Reazioni caso Froome: LeMond, Porte, Dumoulin, Bakelants dicono la loro su una vicenda che continua a dividere

Pubblicato il autore: Luca Santoro Segui
Reazioni caso Froome

Chris Froome e Richie Porte quando erano compagni di squadra nel Team Sky

Non c’è pace per Chris Froome, non c’è pace nel ciclismo. Il 2018 si apre con la coda velenosa del caso salbutamolo, sostanza rinvenuto in quantità eccessiva nelle urine del corridore del Team Sky in occasione dell’ultima Vuelta: la questione ormai la conosciamo tutti, soprattutto gli appassionati e i tifosi delle due ruote su strada che ormai si sono dati allo studio della farmacologia applicata a furia di dibattere sulla liceità o meno di un surplus di nanogrammi per millimetro del broncodilatatore.
Dopo le parole di Vincenzo Nibali, Tony Martin, Maxime Monfort, Bernard Hinault ed altri ancora, chi più chi meno critico nei confronti di Froome, ecco arrivare nelle ultime ore i punti di vista di altri quattro corridori, ex ed ancora in attività.

Reazioni caso Froome, LeMond: “Le sue sono scuse ridicole”

Cominciamo dalle dichiarazioni fresche fresche di Greg LeMond, due volte campione del Mondo e vincitore in tre Tour de France, in uno dei quali ci fu le beffa degli otto secondi di vantaggio nella classifica finale sul povero Laurent Fignon. Il fuoriclasse americano, attualmente commentatore televisivo, ci è andato giù pesante, parlando in una intervista al Times di “scuse ridicole” da parte del portacolori della Sky, riferendosi probabilmente alla giustificazione di una asma che si porta dietro da dieci anni o alla linea difensiva della sua squadra, che pare voglia tirare in ballo dei fattori distorsivi delle analisi come la disidratazione patita dal quattro volte vincitore del Tour.
Per LeMond non ci sono difese che tengano, Froome – il succo del suo discorso – ha infranto le regole e va punito di conseguenza perché “è responsabilità dell’atleta seguire le regole. E anche nel caso del salbutamolo, dipende da Froome sapere quanto ne può inalare nel proprio corpo. Solo lui è il responsabile“.
Secondo Lemond il salbutamolo non migliora le prestazioni a patto che venga usato come prescritto dalle regole WADA, ma se venisse comunque assunto per via orale o per iniezione, argomenta l’ex corridore statunitense, la sostanza in tal caso può agire come “uno steroide anabolizzante, simile al clenbuterolo, il farmaco per cui Alberto Contador era risultato positivo“.
Ma ci sono altri tre corridori, attualmente in attività, ad aver detto la loro sul caso Froome.

Reazioni caso Froome: le cautele di Porte e Dumoulin, le accuse di Bakelants

Cominciamo dall’ex compagno di squadra del keniano, ovvero Richie Porte, dal 2016 traslocato alla BMC dopo quattro anni passati nel Team Sky. Il fresco bronzo ai campionati nazionali australiani a cronometro si è dichiarato scioccato e sbalordito da questa situazione, ma anche e soprattutto in virtù del fatto che tra lui e l’ex compagno di squadra ci sia una grande amicizia che perdura da tempo, ha ammesso che sulla questione preferisce non sbilanciarsi più di tanto.
Anche Tom Dumoulin, pur ammettendo di aver pensato a caldo che la positività (o come si dice in termini più appropriati, “non negatività”) di Froome rappresentasse una notizia “terrificante” per il ciclismo, tiene a precisare di non conoscere i dettagli della situazione, privilegiando quindi un atteggiamento attendista sul caso Froome.
In passato il vincitore del Giro d’Italia 2017 rilasciò delle dichiarazioni più severe riguardo alle esenzioni a scopi terapeutici di un farmaco altrimenti proibito, il triamcinolone, richiesti da un altro corridore allora Sky, Bradley Wiggins (“La cosa mi puzza – disse l’olandese – sono favorevole ad una maggiore trasparenza per rendere questo sport più pulito“).
Concludiamo questa rassegna di reazioni con quella a tinte corrosive di Jan Bakelants. Il corridore della AG2R, ancora convalescente dalla terribile caduta patita dopo il volo fuori da un guard-rail l’autunno scorso a Il Lombardia e che dovrebbe tornare alle corse a marzo, per la Vuelta in Catalogna, ha dichiarato chiaro e tondo che Froome debba essere sospeso, come successe a suo tempo a Diego Ulissi, trovato con un quantitativo in corpo di salbutamolo superiore alle dosi consentite e quindi tenuto fuori dalle gare per nove mesi (su due anni inizialmente inflitti).
Insomma, la stagione ciclistica sta quasi per cominciare, con il primo appuntamento World Tour del Tour Down Under in partenza il 14 gennaio, ma il caso Froome allunga la sua ombra di dubbi, veleni e polemiche sulla stagione 2018. E in una sorta di Civil War di marvelliana memoria, i corridori prendono posizione su una faccenda per la quale addetti ai lavori e appassionati sperano si faccia luce al più presto.

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