Caso Froome, il mondo del ciclismo si divide: le parole di Hinault e Monfort

Pubblicato il autore: Livio Cellucci Segui


Sta facendo molto discutere nel mondo del ciclismo la bomba mediatica creatasi con la notizia fragorosa e del tutto inaspettata della positività di Froome alla Vuelta di quest’anno. Il Caso Froome ormai è stranoto ai più: il campione britannico ed il suo valore assolutamente anomalo di Salbutamolo riscontrato ai controlli antidoping della corsa spagnola hanno sollevato un tale vespaio di commenti e di prese di posizione da parte di tantissime persone interne ed esterne al movimento, che in questi giorni si sta creando una sorta di spaccatura nell’ambiente tra colpevolisti ed innocentisti. C’è infatti chi condanna senza mezzi termini il comportamento di Froome, visto con il fumo negli occhi come una sorta di ”nuovo Armstrong”, con tutto il disprezzo implicito in questo paragone, e chi invece sull’altro fronte crede (o per lo meno preferisce provare a credere) alla totale buona fede di Chris Froome ed al suo ”reale e grosso problema di asma” che, stando appunto alle parole del corridore del team Sky, lo avrebbe portato ad assumere consapevolmente la sostanza incriminata, sotto precisa prescrizione del medico sociale della squadra, proprio per risolvere il suo problema di respirazione.
Tra i fautori della linea dura sul Caso Froome tra gli altri c’è anche, come abbiamo letto in questi giorni, il nostro Vincenzo Nibali. Ma chi ha calcato veramente la mano in senso colpevolista è stato Bernard Hinault: il pluricampione francese fino a prima che scoppiasse il putiferio era sempre stato un convinto fan di Froome ma, alla notizia dell’accertata positività al Salbutamolo da parte del Keniano Bianco, si è imbestialito e non c’ha visto più, un pò come se improvvisamente gli fosse venuto meno un riferimento in cui aveva riposto la sua fiducia. Il Tasso ci va già duro, anzi durissimo: ”Guarda caso, ormai nel ciclismo sono tutti asmatici… Bisogna smetterla con il Ventolin e tutte queste cose! Personalmente, credo che nel momento in cui hai bisogno di queste sostanze per correre, allora non puoi correre. Quando non va più, quando peggiori, ti devi fermare…”. Queste le parole di Hinault rilasciate a Ouest-France. L’ex ciclista transalpino ha poi sottolineato il fatto che Froome abbia ”preso una dose superiore a quella concessa”, e che le parole del britannico a riguardo sarebbero ”tutte scuse”, per poi concludere amaramente e con rabbia: ”Ancora una volta, non puoi fidarti di nessuno! Ancora una volta lo sport subisce un colpo durissimo per queste stupidaggini… Dopo il Caso Armstrong, pensavo che tutti avessero capito, ma non è così…”.

Cambiando poi versante e passando ora nel campo degli innocentisti, proprio ieri sono invece arrivate le parole di un collega di Froome, Maxime Monfort, tese a ridimensionare la questione ed a rasserenare l’ambiente. Il ciclista belga ai microfoni di Rtbf.be ha provato ad argomentare il perchè molti corridori abbiano problemi di respirazione: ”La nostra capacità personale è enorme: immettiamo molta aria nel nostro corpo e, di conseguenza, assumiamo anche alcune particelle dannose, che provocano l’asma. Si tratta di asma da stress: quando siamo a riposo non soffriamo di ciò, ma in corsa sì”. Quindi Monfort ha continuato ad argomentare: ”Io, per esempio, prima di passare professionista, non ho mai sofferto d’asma, ma da allora nei Grandi Giri ho iniziato a soffrirne… Nel Giro d’Italia ho sofferto molto ed i medicinali non sempre risolvevano tutti i problemi”. Il ciclista della Lotto Soudal è consapevole dei danni di immagine che questa vicenda arreca al mondo delle due ruote: ”E’ difficile fare una valutazione della situazione, ma ovviamente questa vicenda non fa bene al mondo del ciclismo. Froome ha vestito la maglia di leader praticamente durante tutte le tappe dei Grandi Giri e sapeva che sarebbe stato controllato di continuo, sarebbe da stupidi provare a barare… Il valore riscontrato però è molto grande, più di un semplice spruzzo di un medicinale e questo provoca dei sospetti: non sappiamo cosa succede e nessuno ha tutti i dati del caso… Proprio per questo, spero che le persone non pensino che tutti noi ciclisti ci dopiamo!”

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