Vuelta 2018, le pagelle. Yates, Mas e Viviani sugli scudi, Aru e Quintana ancora deludenti. Incognita Nibali.

Pubblicato il autore: Enrico Salvi Segui

Il Day after della Vuelta, con ancora davanti agli occhi le immagini della sontuosa volata di Elia Viviani è il momento dei bilanci. In 3250 km di gara diversi corridori si sono messi in luce per traguardi di tappa e classifica generale, altri hanno sofferto in funzione dei Mondiali(uno su tutti il nostro Vincenzo Nibali). Per questo è opportuna un’ampia analisi di queste tre settimane di gara, anche alla luce della prova in linea iridata, in programma tra 13 giorni a Innsbruck (Austria). Ovviamente non si può non partire dalla maglia roja Simon Yates.

Simon Philip Yates (1° classificato)
Il principe ha conquistato il suo primo regno. E la sensazione è che non sarà l’ultimo. A 26 anni è arrivata la consacrazione per il britannico, all’apice di una crescita vertiginosa negli ultimi 14 mesi: dalla maglia bianca di miglior giovane al Tour 2017, al Giro da protagonista di maggio, fino alla vittoria finale di ieri. Che il ragazzo avesse stoffa si era capito, ma è pur vero che apprende in fretta dai propri errori. Al Giro d’Italia è stato il grande mattatore, con 3 vittorie di tappa e lo spettacolo di vedere una maglia rosa raramente così all’attacco, ma sul Colle delle Finestre si è spenta la luce e ha perso tutto. In questa Vuelta ha cambiato registro, mostrandosi un po’ più accorto nelle fasi iniziali: dopo aver preso la maglia rossa al termine della prima settimana, l’ha lasciata qualche giorno a Herrada e se l’è ripresa di forza a Les Praeres. Da lì in poi il braccio di ferro con Valverde, che sembrava dover perdere all’Alto del Balcón de Bizkaia (unica giornata difficile per il britannico) e con i successivi giochi di squadra della Movistar. Ma Simon, che stavolta non è arrivato a corto di energie nelle ultime due tappe, ne è venuto fuori con testa e gambe, da grande campione, attaccando in faccia i rivali e costringendoli alla resa.
Forte in salita lunghe e corte, si difende molto bene a cronometro e ha la personalità giusta per potersi giocare con i connazionali Froome e Thomas i grandi giri della prossima stagione. E con la squadra britannica al suo servizio, non è escluso che lo possa fare con la maglia iridata addosso… VOTO 10

Enric Mas Nicolau (2° classificato)
Il “premio rivelazione” della Vuelta 2018, visto che la maglia per il miglior giovane alla corsa spagnola non è prevista (c’è il numero rosso). Però lo spagnolo, considerando i 23 anni, ha impressionato per completezza, coraggio e tenuta. Ad eccezione della tappa di Mañón, il classe ’95 è stato sempre davanti, l’unico a guadagnare su Yates a cronometro e nell’ultima tappa, insieme a Lopez, ha costruito un capolavoro, conquistato la vittoria parziale ed il secondo posto finale. Il tutto con una Quick Step attrezzata quasi esclusivamente per le volate di Viviani. Dopo la generazione degli Heras, Sastre, Rodriguez, Contador e Valverde, la Spagna ha trovato un nuovo corridore per le corse a tappe. VOTO 10

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Miguel Ángel López Moreno (3° classificato)
Il giovane colombiano si è dimostrato uno degli scalatori più forti del panorama internazionale. Grazie all’attacco in coppia con Mas ha preso il podio all’ultimo, però in una Vuelta così equilibrata ha rischiato di pagare dazio nei secondi persi a cronometro sulla concorrenza. Manca in brillantezza in alcuni momenti: non è riuscito sempre a concretizzare il lavoro fatto dall’Astana, di gran lunga la migliore squadra in salita di questa Vuelta. Ma nel 2018 il bottino è soddisfacente per un classe ’94, con due podi in due grandi giri. E non finisce qui: tra due settimane c’è la grande possibilità di un Mondiale adatto alle sue caratteristiche, con una squadra di prim’ordine come quella colombiana e i gradi di capitano conquistati (almeno sulla carta) a discapito di Quintana. VOTO 8,5

Alejandro Valverde (5° classificato)
La sofferenza sul Col de la Gallina, con Quintana a voltarsi di continuo per aspettarlo, non è stata la fine che si meritava l’Embatido. Si può dare l’insufficienza ad un 38enne che vince due tappe e la classifica a punti, attacca appena ne ha la possibilità ed è stato l’unico a contendere seriamente la roja a Yates? Purtroppo il calo delle ultime due tappe deve fare i conti con una carta d’identità che si fa sentire, ma in una corsa spesso bloccata e attendista, il murciano ha regalato ancora momenti di grande classe. VOTO 8

Nairo Quintana (8° classificato)
Un altro grande giro deludente per Nairoman. Partito anche stavolta con il ruolo di “uomo da battere”, non riesce a brillare nel campo che lui predilige, ovvero le salite dell’ultima settimana. “Declassato” a luogotenente per il capitano Valverde, ha tentato di correre in maniera più aggressiva ma senza successo, per un altro risultato negativo ottenuto dalla Movistar (voto 5): nessun corridore a podio nei tre grandi giri stagionali. Serve una scossa, magari al Mondiale: Landa e il giovane Carapaz vogliono scalare le gerarchie in squadra e lui deve difendere uno status (e uno stipendio) da leader. VOTO 5

Vuelta 2018, le pagelle degli italiani

Elia Viviani
I numeri parlano chiaro: con la vittoria di Madrid sono tre le vittorie in questa Vuelta, 18 quelle stagionali. Nella corsa spagnola ha battuto in tutti gli sprint sia il campione del mondo Peter Sagan (voto 5,5 per lui: la caduta di fine Tour ha lasciato il segno) che un positivo Giacomo Nizzolo (7). Grazie anche ai meccanismi oliati di una QuickStep dominatrice quest’anno (67 vittorie stagionali), ma il veronese ha saputo anche vincere senza un treno (vedi Madrid appunto). Non è ancora infallibile come Cipollini o il Cavendish dei tempi d’oro, ma ad oggi è il velocista più forte in circolazione, senza troppe discussioni. Sette vittorie nei grandi giri e la maglia di campione italiano conquistata in un percorso non da velocisti. Davanti ai microfoni a RaiSport ha detto “è stata una stagione incredibile”. Come dargli torto? VOTO 9

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Fabio Aru
Vedere Quintana. Doveva essere la Vuelta del riscatto per il sardo dopo le difficoltà che lo hanno costretto al ritiro dal Giro, invece niente. Sempre in ritardo negli arrivi in salita, con la caduta (sfortunata a dire il vero) della diciassettesima tappa è definitivamente uscito di classifica. Unico sussulto d’orgoglio nell’ultima frazione pirenaica, dove ha provato ad attaccare da lontano senza successo. La speranza è che non abbia ancora superato pienamente i problemi alimentari, perché altrimenti ci troveremmo di fronte ad una crisi inspiegabile per colui che doveva essere il presente ed il futuro italiano delle corse a tappe. Cassani lo ha convocato per il Mondiale, vediamo se riuscirà a ripagare la fiducia del c.t. VOTO 4,5

Alessandro De Marchi
La nota più confortante in ottica Innsbruck. Il rosso di Buja è tornato a vincere – esattamente a due anni dall’ultima volta – e a convincere, con diverse fughe all’attivo e prestazioni ottime anche a cronometro, specialità dove sarà impegnato ai Mondiali. E per la corsa in linea, vista la condizione di Nibali e Aru, potrà essere una carta importantissima. VOTO 9

Vincenzo Nibali
Dare il voto allo Squalo non è facile. Ma l’analisi non può prescindere da ciò che ha detto ieri, al termine della corsa: “È stato già un miracolo fare questa Vuelta”. Ed effettivamente la prima settimana è stata di sofferenza pura, con la schiena che faceva male e le gambe che non giravano. Abbiamo visto anche un Vincenzo nervoso con i giornalisti, che voleva essere lasciato in pace. Poi con l’andare dei giorni è stato prima al servizio dei compagni poi a caccia di gloria personale, ma anche in fuga non è riuscito a giocarsi la vittoria di tappa fino all’ultimo. La sensazione è che di testa sia pronto per il Mondiale, ma sperava di uscire dalla Vuelta con una condizione migliore. La caduta del Tour ne ha minato pesantemente la preparazione a livello di potenza, e – lui in primis – sa che non sarà mai al 100% a Innsbruck. Urge per Cassani un piano B: che sia Moscon-Caruso? VOTO 7

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