Kickboxing , Gabriele Casella è Campione del Mondo: “Successi e trionfi? Bisogna credere in se stessi”

Pubblicato il autore: Claudia Raponi Segui

gabriele casellaGabriele Casella Campione del Mondo K1 – Si sono conclusi da poche settimane i campionati del mondo WAKO di Kickboxing a Belgrado. Gli atleti partecipanti erano circa 700 e in rappresentanza dell’Italia ce ne erano molti. Il grande successo è arrivato dalla medaglia d’oro vinta da Gabriele Casella, giovane combattente di 21 anni nato a Roma. Il Campione del Mondo nella categoria 86 kg della K1 (la moderna Kickboxing), che possiamo vedere in azione nel video qui sotto riportato, ha rilasciato un’intervista speciale per Super News dove si concentra sui suoi successi e ci svela qualche suo segreto professionale utile per ottenere ottimi risultati durante i combattimenti.

Partirei dal trionfo ai mondiali WAKO Belgrado 2015, cosa ti rimarrà più impresso di questa vittoria oltre al piazzamento sul podio?

Sicuramente l’aver vinto in uno degli eventi più prestigiosi a livello mondiale, in una categoria di peso che non è la mia. Solitamente combatto nei -81kg, mentre questa volta ho partecipato nella categoria -86kg, incontrando avversari più strutturati rispetto a me.

Chi pensi di dover ringraziare per il risultato ottenuto?

Sicuramente i miei allenatori Massimo e Paolo Liberati: in particolare Paolo Liberati con cui ho un ottimo rapporto ed è una persona che stimo molto per i suoi modi di fare sia nella vita sia nello sport. Poi ringrazierei Denis Ursu, un ragazzo moldavo con 120 incontri di pugilato da dilettante alle spalle che insegna nella mia palestra da circa un anno, la Bodyfight, nella quale ci alleniamo a vicenda. Poi il direttore tecnico della nazionale Giampietro Marceddu che mi voleva in nazionale fin dall’anno scorso, quando mi aveva visto vincere l’oro nei campionati europei WAKO -81kg, e l’altro direttore tecnico Fabrizio Bergamini, che-  insieme a Giampietro – è stato il direttore tecnico di questa esperienza nazionale e con il quale ho avuto un ottimo rapporto. Infine, i miei sponsor che mi sostengono e credono in me che sono il Birrificio dei Castelli Romani e il forno di Albano Laziale Il Michelangelo della Pizza.

Hai ottenuto molti successi dal 2012 a oggi, qual è il combattimento o la competizione che ricordi con maggiore piacere e orgoglio? Perché?

Sicuramente i mondiali WAKO juniores, ovvero sotto i 19 anni, che vinsi nel settembre 2012. Lì fu la prova che ero portato per questo sport e che stavo facendo i giusti sacrifici: vinsi il torneo avendo la meglio su un serbo, un polacco e in finale un ungherese. Tutti avversari super preparati e con molta esperienza negli sport da combattimento. Un altra vittoria a cui tengo particolarmente è quella del 12 settembre di quest’anno a Barcellona nel torneo The Circle. Lì ho vinto contro uno dei più forti thailandesi in un match durissimo, nel quale ho dato tutto me stesso per vincere.

Secondo te, di cosa ha bisogno un vero Fighter – sia dal punto di vista delle qualità fisiche e tecniche sia delle caratteristiche caratteriali – per vincere?

L’allenamento e la testa. Il bello/brutto di questo sport è che puoi avere tutto il talento di questo mondo, ma se non ti alleni sei uno dei tanti.  Dopo il talento e la determinazione, a far la differenza ci sono l’allenamento e la dedizione. Inoltre, ci vuole anche un sogno, un obiettivo, uno scopo nel quale credere tantissimo; una motivazione fortissima che deve spingerti sempre verso nuovi traguardi e della quale non devi mai essere sazio. La mentalità ovviamente cambia a seconda di quali obiettivi hai nello sport, ma se per fighter intendiamo colui che combatte per vivere o vuole dare alla sua vita un impronta dedicata al combattimento sul ring, ciò che penso credo sia corretto.

Hai mai avuto dei momenti di debolezza in cui hai avuto paura di non riuscire a raggiungere i tuoi obiettivi? Qual è il tuo segreto per affrontarli al meglio?

In questi sport, la testa è tutto e ci sono momenti duri in cui ti chiedi perché lo fai e se è giusto quello che stai facendo. In quegli attimi mi aiuta il passato: rimembrando la felicità ricevuta dalle vittorie o ripensando a come sono riuscito a ribaltare alcuni match in cui il risultato di sconfitta poteva sembrare scontato. Poi ripenso a quanto sono determinato e quanto nella mia testa ci sia un unico obiettivo. Quindi prima di tutto consiglio, per chiunque decidesse di dedicare la vita ad uno sport o anche ad una particolare ambizione lavorativa, di avere prima di tutto tanta passione e di crederci, crederci e crederci. Non ha importanza cosa possano pensare gli altri, cosa possono dirti le persone intorno a te, anche le più vicine. Se tu vuoi una cosa vai e te la prendi, ci dedichi tutto te stesso. Se ti comporti bene nella vita le cose accadono.

So che hai sempre avuto una certa passione per la filosofia. Quanto è importante conoscere il proprio Io e saperlo affrontare, per riuscire al meglio nella vita professionale e non?

Sicuramente è molto importante! La battaglia sul ring prima di tutto è una battaglia con se stessi e in seguito con l’avversario che si ha di fronte. L’avversario più grande è il nostro Io, quella voce che sentiamo dentro di noi che ci parla in seconda persona singolare. A questo punto la differenza la fanno: la determinazione, il crederci, il ripensare a quanto sacrificio si è svolto. Questi sono i pensieri che mi aiutano a salire sul ring più determinato che mai.

Da piccolo giocavi a hockey, poi a 15 anni sei passato alla kickboxing/Muai Thai: degli sport molto diversi tra loro. Cosa ti hanno insegnato?

L’Hockey è uno degli sport più divertenti e più completi di squadra che ci possa essere a mio avviso. Cosa mi abbia insegnato? Non lo saprei, però fino ai 14/15 anni avrei voluto fare il giocatore professionista di Hockey visto che mi riusciva bene. Mentre le arti marziali, il pugilato, la kickboxing – può sembrare un discorso detto e ridetto, ma è la verità – ti insegnano il rispetto e a conoscere i tuoi limiti, arrivando a essere più sicuro di te stesso. Le arti marziali e il pugilato, con i giusti allenatori, sono sport che tutti dovrebbero o potrebbero praticare: non devi per forza romperti il naso, picchiarti o combattere. Scegliere di praticare questo sport a livelli anche amatoriali non può che giovare a chiunque.

Ho potuto leggere che uno dei tuoi Fighter di riferimento è Muhammad Alì. Qualcuno direbbe che è scontato, però la motivazione è significativa: “Quel suo carisma e quella personalità che gli permise addirittura di ribellarsi agli USA”. Al di là delle competizioni sportive, quindi, tu ritieni sia fondamentale avere un carattere forte e deciso? Perché hai scelto di dare importanza a un evento della vita di Alì piuttosto che alla sua forza sul ring?

Bella domanda. Risulta fondamentale avere un carattere forte e deciso, ma le battaglie di Ali’ vanno oltre il suo carattere forte e deciso, perché oltre che occuparsi dei suoi combattimenti dava importanza a delle battaglie comuni, lottava per dei problemi sociali: la discriminazione dei neri in America, l’opposizione contro l’America nella battaglia del Vietnam, che gli costò il titolo di campione del mondo e l’allontanamento dal ring per circa 3 anni. Questo evento è importante, perché per me il combattente forte e carismatico è un esempio per tutti e un punto di riferimento a cui la gente si ispira, quindi è molto importante lanciare dei messaggi positivi.

Quali sono gli altri campioni ai quali ti ispiri?

Sono arrivato a un punto in cui credo molto in me stesso e in cui penso che sono io che devo fare la differenza visti i traguardi a cui ambisco. Tuttavia è sempre molto importante rubare con gli occhi, studiando i combattimenti, i modi di allenamento e gli stili di vita che possano ispirarti attraverso Internet. In conclusione, direi nessuno in particolare, ma apprezzo molti combattenti sia per il loro modo di combattere sia per le loro personalità fuori e dentro il ring.

Quali sono i tuoi progetti/obiettivi per il futuro?

Adesso sicuramente il titolo mondiale professionisti WAKO neigli 81 kg, un match molto duro che si basa sulle 5 riprese da 3 minuti, che farò a Roma il 20 dicembre al teatro Tendastrisce. Un titolo molto importante che sarebbe un altro coronamento dei miei sacrifici e della strada che sto percorrendo. Per il resto valuterò! Ho molte idee in testa e tanta voglia di fare, solo vivendo scoprirò quale sarà il percorso da intraprendere.

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