Marco Pantani, 14 anni fa la morte del Pirata ancora senza giustizia

Pubblicato il autore: Antonio Guarini Segui


Pantani, una morte senza verità.
Sono passati 14 anni da quella maledetta notte. 14 anni da quando il corpo senza vita di Marco Pantani è stato trovato nella stanza D5 del residence “Le Rose” di Rimini. 14 anni senza un’assoluta verità sulla scomparsa di uno dei più grandi personaggi della storia dello sport italiano. Non vogliamo elencare le tappe della vicenda giudiziaria che ha coinvolto il Pirata di Cesenatico. Vogliamo far tornare alla memoria le emozioni che lo scalatore romagnolo ha dato in quel magico 1998. E’ un’estate piuttosto triste per lo sport italiano. L‘Italia del calcio è stata eliminata ai Mondiali dalla Francia. La Ferrari sta vedendo sfumare il suo ennesimo assalto al mondiale di Formula 1, il digiuno dura dal 1979. Pantani ha vinto il Giro d’Italia. Dopo un emozionante duello con Pavel Tonkov il Pirata ha fatto sua la maglia rosa.

Comincia il Tour de France. Nessuno sa, forse neanche lui stesso, le condizioni di Pantani. Un italiano, Gimondi, non vince la Grand Boucle dal 1965. Il favorito nel 1998 è Jan Ullrich. Infatti il tedesco conquista la maglia gialla. Nessuno sembra in grado di fermare la sua corsa spedita verso Parigi. Quell’edizione del Tour de France è stata sporcata dallo scandalo Festina. La gendarmeria francese ha fatto irruzione nel ritiro dell’idolo di casa Richard Virenque e ha trovato sostanze dopanti destinati ai ciclisti. In un clima di sospetto il Tour arriva alla tappa del Galibier, è il 27 luglio 1998.

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Pantani, un anno d’oro prima del declino

Fa freddo, molto freddo. In cima al Galibier c’è una nebbia fitta. Ullrich soffre le temperature basse. Pantani strada facendo ha ritrovato la gamba che gli ha permesso di vincere il suo primo Giro d’Italia. Il tempo è talmente brutto che gli elicotteri non riescono a sorvolare la tappa. Funzionano solo le telecamere fisse. Adriano De Zan regala, con la sua inconfondibile voce, una pagina storica di sport televisivo. Il telecronista della Rai in pratica effettua una radiocronaca di quello che accade tra le nebbie del Galibier. “Eccolo, si è tolto la bandana”, quello era l’inequivocabile gesto di Pantani per comunicare agli avversari che lui attaccava. Da solo scala il Galibier e fa il vuoto. Ullrich non riesce a controbattere. Nessuno ci riesce.

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Una meravigliosa espressione del ciclismo raccontato recita:”Un uomo solo al comando”. Il giorno dopo il volto stanco, ma felice, di Pantani campeggia su tutti i quotidiani sportivi e non. Dopo 33 anni un italiano torna ad indossare la maglia gialla sui Campi Elisi a Parigi. Cesenatico si colora di giallo per riaccogliere il suo figlio prediletto. Gli italiani si riscoprono un popolo di ciclisti. Tutti pedalano sognando di emulare le gesta del Pirata. Gesta eroiche, che sono rimaste ben impresse nella memoria di tutti gli sportivi italiani. Come impresse sono rimaste le immagini di quel giorno a Campiglio il 1° giugno 1999. Pantani viene fermato perché ha l’ematocrito troppo alto. Non è doping, ma il regolamento impone lo stop al campione romagnolo. Quell’edizione del Giro d’Italia viene vinta da Ivan Gotti. Tanto per la cronaca. Pantani tornerà a correre, vincerà ancora. Una parte di lui, e di noi, è morta quel giorno a Campiglio. Per poi morire davvero il 13 febbraio del 2004. Anche quella sera Pantani è stato un uomo solo al comando. Come quel giorno tra le nebbie del Galibier. 14 anni senza il Pirata di Cesenatico. 14 anni senza giustizia.

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