Tuffi: Noemi Batki, la Signora dei 10 metri

Pubblicato il autore: Fabio Faiola Segui

La tuffatrice è reduce dalla trasferta di Bolzano dove nello scorso fine settimana, in occasione del grand prix, ha vinto un oro e due argenti arricchendo ulteriormente il suo invidiabile palmarès.

A Distanza di alcuni mesi, la campionessa Noemi Batki torna a trovarci su SuperNews per trarre un primo bilancio della stagione. Nella prima intervista concessaci nel mese di ottobre, ci svelò alcuni segreti di questa disciplina poco seguita dai media ma molto amata da chi apprezza il vero sport, fatto di duri allenamenti, sacrifici e rinunce, dove un’atleta, in quei 10 metri, può raggiungere i 60 Km orari prima di entrare in acqua, frutto di una preparazione in cui ci si allena tra le 5 e le 6 ore al giorno con diete ferree e intense preparazioni atletiche e tecniche.

Com’è il bilancio della prima parte della stagione?
Il bilancio della stagione è assolutamente positivo, il lavoro sta dando i suoi frutti e gradualmente le prestazioni stanno migliorando.

Cosa significa per una tuffatrice superare la soglia dei 300 punti?
I 300 punti sono una soglia che a mio parere proietta una tuffatrice in una realtà mondiale, e sono la base da cui partire per raggiungere il picco stagionale. Il mio obiettivo dell’anno era renderlo il punteggio di media, come è stato. Il P. B. è di 350 punti, l’obiettivo del biennio sarebbe tornare su quei livelli.

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Cosa le manca per poter competere con la cinese Wu, che per ora sembra essere di un’altra galassia?
La Wu è una tuffatrice molto brava, efficace ed elegante, sicuramente aiutata dal fisico minuto, che le permette di eseguire un’entrata in acqua perfetta. Il mio movimento non è comparabile ad atlete come lei, essendo lei 15 cm più bassa e 10 kg più leggera, quindi avrà una dinamica più veloce, mentre io posso puntare su più potenza. Nonostante ciò ci sono state diverse competizioni in cui l’ho battuta in passato; tutti possono sbagliare per fortuna.

Affrontare 5 gare in 3 giorni, come accaduto nella trasferta americana, cosa comporta a livello fisico ed emotivo per un’atleta?
Ogni gara necessita di una preparazione a sé, in base alla durata della stessa, ai tempi di attesa tra un tuffo e l’altro, al numero di gare in un giorno e della manifestazione. Un mondiale, con 40 concorrenti per gara, sarà molto diverso da un grand prix, dove già si parte in 15 e si arriva alle semifinali appena in 6. E’ necessario preparare mente e fisico a reggere e paradossalmente, pesa di meno gareggiare in 3 gare brevi in un giorno piuttosto che fare un’ eliminatoria mondiale o olimpica di 3 ore.

La laurea da poco conseguita vale una medaglia d’oro o di più?
La mia recente laurea non è paragonabile al percorso sportivo, non è mai stata messa allo stesso livello, appunto perché ha sempre rappresentato un obiettivo alternativo, che potesse aiutarmi ad ampliare le mie conoscenze. Ritengo importante lo studio, ma in base alle mie scelte di vita, non è mai stato un obiettivo prioritario.

Cosa rappresentano per lei Maicol Verzotto e Chiara Pellacani, oltre ad essere i suoi compagni sulla piattaforma?
Maicol e Chiara sono prima di tutto amici, condividiamo le sfide sportive, ma parliamo di tutto per quanto possibile, visto che Maicol abita a Bolzano, mentre Chiara va ancora a scuola, avendo 15 anni di differenza gli interessi sono diversi.

Coach Dome e la fisioterapista Valentina che importanza hanno nella sua vita di atleta?
Il mio allenatore Domenico e la fisioterapista Valentina mi seguono quotidianamente a Roma, quindi è grazie a loro che sto costruendo questo percorso di costante crescita.

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Chi vede dopo di lei nel movimento azzurro come sua possibile erede?
Il futuro delle piattaformiste italiane è ancora incerto. Al momento abbiamo una new entry, una ragazza canadese di origini italiane (Sarah Jodoin Di Maria), che ha appena ottenuto la cittadinanza sportiva italiana e che presumibilmente, sarà la mia compagna di viaggio verso Tokio 2020. Mi trovo bene con lei perché venendo dal Canada adora la piattaforma e in Italia purtroppo la passione per l’altezza è ancora poca. Lei ha appena 19 anni.
Quindi rappresenta il futuro dei tuffi, assieme ad un’altra ragazza che ha potenzialità: Maia Viginelli. Maia è fisicamente minuta come le cinesi, è coraggiosa ed è  sulla buona strada per poter diventare una professionista.

Segue altri sport quando stacca dai tuffi ? Se si, quale?
Mi piace seguire ed informarmi anche su altri sport, mi piace molto la ginnastica artistica, ma sono incuriosita da tanti altri mondi, se c’è la passione e il duro lavoro, ogni sport è interessante.

L’Adus Triestina Nuoto sarà il suo futuro?
Non so ancora quale sarà il mio futuro, sicuramente la triestina nuoto mi ha dato tanto e se dovessi tornare a Trieste, vorrei dare una mano.

Quando e perché ha deciso di riprendere i tuffi dal trampolino dei tre metri?
Il trampolino per una piattaformista è un attrezzo diverso, utilizzato per variare l’approccio ai tuffi e allenarsi con più leggerezza. Ad inizio stagione la percentuale di allenamenti dal trampolino è più alta e allora, può scapparci anche qualche gara dai tre metri, per alleggerire i carichi di allenamento. Non ho mai deciso di darmi ai 3 metri con una serie di tuffi competitivi, perché sarebbe necessario dedicarci più tempo, quindi ho solo partecipato con dei tuffi propedeutici, utilizzando la gara come stimolo aggiuntivo.

Cosa dobbiamo aspettarci da Noemi Batki nella seconda parte della stagione?
La parte finale della stagione spero mi porti delle piccole soddisfazioni, mi aspetto una fase di perfezionamento del lavoro fatto in questo biennio, che mi porti in ottica di qualifica olimpica. Salutiamo Noemi augurandole non solo di eguagliare il suo P.B. di 350 punti, ma addirittura di superarlo per lasciare un ulteriore segno alla storia della sua fantastica e longeva carriera. Arrivederci alla  signora dei 10 metri.

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