Scherma paralimpica, intervista esclusiva ad Alessia Biagini: “La scherma è la mia scuola di vita. Passione e sacrificio per raggiungere i miei sogni”.

Posted on by alessandro marone

Nata a Pescia (provincia di Pistoia), classe 94’, studentessa di Psicologia Clinica e della Salute presso l’Università di Pisa. Nel suo palmares spiccano 5 ori nei Campionati italiani di spada (Bologna 2012, Trieste 2013, Acireale 2014, Torino 2015 e Roma 2016), 4 secondi posti e un bronzo nel fioretto. La schermitrice Alessia Biagini, in questi giorni in ritiro per prepararsi alle prossime tappe della Coppa del Mondo (Ungheria a febbraio, Pisa a marzo), si racconta in esclusiva a noi di SuperNews.


Allora Alessia, a breve ci sarà la prima tappa della coppa del Mondo (17-19 febbraio ad Eger): come procedono questi giorni di ritiro e con che spirito vai in Ungheria?
“Il ritiro è iniziato martedì al centro Coni di Tirrenia, gli allenamenti procedono bene con doppie sessioni mattina e pomeriggio. Saranno due settimane di fuoco, sabato pomeriggio partiamo per la gara di qualifica che si svolgerà a Busto Arsizio. Poi il 16 andremo ad Eger per la tappa di coppa del Mondo e faremo rientro in Italia il 20. Vado in Ungheria con spirito combattivo; i miei risultati sono in crescendo negli ultimi tempi e spero ci sia un ulteriore miglioramento. Da quest’anno ho voltato pagina e ho cambiato anche società, si ricomincia da capo. Prima ero con una società di Lucca e colgo l’occasione per ringraziare il mio primo maestro Roberto Tarfano. Ora sono tesserata con una società di Pisa, il club scherma Di Ciolo, dove mi sto trovando molto bene e ho nuovi stimoli. Questo è l’anno dopo le olimpiadi, l’anno migliore per crescere e provarci senza troppe pressioni”.

Dopo l’Ungheria e a soli tre mesi di distanza dalla tappa che ha chiuso la stagione lo scorso anno, si torna a Pisa: c’è più pressione a giocare in casa? E qual è il tuo obiettivo?
“Quando si gioca in casa è normale che ci sia più pressione. Tutti i parenti vogliono venire a vedermi, devo gestire l’emozione, l’ansia, la voglia di far bene e la paura di deludere i maestri e le persone che vengono a fare il tifo per me. D’altra parte però il fatto di giocare in casa mi carica e mi dà lo stimolo per dare il massimo. Tre mesi fa sono arrivata nona, è stato il mio miglior risultato in coppa del Mondo, ora un podio non sarebbe male… La tappa pisana a livello organizzativo è ottima, ci sono molti partecipanti, davvero una bella esperienza”.

Quanto sono importanti le competizioni internazionali per la crescita di un atleta?
“Sono fondamentali. In Italia purtroppo abbiamo il problema che siamo poche donne e questo è un grosso problema per il movimento paralimpico. A livello internazionale trovi degli stimoli in più, ti confronti con atleti provenienti da tutto il mondo. E poi queste gare sono fondamentali per qualificarsi alle Olimpiadi, piccolo dettaglio da non sottovalutare (ride)”.

Quando e come è nata la passione per la scherma?
“In maniera molto semplice. Sono sempre stata appassionata di sport e nel 2008, avevo 14 anni, stavo guardando le Olimpiadi: quell’anno Matteo Tagliariol vinse la medaglia d’oro nella spada. All’epoca la mia conoscenza nella scherma era pari al binomio fioretto-Valentina Vezzali (ride), poi ho scoperto che esistevano altre due armi e ho iniziato ad appassionarmi. Due anni dopo, nel 2010 a Parigi, ci sono stati i Mondiali di scherma e in quell’occasione trasmisero anche una gara di scherma in carrozzina. Fino ad allora non pensavo esistesse uno sport adattato per i disabili, è stato subito amore e mi sono detta: “questo è lo sport per me”. Sono andata su internet, ho cercato una società che potesse avviarmi in questo percorso e da lì è partito tutto…”

La vittoria più bella?
“La prima vittoria ai campionati italiani è stata la più emozionante. Era il 2012, praticavo scherma da poco più di un anno ed è la vittoria che più mi è rimasta nel cuore perché è stata la prima di una serie. Poi anche le prime gare di coppa del Mondo, che non sono andate molto bene a livello di risultato, ma mi hanno lasciato dei ricordi e delle emozioni fortissime”.

Cosa provi prima di salire sulla pedana per gareggiare?
“Sono una persona abbastanza ansiosa, quindi provo tanta ansia. Ma lo sport mi ha insegnato a gestirla, sto migliorando. Nel momento in cui indosso la maschera non sento più nulla, c’è solo l’avversario di fronte a me e penso a dare il massimo. Prima della gara tendo ad isolarmi. E’ giusto che ci sia il momento in cui saluti tutti, stai in compagnia, poi però quando si entra nello spirito di competizione si diventa tutti “avversari” e mi piace isolarmi per cercare di trovare la concentrazione e riordinare le idee”.

Con quali compagni di squadra hai legato di più?
“C’è un clima molto bello in squadra. Sono entrata a far parte di un gruppo che era già formato, ma mi hanno accolto alla grande. Ho legato con tutti, in particolare con Bebe Vio, Andreea Mogos e Alessio Sarri”.

Qual è il tuo rapporto con Bebe Vio?
“Con Bebe ci divertiamo tanto durante i ritiri. Siamo due caratteri molto diversi, lei esplosiva, estroversa, io più riflessiva e riservata. Bebe ha più esperienza di me, anche perché ha iniziato da piccolissima a praticare sport, io invece avevo sedici anni; lei sa meglio come affrontare alcune competizioni e come gestire le gare, mi sprona particolarmente e mi dà consigli. Diciamo che Bebe è un’amica-rivale: fuori dalla pedana siamo amiche, ma in pedana tutti vogliono vincere”.

Chi è il tuo primo tifoso?
“Sicuramente i miei genitori. Senza di loro tutto non sarebbe possibile. Mi supportano a livello economico ed emotivo per la scherma e per l’università. A loro non posso che dire un enorme “grazie”. Anche i miei fratelli (Alessia ha due gemelli, Erika e Davide) sono miei grandi tifosi”.

Nella scherma è più importante la testa o la tecnica?
“Credo che ci vogliano entrambi. Puoi avere tutta la tecnica che vuoi, ma se non hai la testa e la concentrazione non vai da nessuna parte. Allo stesso modo puoi avere tutte le convinzioni ed essere forte a livello mentale, ma se non ti alleni non ottieni risultati. Ci vuole equilibrio, diciamo 60% testa e 40% tecnica dai”.

Come riesci a conciliare lo studio con l’impegno sportivo?
“E’ difficile. Ci vuole tanta passione, credo sia questa la molla che mi spinge a fare dei sacrifici. Sono una trottola, ci vuole parecchia organizzazione per riuscire ad incastrare tutto. Una grossa mano me la danno l’Università di Pisa, che mi viene incontro per esigenze legate agli orari delle lezioni, e l’Usid (Unità di Servizi per l’Integrazione degli Studenti con Disabilità), a cui mi affido per i trasporti. Sono stata fortunata, perché ho incontrato molte persone disponibili ad aiutarmi”.

Ci descrivi la tua giornata tipo?
“Mi alzo intorno alle 8, colazione e palestra. Faccio lezione con il maestro di fioretto o di spada (dipende da come ci organizziamo), rientro a casa per le 11, studio un pochino, pranzo e vado all’università. Alle 18:30 circa rientro a casa, volo in palestra, allenamento fino alle 21 circa, di nuovo casa, cena e letto. Ogni tanto mi concedo un’uscita. Essere atleta è uno stile di vita, a volte è pesante, avresti voglia di uscire magari…sono scelte, so che ci vogliono anche dei sacrifici, ma la motivazione la trovo nel desiderio di raggiungere i miei sogni”.

Cosa pensi del binomio sport e disabilità?
“Penso che lo sport sia fondamentale. A me è sempre piaciuto e non vedo perché una persona disabile non debba praticarlo. Io ho una paralisi cerebrale e ho notato dei miglioramenti sia a livello fisico che psicologico legati al costante esercizio; lo sport è poi è un grande strumento di integrazione e socializzazione”.

Un messaggio per un bambino che vorrebbe iniziare a fare scherma.
“Lo convincerei dicendo che salire in pedana è un po’ come affrontare la vita. La scherma ti insegna a lottare contro i tuoi limiti, a non arrenderti mai, a gestire tutte le ansie e le paure. La scherma è la mia scuola di vita. Questo sport ti insegna a non arrenderti mai, finché l’arbitro non decreta la fine e neanche dopo, perché una gara puoi vincerla o perderla, ma poi devi prepararti per un’altra sfida”.

Le Paralimpiadi di Rio le hai seguite?
“Certamente ed anche con grande trasporto emotivo! Quando Bebe ha vinto in realtà lo sapevo già, era scritto: lei è la più forte. Avevo solo timore che l’emozione potesse tirarle un brutto scherzo, invece non è successo. Quando ha tirato la stoccata vincente è stato bellissimo. Un’altra gara che mi è rimasta nel cuore è stata quella nel fioretto femminile a squadre (Bebe Vio, Loredana Trigilia e Andreea Mogos hanno conquistato il bronzo): Bebe ha chiuso con una stoccata bellissima e lì mi è sembrato davvero di essere con loro, come se stessi vivendo anche io le emozioni della gara. Con Bebe, Loredana e Andreea ci alleniamo insieme perché pratico sia spada che fioretto, spero in futuro di far parte a tutti gli effetti della squadra”.

Bebe ha dichiarato di preferire il bronzo nella gara a squadre rispetto all’oro individuale: concordi?
“Certamente, sono d’accordo. La scherma è uno sport individuale, ma esiste anche la versione a squadre e quando le emozioni, che sia vittoria o sconfitta, sono condivise con qualcuno il tutto viene amplificato. La delusione se sei insieme agli altri la superi meglio, la gioia si triplica, ti lascio immaginare (ride)”.

Hai altre passioni oltre alla scherma?
“Il tempo libero è poco, la scherma e l’università assorbono gran parte della giornata. Mi piace leggere, andare al cinema e uscire con gli amici, i classici hobby di una ragazza di ventidue anni”.

Hai un motto, una frase che ti piace particolarmente?
“Non in particolare, vado a momenti. Leggo molto e se trovo una frase di un libro che caratterizza quel periodo la faccio mia, mi affeziono. Una frase che mi piace molto e ho trovato in una canzone di Ligabue è “se smetti di sognare inizi un po’ a morire”…”

Sogni nel cassetto…
“A lungo termine le Paralimpiadi di Tokyo. Non sono riuscita a qualificarmi per i giochi di Rio, ma ora è il mio momento e sto facendo di tutto per andare in Giappone. A breve termine punto alla laurea (Alessia sta scrivendo la tesi) e a ben figurare nelle tappe della coppa del Mondo”.

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