IJF19, Masolin a SN:”Vincere aiuta a vincere, Marquez come Hamilton. Mi piacerebbe sentire la storia di Villeneuve”

Pubblicato il autore: Gabriele Ripandelli Segui


Federica Masolin
, la regina della monoposto targata SkySportF1, dal 2014 gira il mondo per seguire la Formula1 e tiene le redini delle dirette dal paddock. Nel suo portfolio si attestano esperienze in vari sport, dalla pallavolo al calcio, ed una buona conoscenza di quattro lingue. Spicca inoltre per la sua abilità nel condurre e la leggerezza con la quale tratta alcuni temi, unità alla competenza con la quale porta alta la bandiera del mondo femminile in uno sport considerato da molti come esclusivamente maschile. Masolin è stata protagonista al festival del giornalismo di Perugia come speaker in un Panel che verteva sul nuovo modo, fresco e tipico di SkySportF1, di raccontare la Formula1, portando lo spettatore a rispondere ad ogni sua curiosità. Il nuovo modello giornalistico arriva a soddisfare ed attrarre in grande parte un pubblico giovanile e, per questo, sfrutta alla grande anche l’esperienza social. Masolin, dopo la conferenza, si è gentilmente fermata ai microfoni di SuperNews per raccontare alcuni aspetti del suo lavoro e tracciare un interessante paragone tra Formula1 e MotoGp

Vedi differenze o similitudini nella rivalità tra un superuomo come Marquez con i piloti italiani come Dovizioso e Rossi, da una parte, e Hamilton, il superuomo della Formula1, con la Ferrari, dall’altra?
Tutte le rivalità sportive, secondo me, hanno dei punti di contatto. Ci sono delle personalità molto diverse fuori dalla pista, che poi però quando indossano il casco si ritrovano ad essere molto più simili di quanto non si possa immaginare. Credo che, sia in Formula1 che in MotoGp, ci sia questa costante, di chi grazie alle vittorie trova una fiducia completa e totale, che poi lo porta a dare il 100% in più di quello che è, ovviamente, già un talento innato come quello di Marquez e Lewis Hamilton. Vincere aiuta a vincere e soprattutto ti dà la fiducia necessaria

Quanto potrebbe servire un volto come quello di Federico Buffa per raccontare gli uomini della Formula1 ed avvicinare ancora di più il pubblico alla loro scoperta? Quale potrebbe essere secondo te l’uomo più curioso da raccontare?
Parto dal presupposto che trovo Federico Buffa un genio del racconto. Credo però che quello che si stia facendo nel racconto attuale a SkySportFormula1, sia un bel lavoro. Sicuramente è diverso da quello di Federico, ma è un lavoro molto legato all’attualità. Mi piacerebbe sentire raccontare quei personaggi che hanno già fatto la storia, come Niki Lauda, Jaques Villeneuve, Eddie Irvine, Jackie Stewart: personaggi che forse oggi tanti non conoscono per quello che hanno fatto, ma sono stati parte della Formula 1 e continuano ad esserlo. Nell’attualità è difficile, forse, anche per Federico raccontare un giocatore. È più bello quando va a scavare in una storia.”

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Poi Masolin aggiunge: “Facciamo un appello insieme: Fede, vieni a raccontarci i grandi del passato e quelli che hanno fatto la storia della Formula1!”

Cosa si prova ad essere il volto di SkySportFormula1? Pensi che con il tuo lavoro sei riuscita ad avvicinare il mondo femminile a quello dei motori? Qual è la parte più bella e quale la più brutta del lavoro?

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Rappresentare i motori per Sky per me è un onore, oltre che un piacere. Sapere anche che ci sono delle donne che si rivedono in me per quella che è la passione che presento e porto in giro, non mi può che rendere molto orgogliosa del mio lavoro e dell’opportunità che la mia azienda mi ha dato. Credo che tante ragazze si riconoscano un po’ in me: nel mio modo di fare, nelle domande che faccio, nella leggerezza con la quale a volte approccio certi temi tecnici. I social mi danno un riscontro molto buono.

Masolin lascia trapelare l’orgoglio per quello che ha ottenuto con passione e dedizione: “Del mio lavoro mi piace tutto: viaggiare, entrare in contatto con culture diverse, parlare le lingue,  chiacchierare con i piloti e tutto ciò che rende il lavoro quasi un “non-lavoro” per quanto è bello. Ho il privilegio di raccontare dei posti magici a chi ci segue da casa. Non mi piace fare e disfare la valigia, anche se può sembrare banale. Dopo 6 anni l’aspetto più duro del mio lavoro è pensare  a tutti quelli che sono i cambiamenti climatici a cui vado incontro, portarmi praticamente la casa in giro, tornare a casa, disfare la valigia, lasciare tutto e risistemare

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