Ciclismo all’anno zero (di nuovo): Lappartient nuovo presidente UCI. Una nuova era? Forse

Pubblicato il autore: Luca Santoro Segui
Lappartient nuovo presidente UCI

Passato e presente dell’UCI: Cookson (a sinistra) e Lappartient (a destra)

Le elezioni per la nomina della nuova guida dell’UCI hanno avuto un esito che, senza temere esagerazioni, possiamo definire clamoroso: il francese David Lappartient ha battuto l’uscente Brian Cookson diventando così il nuovo presidente dell’Unione Ciclistica Internazionale.
Ciò che colpisce non è soltanto l’esito della votazione che hanno espresso i delegati provenienti da ogni angolo del pianeta ma la misura della sconfitta dell’ormai ex presidente: Lappartient ha ottenuto ben 37 voti contro gli 8 dello sfidante, un cappotto che va oltre ogni previsione e fa impallidire il risultato di quattro anni fa, quando alle elezioni in occasione del mondiale di Firenze Cookson vinse sul controverso ed odiatissimo Pat McQuaid (l’uomo simbolo della massima espansione del doping nel ciclismo) per 24 a 18.
Il presidente uscente torna così nel suo Lancashire con la coda tra le gambe ed attonito dopo una sberla difficilmente preventivabile per l’entità (“Mi aspettavo di vincere, ma questa è la vita, questa è la politica. La vita va comunque avanti” queste le prime parole dello sconfitto) e con l’umiliazione di essere stato il primo presidente one term, di un solo mandato, nella storia dell’UCI.
Il giovane sfidante – 44 anni –  non è esattamente un candidato di rottura essendo ben inserito nell’ambiente sia ciclistico (è stato alla guida della Federciclismo francese e dell’UEC, l’Unione Ciclistica Europea e ha ricoperto anche la carica di  vicepresidente UCI) che persino politica (sindaco del comune di Sarzeau ed una militanza nelle file di quello che un tempo si chiamava UMP ed ora Les Républicains) ma, come scrivevamo tempo fa, non si trattava di un candidato fantoccio o di facciata.

Lappartient nuovo presidente UCI: il perchè del fallimento di  Cookson

Il suo programma, pur con le consuete ingenuità all’insegna dei buoni propositi, mira a rendere più forte e incisiva la figura del presidente ma al tempo stesso a inaugurare una nuova stagione nei rapporti con le Federazioni Nazionali, un punto molto dolente della gestione Cookson (il presidente della Federciclisimo italiana Di Rocco, rieletto nel Consiglio Direttivo e tra i primi a congratularsi con Lappartient, ne sa qualcosa); il francese intende dare molta più centralità ai vari enti nazionali, anche consultandoli preventivamente “quando ciò risulta necessario” (a discrezione del presidente?) e sviluppare il ciclismo in continenti non affiliati all’UCI come l’Oceania (che però ha riservato i suoi due voti allo sfidante Cookson).

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L’elezione del britannico quattro anni fa doveva servire ad imporre una sterzata nel governo del ciclismo, con effetti benefici per quanto riguardava in primis la legalità e la credibilità minata dal caso Armstrong e a tutto ciò che ne conseguì e per attuare le riforme necessarie per rendere sempre più appetibile e sostenibile questo sport.
Sua l’idea di istituire una Commissione indipendente per la riforma del ciclismo (CIRC), che però gli si è rivoltata contro con dei report durissimi che imputavano all’UCI troppa debolezza nel contrasto agli illeciti. A Cookson viene inoltre rimproverato un deficit di polso e carisma, perché al di là delle buone idee e i buoni spunti (il WorldTour al femminile o la creazione di un Tribunale Internazionale Antidoping) gli è stata imputata l’incapacità di collaborare o alla peggio imporsi con un vari portatori di interesse del ciclismo come federazioni, team (gli screzi con l’Astana la cui licenza WorldTour corse seri rischi) e così via. CyclingNews riporta inoltre la frustrazione di alcuni addetti ai livori dell’UCI che mal digerivano la tendenza di Cookson a delegare delle varie incombenze il direttore generale Martin Gibbs, quasi un presidente ombra.
Sulla non riconferma hanno pesato presumibilmente anche i tentennamenti sul taglio delle squadre partecipanti al World Tour, sull’introduzione di un sistema di retrocessioni e di promozioni riservate alle Professional nonché la riforma dei calendari per renderli più snelli.
Una fronda guidata dalla potentissima ASO, l’associazione che organizza le corse più importanti del pianeta come il Tour de France, la Vuelta, la Parigi Roubaix, la Liegi Bastogne Liegi, la Freccia Vallone, il Tour of Qatar e via dicendo e che non ha mai digerito la guida di Cookson mentre di ben altro tenore è il rapporto con il neoeletto Lappartient. Cosa che però ha suscitato qualche malizia visto che il francese è accusato dai suoi detrattori di essere in conflitto d’interesse vista la sua vicinanza all’ASO e tant’è che il suo avversario dopo la sconfitta, in cauda venenum, ha messo in guardia sui rischi derivanti alla tendenza monopolistica dell’organizzazione francese: “Sarà una bella sfida per David cercare di bilanciare gli interessi dell’ASO con gli altri stakeholder” ha dichiarato sornione Cookson.

Ma ormai la vecchia Europa, culla del ciclismo, non è più con il britannico a cui ha voltato le spalle votando per Lappartient, mentre il presidente uscente ha raccolto i voti dell’Oceania e della Cina, lieta di ospitare un nuovo centro mondiale di sviluppo dopo quello di Aigle, mentre il francese vuole aumentarne il numero spargendoli per il mondo.

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Lappartient nuovo presidente UCI: un programma ambizioso. Sarà attuato sino in fondo?

Il nuovo presidente dell’UCI ha messo molta carne al fuoco nel suo programma e ha quattro anni di tempo per cambiare volto al ciclismo: dovrà aprire di più il movimento ai Paesi rimasti sostanzialmente ai margini della globalizzazione di Cookson come il Sudamerica e l‘Africa, rendere più incisivo il contrasto al doping biologico – prevista anche la proibizione dei corticoidi – e meccanico (su cui pesa la figuraccia dei tablet voluti dall’ex presidente ma pare non efficaci per scovare i motorini nascosti) e valorizzare il prodotto ciclismo tramite percorsi che possano portare alla vendita centralizzata dei diritti televisivi (sarà la volta buona che potrà nascere una Lega dei Team WorldTour sul modello calcistico, come auspicava il team manager della Cannondale Jonathan Vaughters?).
In particolare, è di interesse l’intenzione di Lappartient di valorizzare un format come i Campionati del Mondo rendendoli quadriennali e riunendo in un solo evento le quattro discipline olimpiche e favorirne inoltre la massima partecipazione possibile (aprendo ad esempio a realtà nazionali più marginali nel movimento ciclistico) ed eliminando la cronosquadre per team. In pratica, un format su misura per le 186 Federazioni globali.
Inoltre è degna di lode la volontà di aprire la pratica ciclista a tutti con una maggiore attenzione allo sviluppo del movimento delle Bmx e della Mountain Bike (sarebbe anche ora). Di preciso non si sa ancora cosa si voglia fare concretamente in questo senso, ed è una debolezza del programma di Lappartient.
Infine degna di nota è la volontà del neopresidente di regolamentare le comunicazioni in gara, anche se al momento è solo una ipotesi, e di puntare i riflettori sulla linea d’ombra delle scommesse sportive, su cui ancora nessuno aveva portato avanti una seria riflessione.

Quelli di Cookson forse non sono stati quattro anni sprecati, nonostante la batosta che lo sconfitto ha ricevuto oggi. Ma se nel 2013 il ciclismo sembrava pronto a voltare finalmente pagina, oggi ci ritroviamo sostanzialmente ad un nuovo punto di partenza.
Nuovo sì, ma sempre un punto di partenza, un anno zero che è una cesura rispetto al passato e ci fa comprendere come questo sport debba ancora trovare la quadra per quanto riguarda la sua identità e credibilità. “Something must be done“, disse una volta il principe Edoardo VIII di fronte alle condizioni precarie dei minatori disoccupati, suscitando un putiferio: “Qualcosa deve essere fatto“, tornando al nostro discorso, perché evidentemente ciò che è stato compiuto da Cookson non è sufficiente per ridare credibilità ad un movimento ancora in cerca della sua identità.

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