Ciclismo, l’UCI scagiona Sagan dopo la gomitata a Cavendish e Lappartient promette: “Presto arriverà la VAR”

Pubblicato il autore: Andrea Biagini Segui

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Sono passati cinque mesi ormai dall’episodio che ha fatto molto discutere al Tour de France 2017, vale a dire l’espulsione dalla corsa di Peter Sagan al termine della tappa 4 per aver “tenuto un comportamento irregolare”, provocando dunque la caduta di Mark Cavandish con “la sua manovra pericolosa”. Una squalifica che fin dall’inizio era sembrata assurda ma soprattutto affrettata, costringendo Sagan e la sua squadra a presentare un immediato ricorso al TAS in cui si chiedeva una sospensione temporanea della squalifica per consentire al campione del Mondo di terminare la corsa, tuttavia non concessa. Il caso si è così protratto fino a martedì, quando da Losanna è arrivata la conferma che, secondo il Tribunale Arbitrale dello Sport, la squalificare lo slovacco fu un errore dei giudici.

Caso Sagan, la sentenza del TAS e le parole di Lappartient

Come si legge quindi dal comunicato stampa emesso al termine della disputa infatti, “considerando il materiale portato nelle precedenti audizioni, incluso un nuovo video che non era disponibile nel momento in cui la giuria prese la decisione di squalificare Peter Sagan, le parti sono giunte alla conclusione che l’incidente fu casuale e non intenzionale e che i commissari UCI presero la decisione basandosi su quanto a loro disposizione. Su queste basi, le parti hanno quindi deciso di non continuare il procedimento legale”.

In merito alla vicenda si è poi espresso anche il nuovo presidente dell’UCI David Lappartient, che ha voluto sottolineare la sua soddisfazione per gli sviluppi positivi del processo, dovuti all’utilizzo di materiale video che ha permesso di prendere la decisione migliore seppur a distanza di tempo:“Questi procedimenti hanno dimostrato quanto sia importante e difficile il lavoro dei Commissari UCI. A partire dalla prossima stagione l’UCI intende ingaggiare un ‘Commissario di supporto’ con un’esperienza video importante per assistere il gruppo dei Commissari nei principali eventi dell’UCI World Tour”, ha concluso il francese Lappartient.

Peter Sagan:“Il lavoro dei giudici è difficile, per questo deve essere facilitato”

Contento dell’epilogo, e non poteva essere altrimenti, anche il tre volte campione del mondo, che ha così commentato il verdetto che lo ha scagionato da qualsiasi colpa dopo la squalifica iniziale dei giudici:“Il passato è già dimenticato, ora si tratta di migliorare il futuro del nostro sport. Quanto mi è successo a Vittel ha dimostrato che il lavoro dei Commissari UCI è difficile e l’UCI ha riconosciuto la necessità di facilitare il loro lavoro in modo più efficace” – ha detto Sagan, che ha poi continuato dicendo – “sono felice che il mio caso porti a sviluppi positivi, perché è importante per il nostro sport prendere decisioni giuste e comprensibili”.
Stesse impressioni sono arrivate anche dal team manager della Bora Hangrohe, Ralph Denk, che ha voluto aggiungere come “è sempre stato il nostro obiettivo dimostrare che Peter non causò la caduta di Mark Cavendish. Questa è stata la nostra posizione del primo giorno. Nessuno vuole far cadere i corridori o colpirli, quello che è successo a Vittel è stato un incidente che può capitare in corsa, durante uno sprint. Il mio compito come TM è quello di proteggere i miei corridori e i miei sponsor, e credo di esserci riuscito questa volta. In questo momento sono ancora più convinto di come né Peter né la Bora abbiamo commesso errori”, ha quindi concluso Denk.

Squalifica Sagan, la Dimension Data delusa:“Siamo sorpresi di non essere stati ascoltati”

Quasi lasciata in disparte, senza essere mai citata e presa in considerazione nel corso di tutto il processo, la Dimension Data ha voluto comunque farsi sentire attraverso le parole di Douglas Ryder, team principal della squadra, che ha voluto esprimere tutto il disappunto del team per non essere mai stato tirato in ballo:“Noi vogliamo che tutti, corridori e squadre, lavorino assieme per rendere le corse più sicure e gradevoli. Abbiamo capito che la disputa era sul processo che ha impedito alla Bora-Hansgrohe di esporre il caso davanti alla giuria di corsa. Ad ogni modo, in seguito all’annuncio dell’accordo sembra che l’indagine abbia portato anche ad una revisione dell’incidente di corsa stesso. Essendo noi la squadra il cui corridore ha sofferto le conseguenze peggiori dalla caduta, siamo molto sorpresi dal non essere stati coinvolti nell’inchiesta”, ha concluso Ryder, che ha poi ricordato come l’incidente costrinse il velocista dell’Isola di Man a concludere anzitempo la propria stagione. In ogni caso, la Dimension Data ha dichiarato di non voler lasciare ulteriori dichiarazioni in merito all’accaduto.

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