Taylor Phinney: “Il ciclismo deve abbandonare i numeri e tornare ad essere più umano. Voglio partecipare al prossimo Tour”

Pubblicato il autore: Luca Santoro Segui
Alla viglia della nuova stagione con la Cannondale-Drapac, Taylor Phinney si racconta e offre il suo punto di vista sul ciclismo di oggi

Alla viglia della nuova stagione con la Cannondale-Drapac, Taylor Phinney si racconta e offre il suo punto di vista sul ciclismo di oggi


Taylor Phinney
è uno di quei ciclisti che hanno avuto la fortuna e la condanna di dover convivere con le stimmate dell’eterno predestinato a grandi traguardi. Non che il corridore statunitense non si sia tolto le sue soddisfazioni: due volte oro ai Mondiali su Pista nel 2009 e 2010 e nelle crono su strada individuali juniores nel 2007 e Under 23 nel 2010, oltre al titolo mondiale, sempre nelle prove contro il tempo su strada, con la sua ex squadra BMC nel 2015.
Tuttavia per il figlio d’arte (i suoi genitori provengono anch’essi dal ciclismo: il padre Davis è un’ex  professionista e la madre è l’olimpionica Connie Carpenter) arrivò un momento un cui tutto venne messo in discussione: nel 2014 durante una discesa affrontata sulle strade del Tennessee in occasione dei campionati nazionali sbatté contro il guard rail e giocandosi la tibia e il perone. Comincia un calvario che per Taylor Phinney rappresenta un interregno che segna un prima e un dopo nella sua carriera: una lunga riabilitazione e il conforto della scoperta di una passione e un talento, quella per la pittura, che lo porta a dipingere quadri che ricordano un po’ l’Informale e un po’ Basquiat.
Torna in sella alla bici nell’estate del 2015 e quest’anno completa la sua prima stagione dopo l’infortunio, che come già detto gli ha dato la possibilità di vedere il mondo del ciclismo in maniera più nitida e critica.
Taylor Phinney non è mai stato un personaggio banale, uno sportivo dalle dichiarazioni scontate, ma un corridore estroverso, franco e dallo stile indiscutibile. In una intervista rilasciata a Cycling News non si smentisce e offre una riflessione talmente sincera sul suo sport che è difficile ottenerne una simile da un ciclista in attività.

Taylor Phinney: “Rischiamo di diventare dei robot, i più giovani non reggono la pressione. Ma il ciclismo è una esperienza diversa”

In un ambiente in cui si parla sempre più di pedalate assistite, disidratazione controllata, gallerie del vento, computerini sul manubrio che registrano e analizzano ogni parametro vitale, il vincitore del Dubai Tour 2014 che si appresta dal prossimo anno a passare con la Cannondale-Drapac dice:”Questo sport ormai è tutto un watt,watt,watt, sali di quota, boom, boom, boom. Ma perché? Ditemi perché. Nessuno lo sa. Tanti ragazzi si bruciano in questo sport perché vengono gettati in questa pentola a pressione fatta di numeri che è quanto di più lontano dal vero senso di andare in bici“.
Un mese fa Alessandro Proni, ex professionista, ci aveva dichiarato in una intervista esclusiva più o meno le stesse preoccupazioni riguardo al mondo del ciclismo oggi, da lui considerato decisamente poco umano alla stregua di quanto dichiara Taylor Phinney. E giusto ieri su queste pagine abbiamo parlato delle possibile nuove rivelazioni sui motorini nascosti nelle bici. Eppure Taylor si considera fortunato a far parte di questo mondo, ma al tempo stesso riconosce che se avesse debuttato adesso probabilmente non sarebbe durato a lungo, come l’australiano Campbell Flakemore, astro nascente classe 1992 che però dopo neppure metà anno passato come professionista con la BMC decise di ritirarsi.
L’articolo di Cycling News spiega che comunque Taylor Phinney sta attualmente gettando le basi per la stagione 2017, con uscite in bici di una giornata intera che lo hanno aiutato a riconnettersi con l’essenza di questo sport, ovvero “esplorazione, avventura, miglioramento della mente e del corpo. Dove si va a finire con questo selvaggio, analitico sport basato sui watt di potenza che 15 anni fa non esisteva? Per me è essenziale essere coscienti e consapevoli di ciò che si fa. Ad un certo punto devi tornare indietro ad una esperienza più sensoriale, altrimenti diventiamo robot” riconosce. Il rischio, secondo lui, è di diventare “degli essere umani che non pensano, non elaborano nulla, come un criceto sulla ruota, […] come un videogioco“.
E qui Taylor Phinney offre la più bella dichiarazione d’amore che un ciclista può fare al suo sport: “Ma il ciclismo è in realtà la più bella esperienza sensoriale che puoi avere come essere umano. Come se stessi volando, levitando, andando  su due ruote che sono magicamente in equilibrio, andando su è giù per le montagne, puoi pedalare per dodici ore e continuare così, senza fermarti. Questo è il cuore e l’anima del ciclismo – non i numeri. Bisogna tornare a questo“.

Taylor Phinney: “Non sono corridore da Classiche”

Quella del 2017 per Taylor Phinney non sarà una stagione con obiettivi specifici, come ammette, ma basata su concetti, come la sensazione di estraniarsi da sé stessi, dal proprio corpo come avviene ad esempio nelle prove contro il tempo, senza dover prestare attenzione a statistiche, rendimenti, grafici, numeri. Nella crono del 2012 di Valkenburg lo statunitense provò questa sensazione, “in cui mi sentivo assorbito da questo senso di estraniamento, immerso in uno stato di beatitudine e velocità. […] Ed è questo il motivo per cui vivo questo sport“.
Eppure un obiettivo alla fine lo ammette: il Tour de France, mai affrontato da Taylor Phinney prima d’ora. Nel 2017 si apre proprio con una cronometro a Dusseldorf, la sua specialità, ma resta piuttosto freddo e pragmatico per quanto riguarda le Grandi Classiche: ” Le Classiche sono le avventure più assurde che si possano affrontare, come la Parigi Roubaix. Non sono mai stato decisivo in nessuna di esse. Aver finito sia il Giro delle Fiandre che la Roubaix penso sia stato comunque un grande traguardo. Anche perché dopo cinque o sei ore le mie gambe si spengono, perciò riuscire a finire le gara tra i primi 50 è stato piuttosto sorprendente, considerando il fatto che due anni fa non potevo neanche camminare“.
Oggi Taylor Phinney è un corridore che ha acquisito una saggezza che gli consente di vedere le cose in maniera distaccata ed onesta, dandogli modo di poter affrontare con realismo e in maniera oggettiva le prove che lo aspettano come ciclista. Un atleta che per sua stessa ammissione può riuscire a raggiungere ogni traguardo se è consapevole di farcela e tradurre questa volontà sulla strada. Ma lascia che le cose avvengano senza forzature: “Ho passato la mia carriera subendo aspettative e pressioni fortissime, come quando tutti dicevano che sarei stato il nuovo Lance Armstrong. Adesso sto finalmente seguendo la mia strada, e la mia visione“.

 

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