Giro d’Italia 2018, arriva l’appello per far spostare le tappe in Israele

Pubblicato il autore: Andrea Biagini Segui
Giro d'Italia 2018

Le prime tre trappe del Giro d’Italia 2018 previste al momento in terra israelita.

Modificare la Grande Partenza da Israele: è questo il senso della campagna indetta dal movimento BDS e sottoscritta da oltre 120 gruppi per i diritti umani che, attraverso una lettera all’indirizzo di Urbano Cairo (presidente RCS Mediagroup), Riccardo Taranto (presidente RCS Sport) e Mauro Vegni (direttore Giro d’Italia) stanno cercando di far spostare le prime tre tappe del Giro d’Italia 2018 previste in Israele, a causa delle sue gravi e crescenti violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani dei palestinesi.
Secondo i firmatari infatti, portare il Giro d’Italia 2018 in Israele significherebbe occultare l’occupazione militare e la discriminazione contro i palestinesi da parte di Israele e al contempo ne incentiverebbe la sensazione di impunità, alimentando la continua negazione dei diritti dei palestinesi sanciti dall’ONU.

Inoltre, sempre stando alle parole dei manifestanti, le foto e i video diffusi dai canali ufficiali del Giro d’Italia promuoverebbero la città di Gerusalemme Est come fosse parte dello Stato di Israele, mentre nella realtà dei fatti questa si trova sottoposta da oltre 50 anni all’occupazione militare israelita. Per questo motivo, commemorare i 70 anni dalla nascita dello Stato di Israele facendo passare nel territorio il Giro d’Italia 2018 significherebbe ignorare la condizione di spoliazione che tutt’ora vive il popolo palestinese.
Ricordiamo che la presentazione ufficiale del Giro d’Italia 2018 è in programma mercoledì 29 novembre, giorno che per qualche strana casualità (o forse no) coincide con la Giornata Internazionale ONU di Solidarietà con il Popolo Palestinese.

Giro d’Italia 2018, l’appello per spostare la Grande Partenza

Siamo profondamente preoccupati per gli annunciati piani di fare partire l’edizione 2018 del Giro d’Italia da Israele. Malgrado i vostri tentativi di evitare “zone sensibili”, tenere la corsa in qualsiasi luogo sotto controllo israeliano coinvolge il Giro d’Italia nelle violazioni israeliane del diritto internazionale.

Facendo iniziare la corsa a Gerusalemme, il Giro d’Italia diventerà parte del processo in corso da parte di Israele per istituzionalizzare la sua presa illegale sulla città occupata. La risoluzione 181 (1947) dell’Assemblea Generale dell’ONU ha stabilito Gerusalemme come corpus separatum sotto un regime internazionale speciale e ha ripetutamente affermato che “tutte le azioni intraprese da Israele, la potenza occupante, di imporre le sue leggi, giurisdizione e amministrazione sulla Città Santa di Gerusalemme sono illegali”. Nel 1967, Israele ha occupato Gerusalemme Est, annettendola unilateralmente come parte della sua capitale unita”. Malgrado le ripetute rivendicazioni da parte dei ministri israeliani durante la cerimonia di annuncio, la comunità internazionale non riconosce alcuna parte di Gerusalemme come capitale di Israele.

Nel sud di Israele, dove è prevista un’altra tappa della corsa, dozzine di città beduine palestinesi si vedono rifiutati riconoscimento e servizi di base da parte di Israele e sono state sottoposte a ripetute demolizioni, nel caso di Al-Araqib oltre 100 volte. Dal 2010, Israele ha revocato la cittadinanza di centinaia, probabilmente migliaia, di beduini palestinesi senza alcuna ragione, rendendoli apolidi. Queste politiche fanno parte della perdurante pulizia etnica da parte di Israele, che è cominciata 70 anni fa con la fondazione di Israele sulle rovine della patria palestinese e con il trasferimento forzoso di una maggioranza dei palestinesi indigeni.

Questo è ciò che Israele intende ‘celebrare’ l’anno prossimo. Il Giro d’Italia non dovrebbe partecipare a questo. Come sarebbe stato inaccettabile per il Giro d’Italia cominciare dal Sudafrica dell’apartheid negli anni ’80, è inaccettabile iniziare la corsa in qualsiasi luogo sotto controllo di Israele poiché questo servirà soltanto come timbro di approvazione per l’oppressione dei palestinesi da parte di Israele.
Sollecitiamo RCS a rispettare il diritto internazionale e a spostare l’inizio della corsa in un altro paese. Per favore, non permettete a Israele questo “grande colpo politico”, macchiando uno dei principali eventi sportivi d’Europa.

 

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