Esclusiva SN, Fabio Aru: “Faremo una grande stagione con la UAE Emirates. Vinokurov? Non commento”

Pubblicato il autore: Luca Santoro Segui

17Fabio Aru

Quella appena conclusasi è stata una stagione da ricordare per Fabio Aru, nel bene e nel male. Il Cavaliere dei Quattro Mori ha affrontato un 2017 impegnativo sotto molti punti di vista, ripagandolo in alcuni casi per gli sforzi ed in altri ponendolo di fronte a dei momenti molto difficili, come ciclista e come uomo.
Il sardo ha cominciato l’anno con la maglia dell’Astana e lo conclude firmando per la UAE Team Emirates, e nel mezzo ha raccolto trionfi e soddisfazioni come il titolo di Campione d’Italia conquistato nella prova su strada in Piemonte e la prima maglia gialla della sua carriera, che ha ripagato i suoi attacchi sulle rampe pirenaiche e che ha tenuto sulle sue spalle per due tappe. E poi come non dimenticare la vittoria, sempre al Tour di quest’anno, sulla Planche des Belles Filles, uno dei capolavori della sua carriera: il quinto posto finale alla Grande Boucle migliora il tredicesimo dell’anno precedente e proietta così il ventisettenne Fabio Aru, che ha indossato le maglie di tutti e tre i grandi giri (con tanto di conquista della Vuelta 2015, ricordiamo) verso delle possibili magnifiche sorti e progressive per il suo futuro. Buone sensazioni confermate anche da un finale di stagione in cui il sangavinese si difende molto bene nelle corse d’autunno.
Ma come abbiamo detto, non è stato un rettilineo privo di tornanti questo 2017 per il corridore sardo. Un infortunio al ginocchio gli costa la partecipazione al Giro del Centenario che partiva proprio dalla sua Sardegna, ma il colpo più duro è la prematura scomparsa del compagno di squadra e amico Michele Scarponi, una perdita che ancora oggi è difficile da accettare per tutto il mondo del ciclismo e per gli appassionati.
La crisi sull’Angliru alla Vuelta che ne compromette la posizione nella top ten e le presunte frizioni in casa Astana probabilmente compromettono la serenità di Fabio Aru. In ogni caso, in autunno il sardo firma per la UAE Emirates, diventando uno dei trasferimenti più prestigiosi del ciclomercato ed andando a rafforzare una squadra neonata intenzionata però ad essere sempre più protagonista del WorldTour.
Abbiamo perciò sentito il Cavaliere dei Quattro Mori a proposito del futuro con il nuovo team, ma l’occasione è stata propizia anche per sentire il suo punto di vista sulla stagione appena conclusa e i rapporti con l’Astana. Ecco cosa ci ha raccontato.

Dopo sei anni approdi alla UAE Emirates: guardando il “roster” dei tuoi colleghi in questo nuovo team avrai accanto tanti validi supporti se vestirai i panni di capitano nei grandi giri. Parliamo in particolare di Atapuma, Polanc, i talenti in crescita di Conti d Petilli (a cui auguriamo prontissima guarigione), Ulissi… Come ha trovato questa squadra che dopo un anno di rodaggio sembra pronta per alzare la posta in gioco nel 2018?

Credo che la UAE Emirates sia una grande squadra composta da atleti di primissimo livello, sono contento della scelta fatta.

Come sarà secondo te la convivenza con Daniel Martin, nell’ottica dei grandi giri?

Sono certo che i dirigenti della squadra saranno in grado di decidere calendari e atleti nel modo migliore. Ho grande rispetto e considerazione per Daniel e sono certo che, con lui e con tutti gli altri campioni del Team, riusciremo a portare in alto i colori della UAE Emirates.

Per Saronni è fondamentale che tu corra più gare possibili e farti ulteriormente le ossa nelle corse di un giorno. Se potessi indicare tra queste ultime quelle in cui ti vuoi misurare nel 2018, quali sarebbero (al netto del Mondiale di Innsbruck che pare sia un tuo obiettivo personale)?

Ci sono tante belle gare nel calendario internazionale ma per fare i programmi, aspettiamo di vedere il percorso del Giro d’Italia. Diciamo che la scelta non manca, a parte il Mondiale, dove mi piacerebbe essere convocato e fare bene. è presto per fare annunci.

Dalle indiscrezioni che filtrano il Giro d’Italia 2018 presenterà molto scalate, dall’Etna della prima settimana per arrivare probabilmente allo Zoncolan, il Jafferau, il Sestriere e il Colle delle Finestre, già protagonista di una tappa che vincesti nel 2015. Se fosse confermato un percorso del genere, con un livello di difficoltà di questo tenore, il Giro 2018 (decisioni del team permettendo) potrebbe catturare il tuo interesse?

Ho letto e sentito molte voci su quelle che saranno le salite del Giro 2018: credo che la cosa migliore per farsi un’idea sia però aspettare la presentazione ufficiale del prossimo 29 novembre. Detto ciò, da italiano, è normale che il Giro d’Italia sia nel mio cuore e, dopo il forfait obbligato dall’infortunio del 2017, l’idea di tornare al Giro mi piace molto.

Il 2017 è stato un anno controverso per te, tra luci ed ombre, e sicuramente molto faticoso non tanto dal punto di vista fisico ma da quello mentale. Questa stagione che Fabio Aru ci restituisce? Cambiato, fortificato ulteriormente?

Si, è stato un anno lungo e a tratti molto complicato. Mi ha dato però anche importanti soddisfazioni al Campionato Italiano e al Tour per esempio. Sicuramente ho imparato molto e credo che il mio carattere possa esserne uscito fortificato.

Si intuisce che il discorso Astana sia molto delicato, soprattutto se consideriamo il fatto che parliamo ormai di una questione che è diventata materia d’avvocati. A prescindere da ciò, perché secondo te un rapporto di sei anni si è concluso così traumaticamente? A cosa si deve, a tuo parere, la reazione di Vinokurov?

Preferisco non commentare le ultime dichiarazioni. Quello che posso dire è che sono molto orgoglioso di aver fatto parte del Team Astana per i primi 6 anni della mia carriera da corridore professionista. Semplicemente era arrivato il momento di cambiare.

Il tuo legame con la Sardegna va al di là del tuo soprannome o delle personalizzazioni della tua bici. Persino l’organizzazione del Tour quest’anno, tramite una serie di stilizzazioni grafiche, ti ha ritratto con la bandiera dei quattro mori e non quella italiana. In un periodo di recriminazioni indipendentiste non temi che il tuo rapporto con l’isola possa essere strumentalizzato?

Il mio legame con la Sardegna è forte e imprescindibile: io sono sardo e sono orgoglioso di essere. Questo ovviamente non incide in nessun modo sul fatto che mi senta anche italiano al 100% e sono altrettanto orgoglioso di aver portato con onore la Maglia di Campione Italiano sulle strade francesi e del mondo.

Abbiamo inoltre chiesto a Fabio il parere sulle ultime parole espresse dal DS dell’Astana Beppe Martinelli (“Avevamo un rapporto vero, eppure è stata una scelta totalmente sua. Giuro, non ci sono mai entrato e lui non ha mai spartito con me niente, mai chiesto se facesse bene o male. Niente. Neppure con gli altri. Ma vorrei chiarire che non mi sento né tradito né deluso. Non lo sento da un mesetto, però non ci sono problemi. Se ci sarà da abbracciarsi, lo faremo tranquillamente. Credo che sia stata una scelta di vita, ma anche il fattore economico deve essere stato importante. Molto importante“), ma l’attuale maglia tricolore ha preferito chiosare con un no comment.

 

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