ESCLUSIVA – Giovanna Amati, ultima donna in F1: “La Ferrari deve recuperare il gap, sono scettica sulla presenza delle donne in F1. E su Liberty Media…”

Pubblicato il autore: Luca Santoro
Giovanna Amati

Giovanna Amati, ultima donna ad aver gareggiato in pista nella F1


Giovanna Amati è un nome che ha segnato la storia dei motori sportivi: parliamo infatti di una delle ultime donne ad aver corso in Formula 1. Avvenne nel 1992, e la pilota originaria di Roma culminava una carriera partecipando a tre Gran Premi al volante della monoposto della Brabham, all’ultimo anno di attività della scuderia. Dopo aver gareggiato nei GP in Sudafrica, Messico e Brasile senza riuscire a qualificarsi venne però sostituita da Damon Hill, futuro campione del mondo di Formula 1 quattro anni dopo.
Poco male: la storia era ormai fatta e Giovanna Amati aveva contribuito, assieme alle sue predecessori che sono scese in pista nella F1 (Maria Teresa De Filippis, Lella Lombardi, Divina Galica e Desiré Randall Wilson, in seguito arriverà Susie Wolff ) ad abbattere quel soffitto di cristallo che impediva ad una donna di poter far parte di un mondo considerato molto maschile (e se vogliamo a volte maschilista) e poter gareggiare quasi ad armi pari (a Giovanna Amati fu infatti fornita una vettura che era la copia modificata della monoposto della stagione precedente) con i colleghi uomini.
Classe 1962 (come conferma lei stessa), Giovanna Amati debutta nel mondo delle corse nel 1981 con la Formula Abarth per poi gareggiare in seguito nel campionato italiano della F3 nel 1985 e nella F3000 nel 1987, arrivando a classificarsi settima come miglior risultato in questa serie. Stessa posizione in classifica anche nel 1991 a Le Mans e ha anche l’opportunità di testare una vettura della Benetton in F1 nel 1986.
Questo primo approccio porterà poi Giovanna Amati alla stagione 1992 con la Brabham: Giovanna Amati si riprende da quella non esattamente esaltante esperienza continuando la sua marcia nel mondo del motorsport. Arriva così il titolo europeo donne nella Porsche SuperCup ed in seguito parteciperà al Ferrari Challenge: con la casa del Cavallino scende in pista nell’International Sports Racing Series nel 1998 e con la BMW M3 gareggia nella 12 Ore di Sebring.
Infine, sempre nel mondo delle ruote coperte, Giovanna Amati nel 1999 partecipa alla Sports Racing World Cup classe SR2 al volante di una Tampolli dove ottiene due successi nella SR2 nei circuiti di Nürburgring e di Magny-Cours, che le garantiscono così il terzo posto assoluto nel campionato di categoria.
Giovanna Amati è quindi una persona di carattere, che certamente non le ha mai mandate a dire e che con la sua tempra di acciaio è riuscita a tagliare traguardi che alle donne sembravano preclusi. E’ caduta e si è rialzata, ha attraversato il mondo del motorsport con la massima franchezza. Stessa dote che dimostra nell’intervista che vi proponiamo in esclusiva, da leggere sino alla fine.

Intervista a Giovanna Amati: i favoriti al prossimo Mondiale, la governance della F1, i baby piloti e Tatiana Calderon

Come vede Giovanna Amati la F1 dopo il cambio di governance? Cosa cambierà con la gestione di Liberty Media? Spingerà verso una Formula 1 più equilibrata anche per quanto riguarda i costi?

Fondamentalmente non credo cambi molto con l’introduzione di Liberty Media, sia perché non hanno sufficientemente esperienza di F1 (potrebbero tentare nuovi format ma le gare sono quelle…), sia perché il potere decisionale sui regolamenti resta sempre nelle mani della FIA . Inoltre (idea del tutto personale) penso che nel giro di pochi anni le quote comprate a 8 miliardi di dollari si svaluteranno, e Bernie Ecclestone se le ricomprerà a un altro prezzo .

Secondo lei chi sarà il team più competitivo in questa stagione? La Ferrari con la SF70H (forte di soluzioni tecniche audaci e delle gomme extralarge Pirelli) ha impressionato nelle due settimane di prove al Montmelò: è l’anno giusto per le rosse?

Il Team più competitivo resterà Mercedes, seguito probabilmente da Red Bull e l’alternanza delle terze posizioni tra Ferrari, Force India e Williams. La Ferrari ha da sempre abituato a grandi exploit nelle prove antecedenti al Campionato, ma quando poi si tratta di scendere in pista alla prima gara i valori si attenuano molto. Sebbene sia una vettura che si adatta molto bene a Melbourne si vedrà durante la stagione il suo sviluppo. E’ difficile recuperare tanto gap in così pochi mesi .

Ha dichiarato che al giorno d’oggi i piloti vogliono tutto e subito, saltando la gavetta: la F1 odierna pare stia puntando, sulla scorta del successo di Verstappen, sui baby piloti possibilmente supportati da uno sponsor forte come Lance Stroll. Come giudica questo fenomeno?

Direi ci sia una grande differenza tra Verstappen e Stroll. Il primo è un talento naturale con infinite risorse interiori, che ha dato tutto se stesso per arrivare ai vertici , mentre l’altro … direi è l’esatto contrario, una carriera costruita a tavolino, con infinite risorse economiche (possiede un aereo personale privato , non del papà ma proprio suo, dall’età in cui guidava i kart). E normalmente, i mari calmi non creano bravi marinai…

Lei è molto scettica sulla presenza femminile nella Formula 1: in una intervista ha dichiarato che è un mondo molto duro e selettivo, e non basta essere protagonisti di stagioni mediocri in serie inferiori o diverse per potersi guadagnare un posto. Che chance potrebbe avere quindi la test driver ingaggiata quest’anno dalla Sauber, Tatiana Calderon, di poter competere un giorno direttamente in gara?

La Calderon ha chance tra il zero e il nulla di essere un giorno titolare in F1. Purtroppo il suo talento non è pari alla sua ambizione. L’ho vista guidare in F3 a Vallelunga , partita terz’ultima , è riuscita a superare se stessa arrivando ultima. Da allora ha cambiato molte squadre , tra le migliori, ed i suoi risultati hanno migliorato di pochi decimi, fa fatica ad arrivare tra i primi 10 se non grazie al ritiro di avversari.
Ha molti soldi colombiani, l’anno prossimo sarà in GP3 alla Dams, di nuovo una delle migliori squadre al mondo: chissà che finalmente possa stupirci, io glielo auguro. Per quanto riguarda la sua presenza alla Sauber sarà collaudatrice soltanto del simulatore e non in pista, ma la Sauber non possiede un simulatore di F1. Dunque resto ancora più perplessa.

L’idea di creare una serie automobilistica per sole donne (proposta lanciata tempo fa Ecclestone e da lei appoggiata) non rischia di diventare una riserva indiana, costringendo le donne a gareggiare solo tra di loro e con vetture non all’altezza di grandi sfide? Lei in una intervista ha infatti dichiarato che le pilotesse potevano nel caso utilizzare – per motivi di budget – vetture vecchie…

La proposta lanciata da Ecclestone era soltanto una idea, tra l’altro molto difficile da realizzare per quanto riguarda i costi (a mio parere) . Ma la realtà è che io non ho proprio appoggiato niente e mi spiego : un giornalista mi ha chiesto cosa ne pensi di … ? e io ho solo risposto che mi sembrava una ottima idea, tutto qui . Ma ripeto, mi sembra molto difficile come attuazione, pensateci: chi potrebbe farsi promotore? Con quali sponsor ? Quante donne potrebbero essere qualificate a guidare tanti cavalli senza rischiare di farsi male?
Abbiamo visto cosa è successo a Maria de Villota (e in prove libere). Inoltre le corse automobilistiche nascono a classifiche unificate, solo in America tempo fa avevano fatto un Campionato per sole donne (a ruote coperte) ma non ha preso piede.

Come vede invece Giovanna Amati una ragazza che punta un giorno ad entrare nella Formula 1, ovvero l’italobritannica Vicky Piria, che presenta un curriculum nelle piste di buon livello (ha gareggiato in Formula Abarth, European F3 e GP3 e si appresta a debuttare, unica italiana, nella Electric GT)? E’ lei il futuro in rosa della F1 oppure bisogna aspettare che raggiunga grandi risultati nelle gare?

Giovanna Amati

Beitske Visser, il nome nuovo del motorsport che Giovanna Amati suggerisce di tenere d’occhio

Vicky Piria come la colombiana è dotata di buona volontà , ma purtroppo non si è mai piazzata tra i primi neppure nella F3 o nelle Formule minori. E correndo nelle Gt non si arriva alla F1. Inoltre per avere una superlicenza di F.1 ci vogliono vittorie e risultati utili per ottenerla , non è un particolare da omettere.
Se davvero la F1 volesse una donna dovrebbe aiutare di più quelle poche che dimostrano talento, così come fanno con i giovani piloti. Trovare quindi le più veloci sui circuiti di kart e poi supportare le loro carriere.
Comunque l’unica a mio parere che nel prossimo futuro potrebbe essere in grado di poter guidare una F1 è Beitske Visser (un’altra brava, Simona De Silvestro l’hanno già bruciata prima ancora di diventare tester ufficiale). La Visser è giovane, molto concentrata, determinata, e soprattutto non perde tempo a guardarsi attorno per promuovere se stessa. Perché non sono i media a portarti in F1 ma piuttosto l’impegno, il sudore, e la determinazione personale.

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