Caso Froome, parla Tom Boonen: “Il salbutamolo non è doping”

Pubblicato il autore: Luca Santoro Segui
PAU, FRANCE - JULY 13: Christopher Froome of Great Britain riding for Team Sky in action during stage 12 of the Le Tour de France 2017, a 214.5km stage from Pau to Peyragudes on July 13, 2017 in Pau, France. (Photo by Bryn Lennon/Getty Images)

Foto Getty Images © selezionata da SuperNews

Sarà l’approssimarsi della Roubaix che ha vinto quattro volte in carriera e quindi la stampa ha gioco facile nell’intervistarlo in questo periodo, sta di fatto che ultimamente Tom Boonen sta rilasciando parecchie dichiarazioni e tutte di peso. Prima la polemica con Peter Sagan, che il belga ha tacciato di ipocrisia in merito alle sue lamentele di scarsa collaborazione e di intralcio da parte degli avversari, adesso arrivano fresche fresche le sue parole sul caso Froome.
La querelle ormai la conosciamo sino alla nausea: lo scorso settembre, mentre il britannico correva alla Vuelta, risultò da un controllo antidoping una dose oltre il consentito di salbutamolo nelle urine del corridore del Team Sky, rispetto alla soglia massima tollerata di 1000 nanogrammi/millilitro. Da lì è scoppiata la più estenuante diatriba nella storia del ciclismo contemporaneo, con Chris Froome lungi dall’essere sospeso in via cautelare dalla squadra, il nervosismo di altri colleghi e delle massime autorità della disciplina e una parola fine che probabilmente non arriverà prima del Giro a cui parteciperà il britannico, e forse addirittura se ne riparla dopo il Tour: si vocifera infatti di un probabile processo davanti al tribunale indipendente dell’UCI in estate inoltrata.
Froome si è sempre difeso parlando di seri problemi d’asma e di non aver mai violato le regole che conosce bene, mentre dal canto suo l’UCI, per bocca del presidente Lappartient, ha espresso qualche perplessità sulla liceità del corridore Sky di partecipare comunque alle gare, sebbene non ci siano gli estremi di una sospensione preventiva da parte della massima federazione internazionale.
Chris Froome comunque tira dritto, con l’intenzione di realizzare l’ambiziosa doppietta Giro-Tour (anche se sub-judice) dopo aver centrato quella Tour-Vuelta l’anno scorso. Ma dicevamo di Tom Boonen, che ha appunto parlato della questione al settimanale belga HUMO e che in un certo senso lo riguarda anche da vicino. Vediamo nel dettaglio.

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Tom Boonen sul caso Froome: “Non ci sono prove contro gli Sky”

Secondo il campione delle classiche, oggi saltuario commentatore tv e consulente per la Lotto Soudal ma più orientato a godersi la famiglia (“le mie due figlie sono la ragione più importante che mi ha spinto a ritirarmi dalle corse” ha ammesso), il salbutamolo non è da considerarsi doping, “definirlo tale sarebbe ridicolo“, sostiene.
Boonen cita a proposito il caso di sua figlia, che cura i problemi d’asma con l’inalatore che usa ogni giorno, come racconta l’ex corridore che specifica che a volte qualcosa possa andare storto nel dosaggio. Inoltre, sempre secondo il belga che ha concluso la sua carriera nella corazzata delle classiche, la Quick Step, il Team Sky è praticamente vittima di un teorema accusatorio (parafrasando le sue parole) in cui è stato già dichiarato colpevole: il riferimento è anche alla polemica sulla esenzioni disinvolte, le famigerate TUE, che risalgono ai fatti del Delfinato nel 2011, il pacco sospetto consegnato a Bradley Wiggins e il suo utilizzo ai limiti della legalità del corticosteroide triamcinolone, ed infine il recente caso dei cerotti di testosterone.
Secondo Boonen non ci sono prove concrete contro gli Sky, ma solo illazioni: pur dichiarandosi contro ogni tentativo di imbroglio e a favore della squalifica a vita per quanto riguarda i colpevoli, ritiene però che i tanti atleti che fanno uso di salbutamolo per curare i loro problemi respiratori non debbano essere trattati come appestati, al pari di chi fa uso di EPO.
La questione che tira in ballo Tom Boonen è in pratica il peccato originale del caso Froome: il salbutamolo è doping? Possibile che un corridore che con la sua squadra si ritrova sempre, volente o nolente, sotto la lente di tutti soprattutto se parliamo di sostanze vietate, possa aver commesso una leggerezza del genere sapendo che sarebbe venuta fuori e avrebbe compromesso la sua carriera? Fino a che limite è ammesso l’errore umano, ed oltre il quale invece parliamo di atto illecito? Sono domande che si spera possano trovare entro l’anno una risposta dalle autorità competenti. Intanto Chris Froome e gli Sky tirano dritti per la loro strada, almeno finché è possibile.

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