Il viaggio ascetico dei pellegrini del Giro d’Italia dopo la prima settimana

Pubblicato il autore: Andrea Biagini Segui

Foto Getty Images © scelta da SuperNews

I pellegrinaggi forgiano il carattere attraverso un viaggio prima di tutto introspettivo, alla ricerca (o scoperta) di se stessi. Lo è tale anche questo Giro d’Italia 101 che da Gerusalemme, in Terra Santa, sta conducendo i corridori alle porte di Roma, l’Urbe, attraversando luoghi talvolta ridenti talvolta scontrosi.
Sono ormai passati dieci giorni dal via di questo lungo viaggio intercontinentale che fin qui ci ha regalato piacevoli sorprese ed impreviste novità, non per ultima quella di ieri sul Gran Sasso.

Viandanti su un mare di (in)certezze

Alzi la mano chi, il 4 maggio, avrebbe puntato almeno un euro sulla prestazione finora maiuscola di Simon Yates. Io stesso, che pure avevo provato a scovare favoriti ed outsider alla vigilia della Grande Partenza, mi ero limitato a metterlo nella seconda categoria, quasi per dovere morale viste le incoraggianti prestazioni alla Vuelta a España 2016 e al Tour de France 2017. Eppure quello che il ragazzo di Bury sta facendo, supportato da una Mitchelton Scott sempre più squadra da battere, è qualcosa che piano piano si sta trasformando da sorpresa a conferma: una scoperta strada facendo che prelude a qualcosa di grande, anzi roseo. Ieri a Campo Imperatore, la Montagna Pantani in realtà dedicata a Federico II di Svevia, Simon è volato là dove solo le aquile osano, incurante del vento gelido che azzannava la cima. E’ lui il sole che fino all’ora di pranzo faceva da protagonista lassù, prima che la montagna imponesse le proprie leggi e iniziasse a muovere le nubi leggere come fossero pedine di una scacchiera, aprendo varchi verdi qua e là interrotti da lingue di neve ancora indisciolta.

potrebbe interessarti ancheCountdown per la Vuelta: Aru, Nibali e Formolo le speranze azzurre

E’ andata bene anche anche al suo gemellino acquisito Esteban Chaves, finalmente tornato bello e sorridente dopo un 2017 di dolori: li guardi all’arrivo e capisci che i due se la stanno spassando impegnati nel loro hobby preferito, mentre un impaziente Thibaut Pinot si danna l’anima per mettere le mani su quella maglia che in pochi amano nel suo Paese, ma che lui ostinatamente preferisce a quella jaune. Ci prova e ci riprova il francese, sempre lì sul podio ad un passo dal trionfo, sempre un passo più vicino alla meta ma non ancora sufficiente per poter fare calcoli più matematici e meno di cuore. Già dal prossimo fine settimana il suo Giro d’Italia potrà però cambiare, sebbene a pensarla così siano ancora in molti: prendete Tom Dumoulin per esempio, fin qui granitico in attesa della cronometro che con molta probabilità lo farà tornare a volare come già successo lo scorso anno.
Resta da capire come si comporterà invece Domenico Pozzovivo, il cui miglior piazzamento in carriera rimane il quinto posto al Giro 2014 ma che per il momento sta confermando quanto di buono fatto vedere al Tour of the Alps. Le salite per lui ci sono e ci saranno, ma resta da capire quanto potrà perdere da Dumoulin nella prova contro il tempo di Rovereto (non dà garanzie la grande prova alla Vuelta 2013, quando a sorpresa fu terzo in una crono di 39 km alle spalle di Cancellara e Martin).

Così, mentre dai 2388 m del Rifugio del Duca degli Abruzzi si potevano osservare astori e aquile reali sfidarsi per la conquista della preda, un vaporoso Chris Froome si dissolveva proprio quando tutti si aspettavano un suo attacco, imparando suo malgrado la legge della montagna, imprevedibile e spietata come solo la Natura sa essere: un attimo ti sorride ed l’attimo dopo ti pugnala alle spalle. Il britannico vacilla ma non affonda, per il momento, aggrappandosi con la speranza ai tanti chilometri con il naso all’insù e contro l’incedere del tempo che lo attendono nei giorni a venire. Avrebbe sperato di trovarsi in una posizione migliore di quella attuale, ma quando la matematica incontra la fisiologia ecco che può trasformarsi in opinione, sovvertendo le aspettative.
Per ultimi ci sono Fabio Aru e Miguel Angel Lopez, gli scalatori più puri all’interno di questo parterre de rois, che sembrano però ancora dovere carburare come tutti si aspettano. In classifica generale sono appaiati tra loro e nemmeno distanti da Froome, ma a differenza del britannico sanno già che la crono sarà una croce pesante da portarsi sulle spalle in montagna: dovranno volare leggeri in un percorso quanto mai ascetico.

potrebbe interessarti ancheFabio Aru e le ambizioni per la Vuelta e il Mondiale. Il sardo elogia l’amico Vincenzo Nibali

Il pellegrinaggio è ormai iniziato.

notizie sul temaVuelta 2018, la decisione di Chris Froome e i suoi prossimi obiettiviLE PUY-EN-VELAY, FRANCE - JULY 18: Fabio Aru of Italy riding for Astana Pro Team rides to the start of stage 16 of the 2017 Le Tour de France, a 165km stage from Le Puy-en-Velay to Romans-sur-Isère on July 18, 2017 in Le Puy-en-Velay, France. (Photo by Chris Graythen/Getty Images)Fabio Aru, un futuro ancora da scrivere per il corridore sardoRiccardo Riccò: “Sono stato il capro espiatorio del sistema. Credete che Froome sia pulito? Tornerò nel 2023”
  •   
  •  
  •  
  •