La solitudine del numero 1 tra Formula Uno e MotoGp

Pubblicato il autore: Francesco Fiori Segui

Il numero 1 nello sport è il simbolo del migliore, è ciò che contraddistingue il campione con gli altri. Casualmente, o volutamente, in Formula Uno e nella MotoGp questo numero non si vede da un bel pò, colpa, o merito, di Marc Marquez e Lewis Hamilton.

Foto Getty Images© selezionata da SuperNews

Se si pensa al numero uno, chiudendo gli occhi e scorrendo i ricordi vengono in mente due nomi: Michael Schumacher e Mick Doohan.
Con Schumi il numero uno è ritornato nella rossa dopo un’agonia che durava dal 1979 e spezzata nel 2000. Addirittura in Formula Uno la solitudine del numero 1 ha l’apice tra il 1993 e il 1994, quando i campioni del mondo Nigel Mansell e Alain Prost si ritirano lasciando spazio al famoso numero 0 di Damon Hill, poiché l’assegnazione numerica era fissa e i primi due numeri dovevano appartenere al primatista della stagione precedente.
Quel numero 0 (unico caso in F.1) Hill lo cambiò nel 1996 ma avere l’1 nella vecchia Arrows non portò un gran bene.
Schumacher invece il numero uno lo tenne per ben 120 gare, utilizzandolo la prima volta con la Benetton del 1995 fino alla Ferrari del 2005, con Vettel suo erede con la Red Bull e Prost e Senna a quota 48 gare.

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Il numero 1 era l’emblema del migliore, un prestigio che tutti ambivano e che con quel numero si dichiaravano immortali. Poi, l’epoca della numerazione fissa per pilota (dal 2014) ha cambiato il fascino dell’1, anche per una questione di cabala.
L’1 è stato campione per 12 volte ma ha anche portato molti campioni a non ripetersi con quel numero sulla scocca, con gli esempi recenti di Alonso in Mclaren, Raikkonen nel 2008 con la Ferrari, Hamilton nel 2009 e Button nel 2010.
Hamilton è stato il primo a rifiutare l’1, preferendogli il 44 perché “di famiglia”: “Ho vinto il mondiale col 44, il 44 è il mio numero di famiglia, quello che sento mio, perché in tanti hanno vinto con l’1 ma solo io col 44“.
Povero numero uno.

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E arriviamo al capitolo Motogp.
Qua a ripensare al numero uno ritorna in mente l’affascinante Aprilia Chesterfield di Max Biaggi in 250, la Yamaha biancorossa Marlboro di Wayne Rainey e la stupenda Honda dell’eroico Mick Doohan che tiene l’1 per 5 stagioni, facendo l’occhiolino alla cabala per un numero che ha anche esempi di sfortune.
Ad esempio la Superbike, con Fogarty che con il numero 1 nel 1999 chiude anzitempo la carriera e Bayliss con lo stesso numero non riesce a battere Edwards, preferendo poi avere sempre il 21, poi lo stesso Biaggi che trionfa col 3 rifiutando l’1, Stoner che vince con il 27 ma non ha fortuna con l’1 e ancora Lorenzo e prima ancora Criville e Roberts jr, o Capirossi iridato col 65 e mai con l’1.
Anche il leggendario Kevin Schwantz senza il suo mitico 34 (ritirato in segno di rispetto dalla MotoGp) sembrava un altro, tanto da ritirarsi con poca fortuna due stagioni più tardi.
Chi non ha mai indossato l’1 ed è stato l’apripista per la numerazione fissa è ovviamente Valentino Rossi che mai in carriera ha lasciato l’amato 46 e naturalmente Marc Marquez che nonostante i titoli in MotoGp non abbandona il suo 93.

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