Ciclismo: All-in di Fabio Aru sul 2019, il sardo si gioca tutto dopo un 2018 disastroso

Pubblicato il autore: Davide Visioli Segui


Ciclismo: All-in di Fabio Aru sul 2019, il sardo si gioca tutto dopo un 2018 disastroso

C’erano una volta, tutti i presupposti per scrivere un nuovo inizio, fissandolo nell’immagine di un capolavoro.
Un 2018 nato per essere l’anno della svolta sia per l’UAE Team Emirates (considerati gli investimenti massicci prodotti nella campagna invernale con Daniel Martin, Fabio Aru e Alexander Kristoff), che per lo stesso Cavaliere dei 4 mori, all’epoca campione italiano e in rampa di lancio verso i grandi giri.
Ciò nonostante, la squadra emiratina ha clamorosamente deluso nel World Tour e l’indice della situazione è stato immancabilmente il sardo, punta di diamante regredita, incapace di esprimere il proprio valore, un pò come tutta la squadra.

I bilanci e i confronti di fine anno sono stati fatti, sono stati cambiati uomini durante il mercato con le partenze di Filippo Ganna, Ben Swift e Darwin Atapuma, e con gli arrivi di Sergio HenaoFernando Gaviria, e dei talentuosi giovani Tadej Pogacar, Jasper PhilipsenTom Bohli. Sono stati rivisti i materiali e impostati diversi regimi di allenamento, ed anche lo stesso direttore sportivo Joxean Matxin Fernandez, a Màrca ammette: “Io sono più ottimista di quanto si dice, la stagione non è andata così male. Speravo di più, questo sì. Le note dolenti sono il Giro e le classiche. Sono convinto che con una squadra più solida e compatta troveremo qualcosa di più nei risultati”.

Su Aru: “Non è stato al suo miglior livello per molto piccole cose che lo hanno frenato: la caduta al Catalogna quando stava bene e tante altre cose che ne hanno condizionato il corso della stagione. Non ha ottenuto un risultato all’altezza della sua fama, ma non bisogna disperarsi. Credo assolutamente in Aru. Stiamo studiando alternative per il suo modo di allenarsi, però posso rivelare poco. Stiamo usando un metodo scientifico, applicandolo a tutto il livello di preparazione per dare un senso all’allenamento e alla pianificazione”.

Dagli altari alla polvere

Solo un anno e mezzo fa, in un passato neppur remoto scivolato ora tra strati di memorie più recenti e brucianti, intaccando l’immagine e le stigmate del campione, Fabio Aru si involava con un azione solitaria di rara prepotenza e leggerezza verso il traguardo di Planche des Bes Belles Filles, spendendo tutto il fiato in corpo e levando il pugno al cielo sotto l’arrivo.
In seguito la terza piazza di forza raccolta sulla cima del Peyragudes, sfilando la maglia a sua maestà Froome, con un giallo che per la prima volta si bagnava di quel tricolore conquistato ad Ivrea solo poco tempo prima, in cima ai Pirenei.

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Il Tour de France 2017 pareva consacrare Aru, dimenticando la disgrazia accaduta a Michele Scarponi solo qualche mese prima e la beffa per il Giro d’Italia mancato per infortunio, nella sua Sardegna. Finì un Tour da protagonista, giù dal podio solo per una serie di circostanze sfortunate, bronchite, mancanza di squadra e gambe consumate dallo sforzo nel finale.
Nonostante il posto finale, non si era giustificato, sorridente ed appassionato come sempre, aveva dato appuntamento all’anno prossimo, desideroso di rifarsi.

Tuttavia, le cose non sono andate come sperato.
Il 2018, ha posto in Aru un anno traumatico, disperdendone talento e certezze. Dal passaggio di team, ai nuovi metodi di allenamento, al nuovo personal trainer, il suo ex compagno Tiralongo.
Alla prova del nove, Aru ci è arrivato con poche corse sulle gambe, una preparazione esagerata tra le alture della Sierra Nevada e un Giro d’Italia e Vuelta terrificanti, con l’immagine di se offuscata, di chi ha perso la convinzione.

Paolo Bettini grande ex corridore e CT della nazionale analizzando Aru chiosa: “Deve staccarsi dal 2018 così negativo e lavorare per il 2019 senza farsi influenzare. Ma garantisco che un corridore quelle immagini brutte se le porta dentro. Aru ha una sola possibilità: correre subito e vincere il prima possibile. Qualsiasi corsa, anche di secondo piano. E ritrovare la consapevolezza che lui c’è”.

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Aru ha vinto una Vuelta a España nel 2015, a 25 anni.
Prima ancora aveva conquistato 3 tappe al Giro d’Italia, andando a sfiorare per due volte il successo finale: nel 2014 e nel 2015, vincendo la maglia bianca di miglior giovane.
Nel 2018, il crollo rovinoso che interrompe una grande ascesa. E come da tradizione, sul deserto di risultati del sardo hanno iniziato a volteggiare gli avvoltoi, coloro che annunciano già la prematura fine dell’atleta.

Prove di rinascita

Ma di strada per rincorrere il tempo andato Fabio ne ha ancora tanta. Il compianto ex CT della nazionale Alfredo Martini diceva: “peggio dell’autoconvincimento dell’essere scarsi non c’è nulla”. Ed ancora: “tutto si può capovolgere e non sempre la vita sulla bicicletta segue un andamento lineare”.
La storia del ciclismo è carica di storie di uomini e mondi, dati per finiti, in grado di rigenerarsi cambiando il corso del loro destino, per tornare a primeggiare, davanti a tutti.
Fabio non ha sopito la sua voglia di rivalsa. Ha il dovere di reagire, come ricordano queste sue parole: “C’è sempre qualcosa da imparare in tutti le situazioni, per uscire maturi e più forti di prima. Riparto dalla voglia di mettermi in gioco come sempre, ho voglia di fare bene, di correre, di andare in bici, di fare quello che mi piace. Io vado in bici perché mi piace, è una passione che è diventata lavoro”.

Il futuro alle porte

Per il nuovo anno traspare la voglia di riscatto per il Cavaliere dei Quattro Mori“Correrò qualche tappa a Maiorca, poi Algarve e Catalogna dove vorrei essere competitivo. La squadra a gennaio dirà il resto. Fare proclami serve a poco”.
Nel frattempo i primi appuntamenti per il sardo sono alle porte:
31/01  Trofeo Ses Salines, Campos, Porreres, Felanitx
01/02  Trofeo Andratx Lloseta
02/02  Trofeo de Tramuntana: Soller – Deia
03/02  Trofeo Palma
24/02  UAE Tour
25/03  Volta Ciclista a Catalunya

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