Esclusiva SN – a 50 anni dall’incontro con il temibile Griffith, Nino Benvenuti dichiara di sentirsi ancora giovane

Pubblicato il autore: marco.stiletti Segui

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Nino Benvenuti, alle soglie dei 79 anni, ha ancora negli occhi le immagini della prima sfida con Emile Griffith. “E’ incredibile come sia passato mezzo secolo. Io, quando ci penso, ancora vivo le emozioni con nitidezza assoluta“.

Emile Griffith nel 1967 diventò l’iridato dei pesi medi e seminava panico ad ogni incontro. Non aveva paura quel 17 aprile quando lo ha avuto di fronte?

Ero cosciente della sua forza. Era, insieme a Muhammad Ali, il pugile più forte in assoluto in quell’epoca, però non ero preoccupato perché ogni incontro ha una storia a sé. E poi io ero particolare, mi piacevano di più gli avversari difficili. Le figure meno belle sul ring le ho fatte contro avversari assolutamente alla mia portata. Mi preparai molto accuratamente. Arrivai a quell’incontro addirittura 20 giorni prima del match e mi rintanai, con Amaduzzi e Golinelli, sui monti Catskill, ad Haines Falls. Cercai sparring che avessero uno stile americano. Allora non c’erano le possibilità di oggi e gli avversari te li raccontavano o li conoscevi leggendo articoli di giornali. Filmati pochi. Sapevo che avrei conosciuto Griffith, mio coetaneo, direttamente sul ring e avrei conosciuto Griffith, mio coetaneo, direttamente sul ring e avrei dovuto essere veloce a capire cosa fosse meglio fare. Fu un match molto ragionato. Io capii subito che dovevo anticiparlo costantemente, soffocare la sua iniziativa“.

Quella notte del 17 aprile del 1967 a 50 anni di età. Ora ricordarla con lo stesso entusiasmo ti fa sentire vecchio con l’avanzamento del tempo o sempre giovane?

Non mi fa paura il tempo che passa, anzì mi fa piacere perché ho vissuto e quando si vive a lungo si è ricchi della conoscenza che si acquisisce nel tempo. Io voglio solo poter vivere tranquillamente e serenamente con la mia famiglia e l’amore dei tifosi che mi mandano ogni giorno i messaggi. Ecco questo è quello che Nino vuole oggi“.

Ti rendi conto che mezzo secolo è la metà di 100 anni? Però ti senti sempre giovane?

Si è quello che mi fa sentire giovane. Si parla di un’epoca che avvenuta 50 anni fa e io ci sono. Ci sono ancora. Mi sento bene con me stesso e fisicamente“.

Chi non era presente quella notte sa di quella notte attraverso un padre, attraverso un nonno o un parente, però è strano che ne abbia una sensazione come se l’avesse vissuta in prima persona. Secondo te era diversa la tua boxe, era diversa l’Italia di quel momento. Erano diversi i valori?

Sono molte le cose che erano diverse. Ma soprattutto vivevamo in un’epoca differente. Oggi ricordando quei tempi, quell’epoca io mi sento orgoglioso di esser nato in quegli anni perchè è un’epoca ricca, ricchissima. Io acquisisco ancora da quell’epoca. Acquisisco ancora una maturità che mi serve per star bene e ringiovanire“.

I tuoi primati sono molti: oro alle Olimpiadi, tanti premi vinti prima, tre Hall of Fame, adesso il cinquantenario e ancora primati che sono quelli di aver chiuso con quel famoso incontro del ’67 contro Griffith il vecchio Madison e con l’ultimo dei tre incontri di aver riaperto il nuovo. Altri primati nella vita di Nino Benvenuti.

Questi sono dei primati che non potrò mai dimenticare. Leggendo o vedendo le immagini di questi avvenimenti mi sento forte ed importante perché essere legato a delle memorie come queste non si può che sentirsi felice“.

Al Madison, in America, in una terra straniera hai messo tutti ai tuoi piedi, vincendo incontri sui incontri. Hai fatto tutti tuoi e non solo gli italiani in America, ma l’America che ancora oggi continua ad amarti.

Devo dire non mi sento straniero perché quando vivo quei momenti, quei giorni sento l’amore di tutti, sento che il ricordo di quello che ho fatto è talmente vivo che mi fa sentire un re, qualcuno che è importante per gli altri“.

Tu il mondo lo continui a tenerlo in pugno e continui nonostante tutto a mettere il mondo ko ma senza limiti, solo semplicemente con amore….

Ahahahah!!! Bella battuta. Non metto ko nessuno, semplicemente sono onorato di sentirmi figlio di quella America, di quei momenti che ci hanno dato tanta gloria a tutti e tanta gioia a noi atleti, a noi italiani“.

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