Canottaggio, i campioni olimpici Valent e Martin Sinković in esclusiva a SN: “A Tokyo vogliamo riscrivere la storia”

Pubblicato il autore: Damir Cesarec Segui


Cos’hanno in comune un po’ tutti i campioni olimpici? Una medaglia (spesso anche più di una) a cinque cerchi? Indubbiamente. Litri e litri di sudore versati in ogni allenamento? Senz’altro. Medaglie e successi sfuggiti tra le dita per una manciata di centesimi o centimetri? Anche. E poi c’è un altro aspetto che però non accomuna tutti. Quale? L’umiltà. Come dite? Sempre la solita manfrina trita e ritrita dell’umiltà quando si celebra un campione o una campionessa olimpica? Ebbene sì, e per informazioni chiedere ai canottieri Valent e Martin Sinković, oro nel 2 di coppia a Rio 2016 e argento nel 4 di coppia (assieme a David Šain e Damir Martin) a Londra 2012.

Lo scorso weekend a Rijeka (Fiume) sono andati in scena i Campionati assoluti croati di canottaggio indoor. Ai nastri di partenza c’erano anche i due fratelli di Zagabria che hanno regalato spettacolo nella gara regina della manifestazione, vinta sul filo dei centesimi (20 per l’esattezza) da Martin su Valent. E fin qui nulla di strano direte voi, se non fosse che al termine della gara, mentre tutti gli atleti lasciavano le loro postazioni, Valent e Martin prendono in mano uno straccio e iniziano a pulire i loro ergometri, tra lo stupore degli avversari e gli applausi scroscianti del pubblico. Umiltà, dicevamo…

Dopo la premiazione abbiamo dovuto pazientare un bel po’ prima avvicinarli ai nostri microfoni. Intorno a loro c’era un esercito di giovani canottieri e di appassionati in fila per un irrinunciabile selfie (i tempi degli autografi sembrano ormai così lontani…). E manco a dirlo, non si sono sottratti a nessuno. Non avevamo dubbi. Finalmente ci raggiungono, ma stranamente ancora col fiatone.

Ragazzi, ma non è che a furia di farvi i selfie vi siete stancati?
Martin: “Macché, ci mancherebbe altro. Anzi, è sempre un piacere poter incontrare i tifosi e gli appassionati. Sono semplicemente i postumi della gara. E’ stata remata tutta d’un fiato e considerando che si tratta del primo impegno stagionale, la stanchezza e le tossine si fanno sentire”.

Valent, nel testa a testa finale tuo fratello ti ha battuto di un’inezia. Scommetto che l’anno prossimo gli vorrai rendere pan per focaccia.
“Assolutamente. Tra 12 mesi saremo nuovamente qui e sarò io a stargli davanti”.

Quindi tra voi due c’è un’accesa rivalità anche nelle rare occasioni in cui vi ritrovate l’uno contro l’altro?
Martin: “Esatto, ma è normale che sia così. Nessuno di noi ci sta a perdere una partita di carte, figuriamoci una gara vera e propria”.
Valent: “Come tutti gli sportivi di alto livello siamo degli agonisti e puntiamo sempre a vincere e a stare davanti ai nostri avversari”.

La nuova stagione è ormai alle porte. Come sta procedendo la preparazione?
Martin: “Nei prossimi giorni partiremo per Pisa che sarà la nostra base per due settimane ed è lì che ultimeremo la preparazione in vista dell’esordio in Coppa del Mondo. Tra Pisa e Livorno c’è un canale artificiale che viene utilizzato come cantiere per la costruzione e la manutenzione di yacht. L’abbiamo scoperto casualmente, ma questa è stata un po’ la nostra fortuna perché è un luogo ideale per gli allenamenti dato che anche in presenza di forte vento non vi è mai la formazione delle onde, il che per noi è fondamentale”.

potrebbe interessarti ancheCristiano Ruiu a SN: “Maldini si è tenuto alla larga dalla proprietà cinese. Donnarumma mal protetto e messo contro i tifosi”

Due sono gli appuntamenti clou di questa stagione, gli Europei di Strathclyde (Inghilterra) in agosto e i Mondiali di Plovdiv (Bulgaria) a settembre. Puntate alla doppietta?
Valent: “Certamente, ma non sarà un’impresa facile perché praticamente in un mese ci giochiamo l’intera stagione. Tutta la preparazione verrà incentrata su questi due obiettivi. Tra i due comunque la priorità rimangono i Mondiali perché hanno un peso maggiore rispetto alla rassegna continentale. La concorrenza sarà spietata perciò dovremo essere bravi farci trovare pronti”.

Facciamo un passo indietro. Alle Olimpiadi di Londra nel 4 di coppia eravate i grandi favoriti della vigilia, alla fine però è arrivato un comunque bellissimo argento. A distanza di sei anni, brucia ancora quella piazza d’onore in finale?
Martin: “La delusione è stata tanta ma il bello, o il brutto, delle Olimpiadi è proprio questo. Puoi anche essere il grande favorito però devi essere bravo a dimostrarlo nel giorno della gara. In quell’occasione i nostri avversari erano stati più bravi di noi, onore a loro. Se brucia ancora? Ormai ci abbiamo messo una pietra sopra però all’epoca bruciava eccome quella sconfitta…”

C’è chi le Olimpiadi le insegue per tutta la carriera e voi parlate di sconfitta per un argento…
Martin: “Però è così. Ci tenevamo veramente tanto a quella gara e sapevamo che l’oro era alla nostra portata. Poi sia chiaro, non è che non apprezziamo quell’argento, anzi, si tratta pur sempre di una medaglia a cinque cerchi, il sogno di ogni atleta”.

Di quel quartetto facevano parte anche Damir Martin e David Šain. Poi nel 2014, con grande sorpresa, le vostre strade si separano e voi due decidete di cambiare disciplina e tentare l’avventura nel 2 di coppia. Perché?
Valent: “E’ stata una scelta dettata da cause di forza maggiore. A inizio stagione Damir (Martin, ndr) aveva subito un brutto infortunio che gli ha fatto saltare l’intera annata, così abbiamo deciso di cimentarci nel doppio in attesa del suo pieno recupero, quando poi avremmo ricomposto il quartetto perché l’obiettivo era quello di prenderci a Rio ciò che ci era sfuggito a Londra”.
Martin: “Eravamo tuttavia molto curiosi di capire dove potevamo arrivare nella nuova disciplina, ma non avevamo particolari pretese. E invece quell’anno ci siamo laureati campioni del mondo e stabilito il nuovo record mondiale. Lì ci siamo resi conto che la strada migliore per arrivare all’oro a Rio era proprio questa”.

E due anni dopo in Brasile è finalmente arrivata la tanto agognata medaglia dal metallo più prezioso.
Martin: “Anche lì i favori del pronostico erano dalla nostra, ma psicologicamente era durissima perché avevamo una grande pressione addosso. Sapevamo che stavolta non erano ammessi passi falsi. In finale le condizioni erano veramente al limite a causa del forte vento che ha livellato la gara. Alla fine però l’oro è arrivato e credo che a fare la differenza sia stata l’esperienza maturata ai Giochi di Londra”.

E dopo il trionfo olimpico avete nuovamente deciso di cambiare disciplina passando dal 2 di coppia al 2 senza. 
Martin: “Siamo un po’ i nomadi del canottaggio. Sempre alla ricerca di nuove sfide”.

L’anno scorso ai Mondiali di Sarasota, in Florida, avete chiuso in seconda posizione alle spalle degli azzurri Matteo Lodo e Giuseppe Vicino per soli 34 centesimi. Quest’anno avrete certamente il dente avvelenato.
Martin: “Non parlerei di dente avvelenato. Bisogna pur sempre tenere presente che ci stiamo misurando con una disciplina nuova e quindi non possiamo permetterci di essere pretenziosi. Poi è chiaro che puntiamo alla vittoria, ma prima di tutto i Mondiali saranno un’importante tappa di avvicinamento al nostro obiettivo principale…”

potrebbe interessarti ancheVolley, Daniele Santarelli in esclusiva a SN: “L’Italia sarà la sorpresa dei Mondiali”

Che manco a dirlo è Tokyo 2020.
Valent: “Appunto. Vogliamo essere i primi a centrare l’impresa di vincere l’oro sia nel 2 di coppia che nel 2 senza. La scorsa stagione ci è servita da test per capire se effettivamente potevamo essere competitivi anche in questa nuova disciplina. Una volta acquisita la certezza, abbiamo deciso di dedicarvici e di inseguire una clamorosa doppietta. Quello che ci rende particolarmente fiduciosi è il fatto che in ogni allenamento scopriamo di avere ancora ampi margini di miglioramento”.

Dopo la rassegna in terra nipponica cambierete nuovamente disciplina? Magari ricomponendo il quartetto?
Valent: “Mai dire mai. Fino ad allora però non vogliamo pensarci. Tutti i nostri sforzi e pensieri sono indirizzati verso Tokyo. Poi chissà…”

E un pensierino al ritiro? Andarsene con un oro olimpico al collo sarebbe il modo migliore per chiudere una carriera straordinaria.
Martin: “Ci stai per caso invitando a ritirarci?” (ride)

Giammai. Però non siete più dei ragazzini.
Valent: “E’ vero, ma la nostra voglia di continuare a metterci in gioco e di lottare con gli altri rimarrà intatta anche dopo Tokyo, indipendentemente dal risultato”.

E per finire vediamo di sfatare un mito: lo sport di alto livello fa male.
Valent: “E’ vero. Noi atleti veniamo sottoposti a stress fisici impressionanti per raggiungere e spesso anche per superare i nostri limiti. E’ chiaro che perdiamo in salute”.
Martin: “Il nostro organismo non ci ringrazia di certo, ma lo sport è il nostro lavoro e soprattutto una grandissima passione. E qui vorrei aggiungere una cosa”.

Prego.
“Siamo proprio noi atleti a veicolare spesso un messaggio sbagliato. O meglio, da parte nostra è necessario fare una chiara distinzione tra l’attività fisica in generale e lo sport di alto livello. La prima è un toccasana straordinario per il corpo e la mente, il secondo no. Lo sport professionistico è un’altra cosa, anche se ciò non viene percepito. E in fondo è un po’ anche colpa nostra”.

notizie sul temaMMA | Alessandro Botti: “Affrontare un ex UFC era ciò che volevo: ne vedrete delle belle”Melania Delai a SN: “Sogno di diventare una professionista. Gli Slam? Fantastici!”Calciomercato, Luca Marchetti a SN: “Bonucci e Higuain due trattative separate. Mi aspetto un colpo dal Napoli. L’Inter può dar fastidio alla Juve. “
  •   
  •  
  •  
  •