Fabio Aru, un futuro ancora da scrivere per il corridore sardo

Pubblicato il autore: Davide Visioli Segui
LE PUY-EN-VELAY, FRANCE - JULY 18: Fabio Aru of Italy riding for Astana Pro Team rides to the start of stage 16 of the 2017 Le Tour de France, a 165km stage from Le Puy-en-Velay to Romans-sur-Isère on July 18, 2017 in Le Puy-en-Velay, France. (Photo by Chris Graythen/Getty Images)

Fabio Aru a caccia della riscossa. Getty Images ©

Fabio Aru sta vivendo una stagione tormentata, dopo l’ultima vissuta quasi da separato in casa, in maglia tricolore di campione italiano, con il team che lo lanciò nel ciclismo professionistico, l’Astana Pro Team.

Il 2017, per il vincitore della Vuelta a España 2015 e del campionato italiano 2017, fu molto travagliato, iniziando dalla bronchite colta alla Tirreno-Adriatico, proseguendo con la caduta di aprile in altura, lungo la Sierra Nevada (che compromise il Giro), fino alla tragedia subita da Michele Scarponi, suo compagno all’Astana.
Ricostruire una stagione, fu arduo e Fabio Aru dovette ripiegare con alterne fortune sul Giro del Delfinato e sul campionato italiano 2017, dominato in solitaria e dedicato al compagno scomparso, solo un paio di mesi prima.
Al Tour de France 2017, la condizione di Fabio pose le ali fin dalle prime rampe, esprimendosi al meglio nelle prime due settimane, facendo sognare i tifosi italiani, ponendo in grande difficoltà la corazzata Sky e il suo riferimento principale, Chris Froome.

I successi conseguiti, furono in seguito così ricordati: “La vittoria a La Planche des Belles Filles è stata qualcosa di eccezionale, ma non saprei scegliere ripensando alla vittoria del titolo italiano. Tricolore e Tour: due momenti diversi, distinti e distanti, ma ugualmente inebrianti e carichi di significato. Li tengo entrambi lì, nella parte più riservata del mio cuo­re”.
Questi risultati, oltre alla conquista della maglia gialla ai danni di Chris Froome (nella 12° frazione Pau-Peyragudes), furono gli ultimi.
Poi l’incipit di un declino inesorabile, che si concretizzò nella terza settimana di corsa, portando il sardo dell’Astana a perdere il podio di Parigi, concluse 5°. La rovinosa caduta di condizione e la crisi con l’Astana, consumarono lo strappo alla Vuelta 2017, con un anonimo 13° posto.
Al crepuscolo, colse un’altra delusione nella classica delle foglie morte, con la 111° edizione del Giro di Lombardia, chiusa 7°, con il successo di Vincenzo Nibali.

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Le ragioni di una débâcle

Un nuovo ciclo emerse nel 2018 con il cambio di formazione, mai sperimentato dal villacidrese in carriera.
Così a Tuttobici, parlava Fabio Aru alla presentazione con la sua nuova compagine, la UAE Team Emirates di Beppe Saronni: “È il primo cambio di maglia da quando sono corridore professionista. Io all’Astana devo molto. Cinque anni fa mi ha consentito di realizzare il sogno che cullavo fin da ragazzo: passare professionista. Però dentro di me lo scorso anno ho sentito chiara l’esigenza di cambiare, di fare nuove esperienze. Non perché non mi sentissi più bene, ma perché sentivo la necessità di dare una scossa. Dopo due podi al Giro e una vittoria alla Vuelta, era arrivato il momento di voltare pagina”.
In questo nuovo team, Fabio fu affiancato da Paolo Tiralongo, suo ex compagno in Astana, ora in veste di personal trainer nella preparazione ai grandi giri.
Nonostante le sensazioni emerse tra Tirreno-Adriatico, Vuelta a Catalunya, Tour of Alps e in altura sul Vulcano Teide a Tenerife, nella regione delle Canarie, Aru andò a caccia del suo primo obiettivo stagionale, il Giro d’Italia (dopo un 2° e 3° posto), in ritardo di condizione, al punto da spegnere ogni velleità di classifica fin dalla seconda settimana di corsa, denotando uno stato di forma impietoso.

Il campione italiano 2017 restò aggrappato alla corsa, nella speranza di conquistare una vittoria di tappa. Ma il rapporto con il Giro 101 finì diversamente.
Nel corso della 19° tappa, da Venaria Reale a Bardonecchia, con frazione caratterizzata da 4 GPM, consegnata alla leggenda per il ribaltone compiuto da Froome su Yates e Domoulin, Fabio Aru si ritirò.
Il giorno dell’impresa del britannico del team Sky, coincise con il fallimento più totale del sardo dell’UAE Emirates.

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Con un’intervista datata 26 giugno, il sardo ha spiegato alla Gazzetta dello Sport, le ragioni di un malessere che si annidava già prima della partecipazione al Giro: “Quando sono tornato a casa, ho fatto uno screening medico completo trovando un’intolleranza al glutine e alla caseina. Non è celiachia, ma quando il fisico è sottosforzo e c’è molta tensione, non assorbo bene pasta e carboidrati. Così ho limitato le quantità di pasta e carboidrati, ho eliminato i latticini, e mi sento più leggero e fluido in bici. Ma non è stata solo questa la causa della mia prestazione. In tutta la primavera non mi sono mai sentito bene, ho sempre inseguito la condizione, e questo mi ha portato a strafare”.
Al di là delle intolleranze alimentari, sotto accusa finì anche la preparazione centrata erroneamente su tanti ritiri in altura, da Tiralongo.Una strategia che di recente, è stata rivista dallo stesso entourage del corridore, di comune accordo con la sua squadra.

Aru, un futuro ancora da scrivere

Il 28enne ha preferito saltare Tour de France e campionato italiano 2018, dopo esser uscito in condizioni disastrose dal Giro d’Italia.
All’orizzonte ora, una serie di occasioni di riscossa da non fallire: “Vuelta, Mondiale di Innsbruck, classiche italiane, Giro di Lombardia. Posso dimostrare ancora chi sono”.
Il campione sardo, ha già ripreso il via, la settimana scorsa con il Giro di Vallonia, risultando tra i più attivi. Ora è impegnato nel Giro di Polonia, antipasto del prossimo obiettivo, da lui già conquistato nel 2015, la Vuelta a España.
Infine le classiche di fine stagione, tra cui spicca il Giro di Lombardia e la kermesse iridata del Mondiale di Innsbruck 2018, altra mission per il ciclista sardo, su cui punta anche il CT della Nazionale, Davide Cassani.

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