Formula 1, l’ultimo GP di Fernando Alonso: un genio dalle scelte sbagliate

Pubblicato il autore: Francesco Fiori Segui

Fernando Alonso – Foto Getty Images© scelta da SuperNews

Domenica Fernando Alonso chiuderà la sua incredibile parabola nella Formula Uno. Un talento, quello dell’asturiano, che ha raccolto molto meno di quanto si pensasse all’inizio, frutto anche di scelte sbagliate.

Nella carriera di Fernando Alonso, 32 vittorie in Formula Uno ma ultima nel gp di Spagna 2013, ci sono due passaggi fondamentali che si rivelano errori, entrambi con la Mclaren di mezzo: lasciarla nel 2007 complice una convivenza rovinosa con Hamilton e ritornarci dopo la parentesi della Ferrari.
Nel primo caso Alonso è indiscutibilmente il miglior pilota del circus con il doppio titolo con la Renault e l’addio di Schumacher.

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Già a fine 2005 Alonso può scegliere, ma la Ferrari opta per Kimi Raikkonen per il dopo Schumi, così ancor prima che inizi una stagione trionfale per Fernando arriva la notizia del futuro matrimonio a Woking.
Quello che Alonso non sa è che il compagno di squadra (il solo che fa punti,109, come Nando, gli altri son sempre tutti battuti nello scontro diretto) è un tale di nome Lewis Hamilton che tutto è tranne che un gregario.
Alonso, leader nato, patisce i sorrisi che il giovane britannico inizia a prendersi in quella che è la sua scuderia di casa, essendo il pupillo di Ron Dennis e quando la spy story fa degenerare l’ambiente in Mclaren arriva l’addio.

La Ferrari ancora è lontana e Alonso può scegliere tra Honda, Red Bull, Toyota ma sceglie il ritorno alla Renault con Briatore. Scelta palesemente errata.
Il nuovo matrimonio dura due anni, tempo in cui arriva la radiazione per Briatore e Symonds nello scandalo dell’incidente occorso a Singapore con Piquet jr.
Finalmente arriva la Rossa con doppietta all’esordio in Bahrein. Sembra tutto apparecchiato per una favola, con tanto di trionfo a Monza, ecco il pasticcio di Abu Dhabi in cui fu fatale la valutazione della sosta ai box, marcando strattamente Mark Webber anziché il giovane talento Sebastian Vettel, campione per la prima volta dopo quella gara.
E’ come se l’incantesimo si inizia a rompere in quell’occasione. La Rossa è lontana anni luce dal predominio con Schumacher, la stagione 2011 è opaca come quella successiva, dove però Alonso si rivela il miglior pilota (eletto dai colleghi) ma che si deve accontentare del secondo posto.
I due anni successivi sono da dimenticare e nel 2014 inizia una trattativa cruenta con Alonso che vuole praticamente rivoltare l’intero team ed essere un padre-padrone. S’illude di essere l’unico in grado di poter trionfare con la Ferrari ma sbaglia i tempi e i modi della trattativa, mentre a Maranello già s’insedia un Sebastian Vettel che mal sopporta la convivenza con Ricciardo.

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Alonso opterebbe per uno scambio con la Red Bull ma ormai è troppo tardi, scegliendo così dopo una trattativa neanche troppo segreta la Mclaren Honda che fa sognare tutti, ripensando alle magie di Senna.
Si rivela una decisione disastrosa, con il team attuale che non fa lottare Alonso neanche per un podio, venendo più volte “bullizzato” da Fernando che paragona il motore a quello di una Gp2.
Ora, annuncio del ritiro, cui non tutti credono, perché conoscendo Alonso il suo ego e il suo carattere mai accetteranno un’uscita simile dal paddock, con il precedente ricordo di un certo Alain Prost che lasciò la Ferrari con un anno sabbattico.
Toccherà a lui smentirci e rivederlo nel 2020, magari dopo una vittoria a Indy.

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