Contador dice basta, ritiro dopo la Vuelta

Pubblicato il autore: Andrea Biagini
ritiro contador

Alberto Contador ai tempi dell’Astana.

Quando Alberto Contador, correva l’anno 2015, si presentò sulle strade del Giro d’Italia per puntare ed emulare il suo idolo Marco Pantani centrando la doppietta Giro-Tour nella stessa stagione, in molti pensarono che fosse matto. Il ciclismo di oggi è troppo basato su watt e cadenza di pedalate, i corridori ormai si preparano in funzione di una corsa, non c’è spazio più per imprese del genere, dicevano le malelingue forse a ragion veduta, ma comunque senza lasciare un minimo di spazio alla fantasia.
Già, la fantasia, la stessa che accompagnata all’estro e alla tenacia ha reso l’atleta di Pinto uno dei più grandi ciclisti dell’ultimo decennio nonché uno dei più amati dal pubblico, permettendogli di entrare nell’harem riservato ai pochi eletti in grado di conquistare la tripla corona, vale a dire vincere tutti e tre i Grandi Giri nel corso della propria carriera. Contador non si è limitato a vincerli una volta, bensì è andato oltre arrivando a collezionare 2 Giri d’Italia (2008 e 2015), 2 Tour de France (2007 e 2009) e 3 Vuelta a España (2008, 2012, 2014), escludendo i successi del Giro 2010 e del Tour 2011 revocati in seguito al caso clenbuterolo.

Ritiro Contador, la fine un’era

Il Tour de France appena concluso era stato definito da Contador stesso “uno dei peggiori della mia carriera”, ma nonostante tutto il madrileno era sembrato ancora voglioso di una rivincita, lasciando aperte le porte anche ad un ritorno in Italia nel 2018, prima della fine del proprio contratto con la Trek Segafredo e il conseguente ritiro dalle corse. Come spesso però ci ha abituati in gara, Alberto ha deciso di attaccare prima del previsto, annunciando in prima persona, tramite i propri profili social, l’addio al ciclismo al termine della prossima Vuelta, la corsa di casa.
“Ciao a tutti, volevo informarvi di due cose: la prima è che correrò la prossima Vuelta a España, che partirà il prossimo 19 agosto, mentre la seconda è che questa sarà la mia ultima gara come ciclista professionista. Lo dico con felicità, senza tristezza, E’ una decisione che ho preso dopo aver riflettuto a lungo e non penso che ci sarebbe modo miglior per dire addio che nella corsa di casa, nella mia terra. Sono sicuro che saranno tre settimana fantastiche, con un gran tifo da parte vostra e per questo non vedo l’ora di cominciare”.

Sicuramente la sua sarà un’assenza che difficilmente verrà colmata in breve tempo, considerando la caratura del personaggio che con le sue azioni, mai banali e sempre spettacolari (vedi l’attacco nella tappa di Fuente Dè alla Vuelta 2012 o la scalata del Mortirolo al Giro 2015), è entrato presto nel cuore dei tifosi e nella storia del ciclismo.

Per capire però meglio la mentalità del corridore, specchio della propria personalità, basterebbe rileggere le dichiarazioni rilasciate all’inizio del 2015, quando annunciò l’intenzione di provare a centrare la doppietta:
“I numeri non mi interessano. Non mi hanno mai interessato, non li inseguo, non conto i successi. Ma a fine carriera mi piacerebbe essere ricordato come qualcuno che ha fatto qualcosa di davvero speciale. Di storico. E al punto in cui sono, l’unica possibilità che ho è vincere Giro e Tour nello stesso anno. Non solo è molto difficile, ma è pure rischioso. Però già solo l’idea di provarci mi elettrizza”.

E poco importa se non ci sia riuscito, perché a volte si può essere vincitori anche solo provandoci e dando tutto quello che si ha.

¡Hala Alberto, suerte!

Gracias a tod@s! Thanks to all!

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