In ogni caso, grazie Andrea Dovizioso

Pubblicato il autore: Luca Santoro Segui

Andrea Dovizioso

Ormai è fatta: Marc Marquez difende il suo vantaggio nella gara di Valencia, che conclude la stagione del Motomondiale, ed ottiene così il quarto titolo iridato ai danni delle speranze di Andrea Dovizioso che paga il ritiro al giro 23, salutando così i sogni di gloria di una rimonta disperata ma tutto sommato non impossibile (non affrontiamo, almeno in questo articolo, le polemiche scaturite dal comportamento in pista del compagno Lorenzo).
Eppure il pilota di Forlimpopoli deve essere comunque fiero di una stagione in cui, come ha lui stesso dichiarato “ha dato la vita” e si è visto, regalando ai tifosi un’annata da ricordare. Così come di pari grado deve essere l’orgoglio della Ducati, capace di sviluppare una Desmosedici che in mano a Dovizioso si è rivelata competitiva rispetto alle corazzate Honda e Yamaha.

“L’anno esagerato” di Andrea Dovizioso

Doveva essere la stagione di Maverick Viñales, dato per favoritissimo alla vigilia del Mondiale. Ed invece lo abbiamo visto faticare con una Yamaha non esattamente affidabile che invece il suo compagno di team Rossi è riuscito a domare dell’alto della sua esperienza.
Doveva essere la stagione della riscossa di Jorge Lorenzo, che ha invece sofferto il confronto con il collega di box Dovizioso e ha centrato il podio solo tre volte quest’anno, sebbene abbia corretto la propria rotta nel finale di stagione.
Alla fine però, al netto della riconferma di un Marquez più forte delle cadute (ben 26 quest’anno), il vincitore morale del Mondiale 2017 è stato un pilota con un esperienza partita nei primi anni 2000 e che in carriera ha avuto come unico acuto il titolo iridato nella classe 125 nel 2004, al di là dei vari podi e piazzamenti. Un onesto operaio delle piste, o meglio ragioniere se andiamo a vedere il suo titolo di studi, uno di quegli atleti che non stanno né amano stare sotto i riflettori ma lavorano duramente in silenzio e con pazienza aspettano il momento giusto, quella congiunzione astrale in cui anche loro possono calcare il palcoscenico più in vista.
E questa stagione è il frutto della medesima pazienza e dedizione che ha profuso la Ducati, a partire dal direttore generale Dall’Igna (a cui manca soltanto, nel suo strepitoso curriculum, il titolo nella classe regina) fino ai meccanici, che con la DesmosediciGP hanno sviluppato forse non la killer application della MotoGp, e Valencia lo ha dimostrato, ma sono riusciti a tenere la barra dritta per migliorare dove possibile.

 

Il deludente sesto posto ad Austin dopo l’ottimo risultato della gara inaugurale in Qatar (la successiva in Argentina non fa testo) è stato il propellente per cercare di rialzare la testa e far sì che Andrea Dovizioso riuscisse a risalire sul gradino più alto del podio nella gara del Mugello, dopo un crescendo rossiniano caratterizzato dal quinto posto in Spagna e dal quarto in Francia. Da quel momento a Borgo Panigale si è capito che Dovizioso poteva giocarsela ad armi pari con i piloti di vertice come Marc Marquez.
E se è vero che, come ha rivelato il direttore sportivo di Ducati Corse Paolo Ciabatti, questa stagione è frutto di un lavoro che viene da lontano, da quel GP di Malesia dell’anno scorso dominato dal forlivese, la programmazione, il sangue freddo e la pazienza hanno cominciato a ripagare in questo Mondiale e sono il punto d’avvio da cui ripartire nel 2018. Senza dimenticare poi le soddisfazioni che la moto ha dato anche con il team satellite Pramac, e l’ottavo posto finale conquistato da un altro pilota solido e in crescita costante come Danilo Petrucci.
Tutti hanno collaborato per lasciare un segno tangibile nella stagione 2017 della MotoGP: seppure il lavoro svolto da tutta la Ducati e dai piloti, in primis Dovizioso, non sia culminato con l’iride, il risultato scaturito è stata comunque una annata indimenticabile. C’è vita oltre a Valentino Rossi, meno mediatica e meno polarizzante per i tifosi ma altrettanto valida.
Perciò grazie Andrea Dovizioso e grazie Ducati, ma dal 2018 basta farci divertire: bisognerà vincere (al netto dei passi avanti degli avversari) per far sì che tutti i progressi fatti non rimangano il ricordo di una stagione straordinaria.

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