Omar Di Felice ha deciso: sarà l’Islanda il teatro della prossima avventura estrema

Pubblicato il autore: Andrea Biagini Segui

omar di felice islanda
“Non si vede bene che con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”
. Forse la volpe di Antoine de Saint-Exupéry, nel celeberrimo libro Il Piccolo Principe, aveva ragione: impariamo a guardarci dentro, a ricercare in noi stessi tutto ciò di cui abbiamo bisogno, tutto ciò che ci fa stare bene.
E forse anche la prossima grande impresa di Omar Di Felice, campione di ultracycling, è nata da quelle poche ma semplici parole dirette proprio al cuore, la fonte di tutti i sogni. Già, perché l’atleta romano, dopo aver pedalato in pieno inverno fino a Capo Nord, affrontato le Cime della Leggenda (facendo le ultime 13 salite fuori sella), oppure dopo aver completato il suo personale Giro d’Italia, 3500 chilometri coperti in 8 giorni e 21 ore no stop, oggi ha annunciato quale sfida lo aspetta nel 2018, ritornando come da lui stesso ammesso alle origini, a quella terra che oramai 10 anni fa lo aveva visto partire da solo, in compagnia di uno zaino, e che ora lo vedrà ritornare più maturo e su di una bicicletta, pronto comunque a meravigliarsi come fosse la prima volta.
Perché in fondo non finiremo mai di stupirci guardando ciò che ci circonda, e forse l’Abruzzo che ogni giorno ospita gli allenamenti di Omar somiglia davvero all’Islanda, la terra degli elfi che ora è pronta a dare vita all’ennesima leggenda.

“2018: E così sarà ISLANDA!
Arriva un momento nella vita di un atleta in cui si sente il bisogno di “spogliarsi” e partire. Io sento questo bisogno così forte dentro di me da non poterlo più contenere.

E così sarà ISLANDA. Ma questa volta sarà nel pieno cuore dell’inverno e, soprattutto, completamente da solo. Io, la mia arctic machine, i miei sogni, i miei pensieri e la mia voglia di avventura. Non avrò alcun mezzo di assistenza al seguito, non avrò una troupe di riprese e nessuno racconterà per me le pedalate “in diretta”. Ci sarò solo “Io”.

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10 anni. E’ iniziato tutto quel giorno. Quando decisi di prendere uno zaino, caricarci dentro un bel pò di cose invernali e partire. “Serve che tu parta da solo, proprio sotto le feste di Natale?”
Si, serviva farlo. Avevo 26 anni, appena compiuti. Il sogno del professionismo appena interrotto, a metà tra il dispiacere per una parentesi durata poco e l’orgoglio di aver dimostrato a me stesso che ero stato in grado di realizzare quel sogno negli anni in cui il ciclismo era una professione difficile e controversa.
Il traguardo della Laurea, e quel primo anno di lavoro intenso.
Di giorno lavoravo, fino a tardi. La sera mi fermavo nel mio ufficio davanti al pc. Srotolavo le mappe e sognavo la meta ideale, quella su cui riversare tutti i primi risparmi.
Il resto lo avevano fatto le musiche dei Sigur Ros, sempre sussurrate alle orecchie e la voglia di scoprire dentro di me quale fosse la vera strada che avrei percorso nella vita.
Un viaggio solitario, a piedi, scoprendo che in realtà l’esplorazione era l’unica strada percorribile.

Così a 10 anni da quel viaggio che mi ha aperto le porte “della vita”, partirò ancora una volta. Andrò lassù.
Senza una meta precisa né un obiettivo. So che pedalerò ogni giorno, mi immergerò in quella pace, lascerò che il freddo si impossessi di me, che il vento spazzi via ogni pensiero, sentendomi libero di fermarmi e ripartire ogni qualvolta ne avrò il desiderio.

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Mi fermerò a respirare ad ogni angolo di meraviglia, fotograferò, scriverò, canterò silenziosamente e danzerò sul ghiaccio. Cercherò di raccontarvelo in maniera diversa dal solito. Meno cronaca, meno “spettacolo”, ancor più sentimento. Ancora più poesia. Ancora più “avventura”. Ma con il bisogno, questa volta, di viverla solo con me stesso. Nel mio silenzio. Il silenzio di chi sa che è in fondo al cuore che si nascondono le emozioni più intense.
Porterò con me la arctic machine, la caricherò sperando che le borse siano sufficienti a contenere tutto l’occorrente per giorni e giorni passati pedalando al freddo estremo in condizioni che mi ricorderanno quel detto famoso “L’Islanda non è un paese per stupidi”.

E sulle spalle, simbolicamente, avrò con me quello zaino che tuttora mi ricorda dove tutto ha avuto inizio”.

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