Intervista a Pino Allievi:” La Formula 1 è un mondo difficile perché è uno sport chiuso…”

Pubblicato il autore: Morgana Corti Segui

 

Pino Allievi

Pino Allievi durante la Presentazione del suo libro

Pino Allievi è un famoso giornalista sportivo, da anni ormai è un commentatore ed editorialista per la Gazzetta dello Sport ed un opinionista della Rai per la Formula 1. Nella sua lunga carriera ha incontrato tantissimi piloti e personaggi famosi sia nella Formula 1 che negli altri sport.

Qui di seguito trovate l’intervista che ha rilasciato a Supernews:

Buongiorno signor Allievi, lei è sia giornalista per la carta stampata che per la televisione… Ma come ha iniziato la sua carriera in questo campo?

Mi sono avvicinato per caso ad un settimanale della provincia di Como, scrivevo di letteratura italiana ma a quel tempo non assumevano e quindi essendo un “abusivo” me ne sono dovuto andare. Sono finito a Milano a La Gazzetta dello Sport, quasi per una scommessa, io inizialmente non avevo intenzione di fare il giornalista sportivo anche se seguivo le auto e i motori perché una passione di famiglia.

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Che ruoli ha svolto nella redazione del quotidiano?

Eravamo in due nella sezione motori, io e Enrico Benzing. Ho avuto una duplice funzione: come caporedattore dei motori, che è la seconda redazione più importante dopo il calcio, e inizialmente mi occupavo di moto, ma quando Rizzo passò dalla formula 1 ad Autosprint, fui scelto come inviato per il Gran Premio.

A proposito della sua ultima frase, quanto è difficile la vita da inviato?

Sicuramente non è semplice perché devi stare via per molto e deve riuscire a conciliare il tutto, scrivendo i pezzi e tenendo aggiornata la redazione. Il giornalista sportivo deve essere presente agli eventi, perché le persone ad esempio, per la Formula 1 vedono già la gara in televisione e tu che in quel momento sei presente all’evento devi andare oltre alla gara, devi riuscire a trovare qualcosa che il tifoso, l’appassionato non abbia già visto. La competenza per un giornalista diventa ancora più importante, c’è bisogno di conoscere perfettamente la materia, non si può essere superficiali quando si scrive.

Com’è lavorare nel mondo della Formula Uno?

Difficile perché è un mondo chiuso, che non lascia scappare nessuna notizia, si fa fatica a parlare con i piloti, con i meccanici. Guardano il giornalista sempre con sospetto perché potrebbe svelare i segreti della propria scuderia e ti trattano sempre con molta diffidenza. Nonostante ciò è un mondo che pretende di riuscire a vendersi al pubblico grazie agli sponsor sulle macchine. Cosa importantissima e da non sottovalutare è la conoscenza delle lingue: è importante sapere l’inglese, il tedesco e lo spagnolo, si può sorvolare sul finlandese perché tanto i piloti ti parleranno sempre in inglese.

Lei ha scritto anche diversi libri che raccontano la vita di piloti e personaggi che ha incontrato nella sua carriera; quanto manca il lato umano in questo sport?

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Manca molto al mondo della Formula 1 e manca anche il lato umano ai giornalisti che devono trasferire tutte queste emozioni e sensazioni agli appassionati. Io parlo spesso di una Formula 1 del passato, dove non c’era l’invadenza degli addetti stampa, non c’era l’invadenza delle scuderie, in cui si riusciva a trasmettere un’immagine della Formula 1 più bella, più umana, più coraggiosa, più vitale e più reale. La Formula 1 degli ultimi quattro-cinque anni è cambiata e lo si vede anche dalle audience televisive e dall’interesse dei giornali che è notevolmente calato.

Com’è la vita per un giornalista in una redazione di un giornale così importante?

Prima di tutto è importante dire che ci sono molte redazioni, dal calcio al basket, dalla pallavolo al tennis ed infine anche i motori. Solitamente è il calcio che occupa più di 6 pagine, ma anche i motori spesso sono riusciti ad ottenere più pagine in una sola uscita ed in alcuni momenti, quando c’era Schumacher siamo riusciti ad ottenere anche le 7/8 pagine.

Alla riunione della mattina con il direttore si spiegano i vari pezzi e gli argomenti che si hanno, chiedendo anche lo spazio che si ha a disposizione sul giornale per ridimensionare o allungare le notizie. Poi nelle proprie redazioni specifiche si deciderà chi farà cosa e chi dovrà uscire per cercare notizie, bisogna gestire il tutto la mattina così da avere più tempo nel pomeriggio.

Il giornalismo, in particolare la carta stampata è in crisi? La causa può essere l’avvento di Internet?

Secondo me il giornalismo non è in crisi, si deve solamente raffinare. Per i quotidiani è un altro discorso, devi sempre dare qualcosa in più, devi stare sul filo notizia/interpretazione e retroscena, molti ambienti sono ostili, faticano a rilasciare notizie. Le faccio un esempio per farle capire perché non penso che sia in crisi, ha presente il programma “La Domenica Sportiva”? Ecco, quello è un programma che non va bene, perché parla solo di calcio e invece si chiama domenica sportiva e non calcio… dovrebbe trattare di anche altri sport, è per questo che dico che il giornalismo si dovrebbe raffinare.

Il mondo del giornalismo in questo momento si dovrebbe fare un’autoanalisi, l’informazione è mediata da internet e i quotidiani non riescono a sopperire alle numerose informazioni, opinioni date dal web. Ecco che quindi al giornalista di oggi si richiedono qualità precise, sapersi rapportare e saper usare anche la rete.

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