Ciao Pedrosa, fuoriclasse gentile e sfortunato che lascia la MotoGp

Pubblicato il autore: Francesco Fiori Segui

Quando uno scricciolo di un metro e 58 per 51 kg tenta di domare una bestia di 240 cavalli il pensiero è comune: “Quello si ammazza“. Daniel Pedrosa invece è rimasto nel motomondiale per ben 18 stagioni (con 54 vittorie), ma il suo fisico è sempre stato martoriato da infortuni che ne hanno limitato i trionfi.
I trionfi, non la classe e la gentilezza in un ambiente ricco di polemiche.
Ecco perché Dani ci mancherà.

Il giovane Daniel inizia a stupire tutti nelle classi inferiori, quando vince il titolo in 125  in 250 (due volte) tra il 2003 e il 2005, con la nuova scoperta di Alberto Puig che si guadagna la promozione con la Honda Repsol ufficiale 2006, reduce dalla coppia Biaggi-Hayden.

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E’ proprio il povero Nicky il primo compagno di Daniel, guardato da tutti con un po’ di scetticismo proprio a causa del fisico minuto, già martoriato dai primi infortuni nelle categorie minori, con la frattura della tibia e dell’astragalo della gamba sinistra a Phillip Island nel 2003 oltre alla testa dell’omero destro a Motegi nel 2005.
La sfortuna di Pedrosa, che cade ugualmente come tutti gli altri (vedi Marquez) è che ogni volta si fa male, se non malissimo, eppure riesce sempre a risalire in sella.

Forse Pedrosa è l’unico pilota che al curriculum di vittorie può affiancare quello impressionante degli stop, con 2 fratture alla clavicola sinistra (2010-2014) 2 a quella destra (2011-2016), frattura testa dell’omero (2005), frattura dell’osso grande del polso sinistro (2008), frattura polso destro (2018), frattura dito indice mano destra (2008), frattura radio distale polso sinistro (2009), distorsione articolazione dito medio sinistro (2008) frattura falange distale indice mano destro (2008), trauma lombare (2008), contusione compartimento medio ginocchio sinistro con ematoma alla coscia (2008), strappo al fianco sinistro (2009), perdita tenuta ginocchio sinistro (2009), ferita al ginocchio destro (2009), distorsione legamento caviglia destra nel 2008 oltre ai già citati infortuni tra 125 e 250.

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In tutto questo disastroso quadro clinico va anche annoverata nessuna polemica con i compagni di team, ben più quotati, da Hayden a Dovizioso, passando poi per Stoner e Marquez, il comportamento di Pedrosa è sempre stato da gentleman in un mondo che attira di più se si arriva allo scontro, tanto che Guido Meda lo soprannominò “Camomillo”, per vincere gare in solitaria e senza poi far troppo casino (unico pilota a vincere almeno una gara tra il 2003 e il 2017), esprimendo una guida da fantino, senza troppo stress per gomme e scomporre la bestia.

Ha vinto meno di quanto il talento ha avuto ed esce di scena senza troppi proclami, lasciando una Honda ad un certo Jorge Lorenzo che di soporifero non ha nulla e che anzi è pronto alla guerra da subito contro Marc Marquez.
Ecco, proprio a Marquez “Camomillo” mancherà tantissimo.

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