Esclusiva SN-Alessandro Ballan: “Avrei voluto vincere la Parigi-Roubaix. Moscon è il futuro italiano sulle pietre”

Pubblicato il autore: Giuseppe Segui

Alessandro Ballan è l’ultimo ciclista italiano ad aver vinto un Mondiale su strada nel 2008 e il Giro delle Fiandre nel 2007. Splendido interprete delle classiche del pavè, il veneto ha ottenuto nel corso della sua carriera numerose vittorie e piazzamenti di prestigio in corse come la Parigi-Roubaix e la Milano-Sanremo. La condanna per doping nel 2014 con successiva assoluzione e una terribile caduta nel dicembre 2012 hanno fortemente condizionato le sue ultime stagioni agonistiche, costringendolo al ritiro dal mondo professionistico nel 2016. Supernews lo ha intervistato in esclusiva:

Chi è Alessandro Ballan oggi? Ti manca il mondo del ciclismo professionistico?
Ho la fortuna di essere rimasto all’interno dell’ambiente ciclistico. Accompagno gruppi tramite agenzie per pedalate organizzate in Italia e all’estero insieme al ct della nazionale Davide Cassani. Collaboro con il canale tv Bike Channel e sono testimonial di Mediolanum al Giro d’Italia insieme a Moser, Bettini, Fondriest e Motta. Sono anche uomo immagine di una decina di sponsor che mi permettono di testare e sviluppare nuovi prodotti. Dopo il mio ritiro, sicuramente mi manca la competizione e il poter indossare il numero sulla schiena, cosa che ho sempre fatto da quando avevo nove anni. Ogni tanto partecipo a qualche granfondo e mi piacerebbe in futuro lavorare in qualche team professionistico per stare a stretto contatto con i corridori.

Quali sono le emozioni e i ricordi dei tuoi grandi successi? C’è qualche rimpianto nella tua carriera?
Sono passati circa dieci anni dal Mondiale di Varese 2008 e dal Fiandre 2007, ma il mio ricordo è ancora intatto e sempre bellissimo. In quell’edizione della classica belga feci un  grandissimo scatto sul Grammont e poi riuscii a battere in una volata al cardiopalma Leif Hoste. Ci vollero alcuni minuti per realizzare che effettivamente avessi vinto io. La rassegna iridata vinta in casa è stata un’emozione indescrivibile e ancora mi vengono i brividi quando rivedo il mio scatto decisivo negli ultimi 3 km. Ho impiegato qualche giorno per realizzare che avessi compiuto effettivamente quell’impresa e ancora oggi quasi non ci credo. Avrei voluto vincere la Parigi-Roubaix, una classica monumento che mi è sempre piaciuta. Per sfortuna, cadute e varie vicissitudini non sono mai riuscito a realizzare il mio sogno, sono comunque arrivato per tre volte terzo. Vincere Mondiale, Fiandre e Roubaix sarebbe stato epico.

Qual’è il fascino delle classiche del Nord? Chi dava la sensazione di essere più forte tra Boonen e Cancellara?
In Belgio c’è una passione viscerale per il ciclismo, un tifo incredibile che coinvolge tutti i ciclisti: conoscono e incitano dal primo all’ultimo corridore del gruppo. Correre poi sulle pietre ti da un’adrenalina unica e capisci che queste classiche sono un po’ la storia del ciclismo. Ho avuto la sfortuna di gareggiare in un’epoca di due mostri sacri come Boonen e Cancellara, ma sono riuscito a batterli nel Fiandre 2007. L’arrivo in volata insieme a loro due nel Velodromo di Roubaix nel 2008 è uno dei ricordi più belli della mia carriera. Scegliere tra i due è una bella lotta. Tom era quasi imbattibile in un arrivo ristretto in volata e aveva una squadra fortissima, Fabian decideva di vincerle con prepotenza e i suoi scatti erano micidiali.

Per caratteristiche rivedi in gruppo qualche corridore italiano che possa assomigliarti e avere ottimi risultati sulle pietre?
In gruppo ci sono pochi giovani che si adattano al pavè. Gianni Moscon è il futuro del ciclismo italiano sulle pietre e non solo, credo che nei prossimi anni possa davvero dire la sua. Il trentino è molto completo, mi assomiglia per caratteristiche fisiche ma va davvero forte anche in salita. Nei suoi primi due anni tra i pro ha maturato molta esperienza che sicuramente gli ritornerà utile in futuro.

Quali sono le differenze maggiori tra Giro e Tour? Cosa pensi della partenza del prossimo Giro in Israele e della probabile partecipazione di Froome?
Al Giro di solito il percorso è più duro e le salite sono molto ripide. Il Tour è la corsa mediatica per eccellenza, il livello di partecipazione è sempre più alto e si va a tutta dal primo all’ultimo chilometro: C’è sicuramente una maggiore pressione e fa molto più caldo. Io credo che la partenza in terra israeliana sia un’ottima mossa per le casse della corsa, ma a livello di partecipazione e di calore del pubblico sarà difficile trovare lo stesso entusiasmo di una partenza in Italia. Ho gareggiato al Giro 2012 quando siamo partiti dalla Danimarca e, se rapportassi quell’esperienza con la partenza dell’ultima edizione in Sardegna, direi che non c’è paragone. Il Giro d’Italia è bello proprio per la passione della gente. La partecipazione di Froome sembrerebbe essere quasi certa e, se confermata, garantirebbe grande spettacolo e curiosità nel vedere la perfomance di questo campionissimo. Mi aspetto di vedere alla partenza anche Fabio Aru, che nell’ultimo anno ha pagato il rapporto incrinato con la sua ex-squadra, e chissà Vincenzo Nibali, anche se il siciliano ha espresso la  volontà di concentrarsi sulle corse in linea in vista del grande obiettivo del Mondiale 2018.

In chiusura, quanto ha pesato nella tua carriera la condanna per doping, poi smentita da una completa assoluzione? Cosa pensi delle accuse di doping meccanico nei confronti di Fabian Cancellara?
È molto difficile essere un ciclista professionista ad alti livelli quando in realtà la tua testa è altrove. A partire dal 2010 ho vissuto momenti molto difficili e, mentre mi allenavo, era un continuo viavai tra avvocati e tribunali. Sono seguiti la terribile caduta del 2012, la squalifica ingiusta del 2014 e alla fine ho deciso di ritirarmi . Le polemiche di questi giorni nei confronti di Fabian Cancellara mi fanno ridere. È un episodio del 2010 e non ha senso parlarne sette anni dopo. Se fosse stato colpevole, lo si sarebbe dovuto accertare subito dopo. Sono accuse che non fanno bene al ciclismo e infangano il nome di un grande campione come Fabian. 

 

 

 

 

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