L’Airone volò via da solo, il suo nome…Fausto Coppi

Pubblicato il autore: Francesco Fiori Segui

Il 2019 sarà l’anno del centenario della nascita del Campionissimo, quel Fausto Coppi che si spense il 2 gennaio 1960 e che avrebbe compiuto 100 anni il 15 settembre. Un ciclista d’altri tempi, forte e dannato, volato via come un airone troppo presto perché si sa, gli eroi son tutti giovani e belli, come lo stesso Coppi, Senna, Villeneuve e Pantani.

Fausto Coppi ha scritto pagine di un ciclismo eroico, con la storia impresa della Cuneo-Pinerolo e le parole, altrettanto da leggenda, di Mario Ferretti, radiocronista eccezionale, che entrò nella storia insieme allo scalatore di Castellania con le parole: “Un uomo solo è al comando, la sua maglia è biancoceleste, il suo nome è Fausto Coppi“.
Decantare le imprese dell’Airone darebbe vita ad un elenco illimitato, lui che ha vinto 5 volte il Giro d’Italia come Binda e Merckx e 2 Tour de France, con la doppietta nel 1949, diventando il primo corridore nello storico doppio primato.

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Ma non solo grandi giri per Coppi, con 5 vittoria al Lombardia, 3 alla Milano-Sanremo oltre al titolo mondiale del 1953, in anni in cui se si citava Fausto si doveva per forza contrapporre il nome di Gino Bartali.
Bartali e Coppi amici?
Giammai, ma non poteva esistere Coppi senza Bartali, così come Senna e Prost, Moser e Saronni, Ameri e Ciotti, tutti uniti da rivalità nello stesso percorso professionale, tutti a riconoscere che la grandezza dell’uno è merito anche del’altro.

Coppi diventa leggenda suo malgrado il 2 gennaio del 1960, quando a causa della sua passione per la caccia, contrae in Burkina Faso una forma di malaria che i medici in Italia non riconoscono, ignorando i tentativi di spiegazione che arrivano dalla Francia, dove viene salvato Raphael Geminiani, suo compagno di stanza con la stessa disavventura che si risveglia dopo 8 giorni di coma, mentre per il Campionissimo il destino è segnato.
Parlare di Coppi solo per la sua morte è riduttivo, lui che ha vinto 151 corse su strada, 58 delle quali per distacco, con la storia che racconta degli annunci radiofonici delle sue vittorie che narravano così: “Ha vinto Coppi, nell’attesa del secondo arrivato trasmettiamo musica da ballo“, tali erano i distacchi inflitti da Fausto.

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Coppi che non ebbe vita facile, sopratutto quando divenne quasi un diavolo per aver scelto una relazione extraconiugale con Giulia Occhini, soprannominata la “Dama Bianca” per essere stata vista da un giornalista dell’Equipe con un montgomery di color bianco durante una premiazione dell’Airone, con Bartali che da arcirivale si professava suo amico per difenderlo dagli attacchi gratuiti della stampa.
Da quell’amore nasce Faustino che porta gli stessi occhi del padre, occhi perennemente tristi, con un naso a punta e un corpo “fatto d’aria”, talmente leggero e fragile che fu tra i preferiti della sfortuna, con poche cadute ma quasi sempre corrisposte a gravi infortuni.

Al funerale di Coppi parteciparono 50mila persone sul colle di San Biagio, a naturale prova della grandezza di un Campionissimo che divenne Airone e leggenda a soli 40 anni, in quel tristissimo 2 gennaio del 1960.

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