarà sempre troppo tardi. Solo allora sarà restituita al Tour la credibilità, ma sopratutto l’innocenza perduta.
Bolt e Contador, due personaggi, due storie e due mondi diversi, uniti dello stesso malinconico destino: su entrambi cala il sipario.
Applausi.

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