Davide Belotti a SN: “Fiducioso del L.R. Vicenza, ma serve programmazione. Io ho vissuto un sogno”

Pubblicato il autore: elia guerra Segui


E’ iniziata poco più di un mese fa l’era del nuovo Vicenza Calcio, ora denominato Lanerossi Vicenza Virtus, in memoria del suo passato glorioso e indimenticabile. Noi di SuperNews abbiamo voluto proprio contattare un’ex biancorosso che, assieme ai suoi compagni, al supporto dei tifosi e alla guida del tecnico Francesco Guidolin, scrisse pagine di storia indissolubile per il club veneto. Parliamo di Davide Belotti, acquisito dal Vicenza nel 1995, dopo tre stagioni al Nola in Serie C1. Un salto di categorie che l’allora 23enne riuscì ben ad assortire, formando con il capitano Giovanni Lopez una coppia di centrali invidiabile.

Belotti conquistò con i biancorossi il primo trofeo della loro storia, la Coppa Italia nel ’97 schiacciando il Napoli in finale, e una storica semifinale di Coppa dei Campioni con il Chelsea. Ringraziamo Davide per la sua totale disponibilità e umiltà. Di seguito l’intervista completa.

Ecco le parole di Belotti sul L.R. Vicenza e sul suo passato da calciatore

Che cosa ne pensa del nuovo Vicenza?

“Visti gli ultimi anni di sofferenza con vari personaggi poco affidabili che si sono proposti per gestire il Vicenza, posso solo che essere fiducioso”.

La fusione tra Vicenza e Bassano ricorda molto quella tra Spal e Giacomense del 2013, visti soprattutto i passati in massima serie di entrambe le società. Secondo lei il L.R. Vicenza Virtus può tornare a competere in Serie A?

“Per tornare ad alti livelli non servono solo mezzi economici, ma soprattutto programmazione”.

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Da ex calciatore biancorosso, qual è il consiglio che darebbe ai calciatori e alla nuova proprietà?

“Non credo sia necessario dare dei consigli ai calciatori, Vicenza è una piazza già stimolante di suo. Alla società direi di non cadere nell’errore già commesso da chi li ha preceduti, cioè di non fare il passo più lungo della gamba. Prima di tutto dovrà essere una società sana”.

Tornando, invece, al suo passato: che ricordi ha delle indimenticabili stagioni 1996-97′ e 1997-98′ e della sua prima ed unica rete in biancorosso?

“Beh ovviamente per me è stato come vivere in un sogno ad occhi aperti. Oltre alle vittorie, quello che più piacevolmente ricordo, è l’atmosfera che si respirava, non solo allo stadio, ma anche in tutta la città. Il mio primo e unico gol l’ho segnato in Coppa delle Coppe a Roda (ai Quarti), quindi immaginerai la gioia immensa ripensando a quel momento”.

Lei e il capitano Giovanni Lopez formavate una gran coppia di centrali. In quale difensore si rivede?

“Devo molto a Lopez, io ero molto acerbo e lui sapeva come guidarmi. Avevamo caratteristiche diverse, ma che si sposavano perfettamente. Il calcio si è evoluto: i difensori, portiere compreso, ora sono più attivi nella costruzione del gioco. Le regole sono cambiate in meglio, come con la ‘Prova tv’. Io non ero un difensore particolarmente dotato tecnicamente, ma determinato e anche troppo ruvido. Dire che mi rivedo in qualche giocatore attuale non sarebbe proprio come fargli un complimento”.

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Sarà stato anche ruvido e tecnicamente non eccellente, ma ha segnato un gol in Coppa delle Coppe, cosa che non tutti possono vantare. Che ricordi ha della semifinale persa con il Chelsea? Che clima si respirava al termine della gara?

“Grazie! Ovviamente la delusione fu enorme, soprattutto perché ce giocammo alla pari. Notte in bianco, ma 3 giorni dopo reagimmo vincendo con la Lazio, ciò ci permise di raggiungere la salvezza con una certa tranquillità. Ancora oggi, rivedendo le immagini su YouTube, mi mordo le mani per gli errori commessi”.

Un ultima domanda: qual è stato l’attaccante avversario più forte che ha incontrato in Serie A?

“Sicuramente George Weah (Milan) e Gabriel Batistuta (Fiorentina). Ma Ronaldo fu unico”.

 

 

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