Esclusiva SN, Luca Filippi: “Dalla prossima gara di Formula E sarò anch’io più aggressivo in pista”

Pubblicato il autore: Luca Santoro Segui

Luca Filippi
E’ un nuovo mondo per me […] e sono entusiasta di farne parte“: così definiva la sua avventura in Formula E Luca Filippi, cominciata lo scorso dicembre e che ha mandato in archivio i primi tre ePrix della stagione 2017/2018. Il trentaduenne pilota di Savigliano, figlio e nipote di rallisti, i motori li conosce bene vantando nel suo curriculum il titolo di vicecampione nella GP2 nel 2011 (dietro ad un certo Romain Grosjean) e l’esperienza americana nella Indy Car dal 2013 al 2016.
Ma la serie elettrica (nella quale corre sotto le insegne del team cinese NIO assieme al compagno di squadra britannico Oliver Turvey) rappresenta anche per lui un inedito territorio di caccia, una pagina bianca che piloti e sempre più costruttori si affannano a scrivere, a volte con eccessiva foga viste le sportellate e i comportamenti arrembanti al limite del lecito che vediamo nei weekend in pista.
Ispirato dal mito di Alex Zanardi e da come ha affrontato la sua carriera di successo negli USA, Luca Filippi ha svolto tutta la trafila che percorre ogni pilota che si rispetti, dai kart alla Formula 3000 (dove vince il campionato nel 2005), sino a sfiorare la Formula 1 come tester della Honda nel 2008.
Il due volte Casco d’Oro Autosprint dopo l’importante parentesi in Indy Car (con un secondo posto nel GP di Toronto del 2015) e qualche esperienza come commentatore tecnico, strada che non esclude di percorrere in futuro, ora si prepara al quarto ePrix della stagione di Formula E che si terrà a Santiago del Cile il prossimo 3 febbraio.
Dovrà essere una occasione di riscatto per Luca Filippi a seguito di un avvio di campionato piuttosto complicato: dopo essere andato a punti con il decimo posto al primo ePrix di Hong Kong e il ritiro in quello successivo, il pilota piemontese arriva da un deludente sedicesimo piazzamento nella tappa di Marrakesh: galeotto fu anche un contatto con l’altro pilota italiano (o meglio, italosvizzero) Edoardo Mortara che è costato a Luca alcune posizioni in gara.
Ma esperienza e tempo (ancora dieci ePrix in programma quest’anno) giocano a suo favore: ecco cosa ci ha raccontato riguardo l’ultima gara e i gli obiettivi per la prossima.

Partiamo subito dall’ultima gara: hai avuto modo di analizzare i video dell’ePrix di Marrakech? Cosa è successo?

In generale durante il primo giro di gara tutti i piloti sono molto aggressivi, quasi al limite del regolamento e devo ancora prenderci le misure. Nel caso specifico di Hong Kong gara 2 e dell’ E-prix del Marocco, mi sono ritrovato con la sospensione anteriore piegata dopo poche curve.

E’ difficile trovare nuove motivazioni dopo un avvio di stagione non all’altezza delle aspettative?

Credo che dopo soli due round non sia facile tirare già delle somme, però la prima gara di Hong kong è stata molto positiva soprattutto per il passo gara dimostrato.

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L’ePrix in Marocco è stato il primo in cui è caduta la regola del tempo minimo per il cambio vettura, cosa che alla vigilia della terza prova di stagione ha suscitato qualche perplessità tra i piloti. Con il senno di poi, come giudichi questa novità introdotta dalla FIA? Renderà le gare più pericolose come ha detto Sam Bird?

Per quanto ne so il regolamento è ancora in fase di definizione da questo punto di vista, ma in questo campionato sia i team, sia i piloti sono professionisti di primissimo livello e quindi reputo giusto che la FIA provi a lasciare più libertà d’azione.

Le gare in Formula E sono molto incerte, dall’inizio alla fine. Questo per un pilota rappresenta uno stimolo o una frustrazione?

È frustrante quando si creano situazioni di caos, soprattutto nei primi giri, ma per il resto credo che l’incertezza sia una bella componente di questo campionato.

Luca Filippi

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L’incertezza è una bella componente della Formula E. Da rookie  sento di potermi giocare la prossima gara alla pari con tutti

Nella Formula E assume un ruolo importante l’elettronica e il lavoro di preparazione e rifinitura al simulatore. Potresti spiegare ad un profano della serie elettrica quanto peso potrebbe avere l’istinto del pilota rispetto alla gestione energetica della vettura e le relative indicazioni del software?

Il software è sicuramente il cuore della vettura elettrica ed è ancora all’inizio del suo sviluppo, anche se già molto sofisticato. Ogni costruttore progetta il proprio sistema e in questo caso gli ingegneri diventano fondamentali; anche se durante la gara il pilota ha un minimo margine di “freestyle”, nella scelta del consumo energetico.

Come vedi il prossimo ePrix in Cile, una delle novità assolute di quest’anno? La pista sembra richiedere un certo impegno nelle staccate, e si intravede un tornante molto stretto che sembra abbastanza insidioso…

Dal mio punto di visto è positivo che finalmente affronteremo una gara nuova per tutti i piloti. Quindi da rookie mi sento di potermela giocare alla pari con tutti. Il circuito sarà sicuramente molto insidioso, forse uno dei più tecnici del campionato.

In una precedente intervista hai dichiarato che le gare di Formula E sono aggressive, e l’ultimo ePrix ha confermato il trend della serie elettrica, cosa che ha suscitato anche le tue perplessità su un eccesso di competitività dei piloti, che pare scendano in pista con il coltello tra i denti pronti come sono a vendere cara la pelle. Giunti alla quarta stagione, pensi che la FE sarà sempre così “disinvolta” per quanto riguarda il comportamento in gara oppure in futuro ci sarà un richiamo normativo ad una maggiore disciplina da parte della FIA?

Per ora c’è stato un approccio morbido da parte della FIA ed effettivamente le gare sono molto spettacolari. Io preferirei più disciplina in pista da parte di tutti, però è chiaro che sin dalla prossima gara mi adeguerò all’approccio aggressivo che adottano tutti quanti.

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